LETTERA APERTA INVIATA AL DIRETTORE DI QUIQUOTIDIANO

Gentile direttore,
dal tenore dell’articolo, apparso sul suo giornale il 22 Maggio scorso, a commento del comunicato della nostra associazione sul progettato porto turistico[1], direi che all’incirca l’anonimo estensore ne abbia letto (o ne abbia capite) le prime venti righe, non di più. Permetta che gliene offra qui di seguito un veloce riassunto, anche a beneficio dei suoi lettori cui, sono certo, lei intende offrire un’informazione non meno che completa.
Deve sapere, gentile direttore, che noi non siamo un’associazione ambientalista: siamo un’associazione civica. Ci battiamo per la trasparenza e la legalità nella vita pubblica. Se siamo contrari al porto turistico (come lo siamo stati al raddoppio del porto commerciale) è perché, come in quel caso, ci sembra che proprio la trasparenza e la legalità facciano difetto:
1) Per l’insensatezza della cosa in sé. Diciamo che non ha senso costruire un porto turistico:
- in piena area SIC: quella che il vostro articolo definisce “una palude salmastra” è infatti per l’Unione Europea parte di un Sito di Interesse Comunitario (SIC), e precisamente del SIC IT7140108 (che per giunta è un SIC cosiddetto prioritario);
- a ridosso di uno stabilimento a Rischio di Incidente Rilevante[2] come è la Fox Petroli.
Sarebbe un caso forse unico al mondo.
2) Per l’aperta violazione delle leggi:
- della Direttiva Seveso –per quanto attiene agli aspetti urbanistici[3];
- del DLgs 17 Agosto 1999, n° 334 –per la mancata informazione e consultazione della popolazione[4];
- della Direttiva Habitat –per la violazione dell’obbligo di conservazione[5].
Il rispetto della legalità è una questione prima civile che politica.
3) Per la sua dubbia pubblica utilità. Sulla costa tra Termoli e Pescara vi sono, già costruiti o in costruzione, 6 porti turistici maggiori (Pescara, Francavilla, Fossacesia, S. Salvo, Montenero, Termoli): uno ogni 13 chilometri. Risulta difficile comprendere quale “sviluppo” possa venire alla città dalla costruzione del settimo, che intaccherebbe oltretutto l’unica nostra risorsa non rinnovabile: la costa non cementificata.
4) Per la speculazione in grande stile che si annunzia. Risulta invece abbastanza facile comprendere come la speculazione edilizia di cui si parla da tempo, e che nell’articolo di Qui trova conferma, –il villaggio turistico che dovrebbe fare il paio con il porto- possa effettivamente aiutare “lo sviluppo” di alcuni. Quale contropartita economica è stata offerta al privato per la costruzione del porto turistico? Perché di questo l’Amministrazione comunale –e con essa la minoranza- tace? Qual è il ruolo della classe politica locale in questa vicenda, rappresentare il pubblico interesse o essere parte in causa?
Sarebbe il caso che l’Amministrazione –e la minoranza- parlassero con chiarezza alla città. E che si pronunziassero (visto che si trovano) anche sull’istituendo Parco Nazionale.
La ringrazio dell’attenzione e la saluto cordialmente.

Michele Celenza
(Associazione civica Porta Nuova – Vasto)

[Vasto, il 29.5.’08]

[1] Chi fosse interessato può leggerlo in http://www.portanuovavasto.altervista.org/
[2] Sono quelle industrie o depositi che, sia per tipo e quantitativo di sostanze pericolose utilizzate, sia per processi produttivi impiegati, potrebbero causare “un evento quale un'emissione, un incendio o un'esplosione di grande entità”[…]“che dia luogo ad un pericolo grave, immediato o differito, per la salute umana e/o per l'ambiente, all'interno o all'esterno dello stabilimento, e in cui intervengano una o più sostanze pericolose”: 1996/82/CE art. 3, comma 5.
[3] “Gli Stati membri provvedono affinché nelle rispettive politiche in materia di controllo dell'urbanizzazione, destinazione e utilizzazione dei suoli […] si tenga conto degli obiettivi di prevenire gli incidenti rilevanti e limitarne le conseguenze. Essi [gli stati membri, ndr] perseguono tali obiettivi mediante un controllo […] dei nuovi insediamenti attorno agli stabilimenti esistenti […] qualora l'ubicazione o gli insediamenti possano aggravare il rischio o le conseguenze di un incidente rilevante”: Art. 12 Direttiva 96/82/CE del 9 Dicembre 1996.
[4] Art. 22, commi 4, 5, 6: il Comune di Vasto non ha ancora ottemperato agli obblighi di informazione alla popolazione sul tipo di impianto, sulla natura del rischio, sulle misure di sicurezza da adottare e sulle norme di comportamento da osservare in caso di incidente. L’Art. 23, comma 1, dello stesso D.Lgs. prevede che "la popolazione interessata deve essere messa in grado di esprimere il proprio parere nei casi di [...] creazione di nuovi insediamenti e infrastrutture attorno agli stabilimenti esistenti". Il comma 2 precisa che "Il parere [della popolazione] è espresso nell'ambito […] del procedimento di valutazione di impatto ambientale”. L’obbligo della consultazione della popolazione ricade sul Comune. Proprio questo sarebbe dunque il momento.
[5] Così sono detti “i tipi di habitat naturali che rischiano di scomparire […] e per la cui conservazione la Comunità ha una responsabilità particolare”. “Gli Stati membri garantiscono la sorveglianza dello stato di conservazione delle specie e degli habitat […] tenendo particolarmente conto dei tipi di habitat naturali e delle specie prioritari”: Art. 11 Direttiva 92/43/CEE del 21 Maggio 1992.
13 Maggio ’08


LO STRANO CASO DEL PORTO TURISTICO ALLA LEBBA

1. Premessa. Il prossimo 28 Maggio, presso presso il Settore Urbanistica del Comune di Vasto, si terrà la seconda riunione della Conferenza dei Servizi dedicata all’esame del progetto definitivo per la realizzazione del porto turistico in località Fosso Lebba di Vasto.
La prima aveva avuto luogo lo scorso 16 Gennaio, ed era stata sospesa e rinviata per le deliberazioni finali a seguito del giudizio non favorevole del Comitato di Coordinamento Regionale per la Valutazione di Impatto Ambientale, non essendo stata effettuata la Valutazione d’Incidenza prescritta dall’Art. 6 della Direttiva Habitat[1].
Per inciso, di questa circostanza la stampa locale ha taciuto. “Il porticciolo incassa altri sì” [2] ha scritto Il Centro; “la struttura ha già ottenuto molti pareri favorevoli”[3], eccetera. In realtà il progetto ha incontrato in quell’occasione un serio intoppo, e proprio su questioni che da tempo avevamo segnalato. Di esse parleremo nei paragrafi 3 e 4. Ma prima sgomberiamo il campo da un equivoco: quello del diminutivo.

2. Le dimensioni. Il cosiddetto porticciolo tanto porticciolo poi non è. Secondo i dati dello Studio d’Impatto Ambientale presentato dai proponenti il progetto[4], il porto turistico alla Lebba, coi suoi previsti 509 posti barca, si collocherebbe, in Adriatico, tra i porti medio-grandi. Per intenderci: il porto turistico di Rimini ne ha 620[5]. “«Non è una darsena come quella di San Salvo o di Fossacesia, si tratta di un progetto di portata ben più ampia», precisa Luigi Brasile, ex presidente del Circolo nautico. «Proprio la mole dell’investimento può aver frenato i potenziali investitori locali», sostiene il progettista, Umberto Gammieri”, così Il Centro del Gennaio 2007[6].
Vediamo qualche altro dato, sempre estrapolando dallo Studio. Il molo di sopraflutto (a Nord) sarà lungp 330 metri; di 220 quello di sottoflutto, a Sud. Sono previsti inoltre: uffici, locali commerciali, un capannone di rimessaggio avente superficie coperta di circa mq 1200, la sede del Circolo Nautico per circa mq 3.000, di cui 1.000 coperti comprensivi di bar, ristorante, sala convegni etc. Infine, una torre di controllo (altezza m. 9), e un parcheggio per circa 700 posti auto.
Una struttura del genere dovrebbe sorgere in pieno SIC e a fianco della Fox Petroli... Ma andiamo con ordine.

3. La Direttiva Habitat. La Direttiva Habitat di cui al punto 1 istituisce, com’è noto, i cosiddetti SIC (Siti di Interesse Comunitario). La Valutazione d’Incidenza richiesta dal Comitato di Coordinamento Regionale riguarda il progetto in questione per l’appunto in quanto esso ricade nel bel mezzo dell’area SIC IT7140108 Punta Aderci - Punta della Penna. Quest’ultimo è classificato come un SIC cosiddetto prioritario: così, secondo la Direttiva Habitat sono detti “i tipi di habitat naturali che rischiano di scomparire […] e per la cui conservazione la Comunità ha una responsabilità particolare”. Per intervenire su di essi è necessaria una complessa procedura, di cui la Valutazione d’Incidenza per l’appunto fa parte. Ebbene, di ciò lo Studio d’Impatto Ambientale -neanche nella versione redatta dopo le osservazioni del Comitato di Coordinamento Regionale- non tiene il minimo conto. Addirittura non ne fa menzione alcuna.
Come si fa a ignorare una circostanza del genere? Sta di fatto che, mentre per la EEA (European Environment Agency[7], l’organo tecnico ufficiale della Comunità Europea in tema di ambiente) il sito ha “elevato valore ambientale per la rarità delle specie e degli habitat”, secondo la società G & G engeenering, di Campomarino (CB), redattrice dello Studio, nell’area nella quale il porto turistico dovrebbe sorgere vi sono “solo erbacce infestanti”[8]
Intendiamoci: potrebbe anche darsi che a Campomarino abbiano ragione. Ma dovrebbero dimostrarlo. Invece non se ne curano, come se la questione non li riguardasse. Il SIC, per i proponenti il progetto, semplicemente non esiste.
Questo difetto non appare sanabile. Ricordiamo che, secondo l’Art. 11 della Direttiva Habitat “Gli Stati membri garantiscono la sorveglianza dello stato di conservazione delle specie e degli habitat […] tenendo particolarmente conto dei tipi di habitat naturali e delle specie prioritari”. Qualora nonostante tutto si procedesse egualmente, si aprirebbe la possibilità di un ricorso alla Commissione Europea per l’avvio di una procedura di infrazione. Ricordiamo che, per un caso simile[9] la Regione Abruzzo dalla stessa Commissione Europea[10] è stata già condannata: ci riferiamo al porto turistico di Fossacesia.

4. La Direttiva Seveso. Ma non è tutto. C’è anche un’altra circostanza, non proprio trascurabile, che la nostra associazione aveva sollevato da tempo; che in sede istruttoria non è stata presa nella benché minima considerazione; e che nella Conferenza dei Servizi dello scorso 16 Gennaio è stata autorevolmente rilevata dal Capo dell’Ufficio Circondariale Marittimo e Comandante del Porto di Vasto, Ivan Savarese. Si tratta della contiguità del sito interessato dal porto turistico con l’area occupata dall’impianto della Fox Petroli SpA, stabilimento classificato a Rischio di Incidente Rilevante. Il fatto è di per sé grottesco: un porto turistico attiguo a uno stabilimento Rischio di Incidente Rilevante (e, per buona misura, anche a un’industria insalubre di prima classe, la Puccioni) crediamo non abbia precedenti al mondo.
Non c’è una legge che lo vieti? Certo che c’è: è l’Art. 12 della cosiddetta Direttiva Seveso II[11], che prescrive: “Gli Stati membri provvedono affinché nelle rispettive politiche in materia di controllo dell'urbanizzazione, destinazione e utilizzazione dei suoli […] si tenga conto degli obiettivi di prevenire gli incidenti rilevanti e limitarne le conseguenze. Essi [gli stati membri, NDR] perseguono tali obiettivi mediante un controllo […] dei nuovi insediamenti attorno agli stabilimenti esistenti […] qualora l'ubicazione o gli insediamenti possano aggravare il rischio o le conseguenze di un incidente rilevante”. Sembra proprio il nostro caso, ma nessuno (tranne la Capitaneria di Porto) sembra se ne sia curato. Non di certo il Comune di Vasto, rappresentato dall’Avv. Mercogliano, Dirigente del Settore Urbanistica, che in sede di Conferenza dei Servizi ha espresso “parere urbanistico favorevole in quanto l’opera è conforme alle previsioni del vigente Piano Regolatore Generale”. Ma il PRG, a Vasto, è stato approvato nel Marzo 2001. Da allora –il Dirigente del Settore Urbanistica dovrebbe saperlo- sono accadute molte cose…
Tra le altre, è stato approvato il decreto attuativo del suddetto Art. 12 della Seveso II, il D.M. 9 Maggio 2001, il quale all’Art. 4 prevede la redazione –da parte del Comune- di un Elaborato Tecnico detto Rischio di incidenti rilevanti (RIR). E’ in base ad esso che vanno stabilite le opportune distanze di sicurezza da osservare da parte di nuovi insediamenti; ed è per l’appunto la sua mancanza ha reso possibile questo grottesco progetto.
Insomma, l’opera è effettivamente conforme alle previsioni del vigente Piano Regolatore Generale; ma solo perché il Comune è renitente all’applicazione della legge.
L’Amministrazione comunale è inoltre inadempiente rispetto al DLgs 334/1999, che recepisce in Italia la Direttiva Seveso, per due ulteriori aspetti, entrambi di una certa gravità:
- Il Comune di Vasto non ha ancora ottemperato agli obblighi di informazione alla popolazione sul tipo di impianto, sulla natura del rischio, sulle misure di sicurezza da adottare e sulle norme di comportamento da osservare in caso di incidente di cui all’Art. 22, commi 4, 5, 6 della legge; e ciò sebbene essa lo obblighi a farlo “tempestivamente”, e nonostante le ripetute sollecitazioni pervenute negli anni dalla nostra associazione.
- La zona in oggetto ospita altresì un agglomerato residenziale. L’Art. 23, comma 1, dello stesso D.Lgs. prevede che "la popolazione interessata deve essere messa in grado di esprimere il proprio parere nei casi di [...] creazione di nuovi insediamenti e infrastrutture attorno agli stabilimenti esistenti". Il comma 2 precisa che "Il parere [della popolazione] è espresso nell'ambito del procedimento di formazione dello strumento urbanistico o del procedimento di valutazione di impatto ambientale”. L’obbligo della consultazione della popolazione ricade sul Comune. Proprio questo sarebbe dunque il momento.

5. I finanziamenti. Nessuno ne parla, ma la domanda sorge spontanea: da dove provengono i finanziamenti per la realizzazione del porto turistico?
Ci risponde Il Centro di ieri, 12 Maggio 2008: “Il Circolo nautico ha curato il piano nei dettagli e per i lavori si appoggia a una cordata di imprenditori del Nord che è interessata anche alla realizzazone di un centro residenziale a ridosso dello stesso porto”. La notizia non è nuova, e non è mai stata smentita, né in questi giorni, né quando –nel Gennaio 2007- comparve per la prima volta[12].
Non solo. La notizia ha già ricevuto la piena conferma da un articolo apparso il 3 Marzo 2007 sul sito Piazzarossetti.it, la cui testata giornalistica è diretta com’è noto dal Presidente del Consiglio Comunale. “Secondo indiscrezioni degne di fede”, vi si legge, “il progetto di costruzione di un porticciolo turistico sulla foce del Torrente ”Lebba”, […] sembrerebbe avviato a positiva soluzione. Nei giorni scorsi alcuni imprenditori veneti avrebbero visionato attentamente la zona […] Nel corso dei sopralluoghi sarebbe stata esaminata anche la possibilità di sviluppare un villaggio turistico alle spalle del porticciolo sfruttando i terreni retrostanti che si diramano dal vallone del torrente “Lebba”. Il gruppo imprenditoriale veneto interessato all’investimento starebbe vagliando anche la possibilità della bonifica dell’area adiacente al porticciolo,ovvero di quei terreni attualmente occupati dalla Fox Petroli.”
Ci consentiamo al riguardo alcune brevi considerazioni:
a) Del centro residenziale (o villaggio turistico) non v’è traccia nello Studio d’Impatto Ambientale, né tantomeno nel vigente PRG;
b) Per realizzarlo (e per delocalizzare la Fox Petroli) occorrerebbe, oltre che una quantità veramente cospicua di denaro, un’apposita variante al PRG, di cui nessuno ha mai inteso parlare;
c) Se queste notizie avessero un fondamento, allora il progetto di costruzione del porto turistico non sarebbe così folle come oggi appare, ma avrebbe anzi una sua chiara motivazione, in quanto sarebbe solo il primo tratto di un disegno ben altrimenti consistente.
Insomma: «Per un investimento di questo tipo è necessaria la sinergia tra pubblico e privato, è il presupposto fondamentale per farlo decollare. La presenza del Comune è indispensabile». Così dichiarava a Il Centro (del 17 Gennaio 2007) Sergio Ferro, presidente del Circolo Nautico.
Cosa dice il Sindaco di tutto questo? E l’Assessore all’Urbanistica? E il Presidente del Consiglio Comunale? Fino a che punto l’Amministrazione comunale è interlocutrice, e fino a che punto è parte in causa di questo disegno? Che cosa sa di esso? Perché l’Amministrazione non ne ha parlato sino ad ora ai cittadini, e ha lasciato che essi fossero informati dai giornali (talvolta da giornali riconducibili all’Amministrazione stessa)?
Sono domande che attendono risposte chiare in tempi rapidissimi.

6. Conclusione (e appello). Sarà presentata nel corso del Consiglio Comunale del prossimo 15 Maggio una mozione, a firma di cinque Consiglieri, in cui si impegna il Sindaco a richiedere nelle sedi competenti la moratoria di ogni decisione im merito alla realizzazione del porto turistico, fino a quando non troveranno attuazione le disposizioni di legge sopra richiamate.
Sembra poco, ma non è. Allo stato attuale la Conferenza dei Servizi del prossimo 28 Maggio dovrebbe decidere, con il pieno consenso del Comune di Vasto, di un progetto che, in aperta violazione di ben due direttive comunitarie (e delle leggi nazionali attuative), predisporrebbe la costruzione di un porto turistico –di dimensioni ragguardevoli- in un luogo dove nessuna persona sana di mente andrebbe ad ormeggiare. Il tutto mentre rimbalzano dai giornali (anche da quelli più vicini all’Amministrazione) le voci di una speculazione edilizia in grande stile, voci su cui l’Amministrazione stessa sin’ora ufficialmente tace…
Ce n’è abbastanza, ci sembra, per chiedere che sia fatta chiarezza. Il primo passo crediamo per l’appunto debba essere il rispetto della legge.
Sappiamo che sono in gioco interessi consistenti, ma ci auguriamo che ogni Consigliere Comunale voti secondo ragione e coscienza.
[1] Direttiva 92/43/CEE del Consiglio del 21 maggio 1992 relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche.
[2] Il Centro, 20.1.08.
[3] Il Centro, 12.5.08.
[4] Sta in:
http://urbanistica.regione.abruzzo.it/index.asp?modello=schedaIntervento&servizio=xList&stileDiv=mono&template=default&b=via&b=via22&tom=22 .
[5] Dati Assomarinas, Associazione Italiana Porti Turistici.
[6] 17.1.’07.
[7] Cui fa capo il Formulario Standard da cui è tratta la citazione.
[8] Pag. 6.
[9] Ma non identico: il ricorso verteva sulla direttiva 85/337, questo sarebbe sulla 92/43, e pare più grave.
[10] Sentenza della Corte Europea (Sesta Sezione) del 2 Giugno 2005.
[11] Direttiva 96/82/CE del 9 dicembre 1996.
[12] “Persa l’opportunità di accedere a finanziamenti europei e di trovare partner locali per realizzare l’approdo, la cooperativa Porto turistico-Circolo nautico, proprietaria del terreno e promotrice del progetto, si è rivolta a rappresentanti di una società del Nord a una cordata di industriali del Settentrione che, oltre al porto, sarebbero interessati a realizzare appartamenti e strutture ricettive nelle vicinanze.”: Il Centro, 17 Gennaio 2007. “Gli investitori sono interessati anche ad interventi edilizi.”: Il Centro, 22 Gennaio 2007.