L'APPROVAZIONE DEL NUOVO PRP: ALCUNE CONSIDERAZIONI DI METODO

1. Con l'approvazione del nuovo Piano Regolatore Portuale nel Consiglio Comunale dello scorso 6 Novembre si è consumato un vero e proprio colpo di mano volto a porre i consiglieri di fronte ad una scelta obbligata –e già da tempo presa altrove; e la città di fronte al fatto compiuto.

2. I consiglieri hanno deciso senza conoscere.

- Il Consiglio Comunale è stato convocato con un anticipo di 5 giorni (il 31 Ottobre), 4 dei quali erano festivi. Prima di allora l'amministrazione si è ben guardata dal far passare il PRP in Commissione Urbanistica; alcun "profano", tantomeno, ha potuto consultare i fascicoli;

- I consiglieri comunali hanno ascoltato esclusivamente le relazioni, di parte, degli ingegneri che hanno redatto il progetto (appartenenti alla MODIMAR, la stessa società che in Abruzzo ha progettato le barriere cementizie anti-erosione);

- La proposta di rinvio della discussione al fine di acquisire maggiori informazioni, formulata dapprima da Porta Nuova, ARCI, Rifondazione Comunista, WWF provinciale, è stata ripresa e votata in aula dai soli consiglieri: Alinovi (UDEUR), Giangiacomo (Forza Italia), Marcello (Comitato Civico), Russi (indipendente), Russo (Alleanza Nazionale), Smargiassi (Rifondazione Comunista). Gli altri hanno votato contro. Vi sono stati 3 astenuti.

3. La città –che pure è probabile sia pregiudizialmente favorevole- di fatto non conosce il significato e le implicazioni di questa operazione, perché nessuno –tra chi sa- le ha mai voluto far conoscere nulla. Il Comune si è impegnato a convocare un'assemblea pubblica a Dicembre… francamente sembra più che altro una presa in giro. Occorreva discutere e conoscere prima, non dopo.

4. La normativa che regola la materia è stata violata consapevolmente. Le "Linee guida per la redazione dei piani regolatori portuali (art. 5 Legge n. 84/1994)", a cura del Ministero dei Lavori Pubblici, prescrivono: "l'intesa tra il soggetto preposto all'adozione dell'atto di pianificazione portuale ed il Comune" –è la risoluzione approvata in Consiglio Comunale- "è finalizzata a porre in coerenza le previsioni del PRP in formazione con la pianificazione urbanistica comunale, provinciale e regionale […] Nel caso di difformità tra i due strumenti, [ciò] comporta la necessità di apportare modifiche alla proposta di PRP e/o ad adottare le conseguenti varianti ai PRG vigenti". Le difformità, che pure sono molte ed evidenti, non sono state prese neppure in considerazione.

5. Con ciò il sindaco Lapenna ha disatteso la premessa metodologica contenuta nel suo stesso programma elettorale: "Intendiamo adottare un metodo di governo teso al perseguimento della massima condivisione e partecipazione nelle decisioni fondamentali, che comporti il pieno dispiegamento della dialettica politica. Il metodo della ricerca della massima condivisione delle decisioni sarà perseguito anche nei confronti della cittadinanza, al fine di sperimentare nuove ed ulteriori forme di partecipazione di categorie, associazioni e semplici cittadini, rendendo sempre più facile e diretto il rapporto con l'amministrazione comunale. […] L'obiettivo prioritario [è] di rendere partecipi e consapevoli i cittadini delle grandi scelte urbanistiche, a forte impatto ambientale, dell'Amministrazione Comunale".

6. Si è tentato di presentare la vicenda come uno scontro tra "ambientalisti" e fautori dello "sviluppo". Niente di più falso. La questione che abbiamo posto è un'altra. Si trattava di sapere se l'attuale amministrazione fosse tenuta, oppure no, al rispetto della legge; se per essa contasse o no qualcosa il proprio programma elettorale; infine se per essa il Consiglio Comunale fosse un organo decisionale, oppure solo ratificante decisioni prese altrove. La risposta data nei fatti a queste domande è stata sin troppo chiara.

La città dovrà ancora attendere molto per avere una classe dirigente degna di questo nome.

IL NUOVO PRP: UNA CAMBIALE IN BIANCO PER ANDARE DOVE?

1. Convocare il Consiglio Comunale su un argomento di questa ampiezza co appena una settimana di anticipo (una settimana, tra l’altro, in cui molti consiglieri erano assenti), e senza neppure passare in Commissione, questo non è di chi cerca il confronto con la città, ma di chi cerca di evitarlo; non di chi promuove, per quanto possibile, una scelta condivisa, ma di chi persegue una decisione già assunta in sedi non istituzionali.

2. Diranno che i soliti ambientalisti, quelli cui mai niente va bene, si oppongono allo sviluppo della città, etc. Sono argomentazioni pretestuose. Noi non siamo in via pregiudiziale contrari all’ampliamento del porto. Diciamo che la questione va affrontata nella sua specificità. Nello specifico non si pone la questione se sia bene in astratto il raddoppio del porto; ma la questione del significato e delle implicazioni di questa operazione.

3. Ricordiamo che a Punta Penna, entro una superficie di pochissimi chilometri quadrati, sono presenti contemporaneamente: un sito SIC classificato dalla CE come habitat naturale prioritario; in mezzo –letteralmente in mezzo ad esso- il porto commerciale; quasi interamente sulla stessa area del SIC, una Riserva Regionale; due zone a vincolo archeologico; una zona industriale, comprendente un impianto a Rischio di Incidente Rilevante; una zona residenziale (le case ATER) pesantemente investita dalle emissioni provenienti dalla zona industriale. Come non bastasse, proprio sopra il SIC il PRG vigente prevede la costruzione di un porto turistico; nel Piano Territoriale delle Attività Produttive (PTAP) la Provincia ipotizza la delocalizzazione di alcune attività industriali –in ciò recentemente seguita dal COASIV; la Regione ha avviato le procedure per l’istituzione, sull’intera fascia costiera, del Parco Nazionale della Costa Teatina; infine lo stesso COASIV prevede per l’appunto il raddoppio del porto commerciale.

4. Una congerie così impressionante di elementi tra loro estranei e contraddittori si è accumulata, più o meno consapevolmente, in oltre un cinquantennio, perché, più o meno consapevolmente, si è evitato di fare delle scelte. E si è scelto dunque di procedere simultaneamente in tutte le direzioni. Questa deriva dura tutt’ora, anzi semmai ha trovato incremento. E’ compatibile il raddoppio del porto con l’uso turistico della costa, considerando l’erosione a Sud cui certamente darà luogo? E con il porto turistico? E con le progettate delocalizzazioni di cui si parla nel PTAP? Sono risposte che questa amministrazione, anzi che l’intero ceto politico locale deve alla città. Risposte che non possono essere improvvisate, e che comunque sino ad oggi non sono state date.

5. Quando ci si addentra in queste contraddizioni, e lo si fa sistematicamente, e lo si fa con questa fretta, è possibile che si vada incontro ad una nemesi. Questa può giungere a medio-lungo termine, sotto forma delle ricadute ambientali ed economiche della scelta. Ma può anche giungere a breve, e in questo caso le conseguenze sono di natura legale.

6. L’art. 5, comma 2 della Legge n° 84/1994 (Riordino della legislazione in materia portuale) dispone espressamente che ”le previsioni del PRP non possono contrastare con gli strumenti urbanistici vigenti”. Di conseguenza, chiosa il Ministero dei Lavori Pubblici nelle sue “Linee guida per la redazione dei piani regolatori portuali”(Giugno 2004), è necessario che con il Comune si giunga a un’intesa che stabilisca una conformità tra i vari strumenti di programmazione. “Si osserva, in particolare, come l’intesa con il Comune (preventiva all’adozione del PRP) rappresenti un vero e proprio “punto nodale” del procedimento, con evidenti aspetti di intrinseca criticità. L’intesa tra il soggetto preposto all’adozione dell’atto di pianificazione portuale ed il Comune è finalizzata, infatti, a porre in coerenza le previsioni del PRP in formazione con la pianificazione urbanistica comunale, provinciale e regionale, coerenza richiesta esplicitamente dalla Legge […] L’intesa è pertanto obbligatoria e, nel caso di difformità tra i due strumenti, comporta la necessità di apportare modifiche alla proposta di PRP e/o ad adottare le conseguenti varianti ai PRG vigenti.[…] L’intesa, oltre che riferirsi alla strategia generale di sviluppo del porto nei suoi rapporti con la città e con il territorio, deve riguardare specificatamente la perimetrazione dell’ambito, l’assetto e l’uso delle aree di interesse comune, con particolare riferimento alle aree ricadenti nell’ambito di interazione porto-città, ai corridoi e alle fasce costiere di interconnessione ambientale, alle reti infrastrutturali territoriali e locali, alle maggiori opere di urbanizzazione e a quelle di sistemazione urbanistica degli spazi collettivi comuni o contigui al perimetro portuale”.


7. E qui siamo all’assurdo. Il Consiglio Comunale sarà chiamato domani ad attestare una conformità tra il PRG vigente e il nuovo PRP senza che nessuno o quasi dei consiglieri (bisogna eccettuare il presidente del COASIV) abbia mai visto il nuovo PRP. Ripetiamo che il PRP non è passato neppure in commissione. Se i consiglieri comunali se la sentono di firmare questa cambiale in bianco, con tutte le conseguenze di natura giuridica che l’attestazione pubblica del falso comporta, si accomodino pure…
Per parte nostra facciamo sommessamente rilevare che il raddoppio del porto appare già di per se stesso in palese contrasto con le previsioni del PRIT e del PTAP . Del PRG non possiamo dire con certezza (come del resto nessuno, crediamo), ma ci pare fortemente probabile che non sia compatibile con il porto turistico previsto vicino alla foce della Lebba.

8. Chiediamo pertanto il ritiro del primo punto all’Ordine del Giorno del Consiglio Comunale di domani 6 Novembre, e l’apertura di una fase di concertazione tra tutti i soggetti interessati, secondo gli strumenti previsti dall’ordinamento vigente (come ad esempio il Piano d’Area, L.R. 47/90 art. 7 e LR 18/83 art. 30 bis).


Vasto, il 5.11.2006

Associazione civica “Porta Nuova” – Vasto
ARCI Vasto
Rifondazione Comunista – Vasto
WWF provinciale - Chieti