COMUNICATO STAMPA 21 Agosto ’07
Premessa.
Questo documento ci sarebbe piaciuto presentarlo anzitutto alla competente Commissione consiliare... Purtroppo il sindaco Lapenna –cui con largo anticipo, a norma di regolamento, avevamo avanzato per iscritto la richiesta di audizione- ha ritenuto di non degnarci nemmeno di risposta…
Ciò è certamente molto scortese. Ed è, oltretutto, in palese contraddizione con i principi metodologici –di massima apertura alla partecipazione delle associazioni e persino dei singoli cittadini- enunciati durante la campagna elettorale[1].
A tutti i gruppi consiliari, di maggioranza e di opposizione, rivolgiamo dunque un appello perché prestino ascolto alle nostre proposte, e se possibile se ne facciano portatori in Consiglio Comunale.
1. CENTRO STORICO.
Ormai da anni chiediamo la revisione della nornativa concernente il centro storico (l’art. 98 delle uscenti NTA) nella parte in cui consente, entro blandi vincoli quantitativi, pressoché ogni intervento di ristrutturazione edilizia e urbanistica (compresa la totale demolizione); ed altresì nella parte in cui consente la modifica delle altezze, delle facciate e dei volumi (quest’ultima in contrasto, tra l’altro, con l’art. 78 della vigente Legge Urbanistica Regionale[2]). Chiediamo insomma all’Amministrazione comunale di stabilire un quadro generale minimo di riferimento che tuteli e valorizzi il centro storico nel suo insieme. E di dare finalmente attuazione ai cosiddetti Piani di Recupero già previsti dalla normativa uscente. Abbiamo ricevuto nel merito ampie rassicurazioni; staremo a vedere…
2. ZONA F3 - INFRASTRUTTURE E SERVIZI CONNESSI AL PORTO TURISTICO.
A proposito di legalità. Chiediamo l’abrogazione dell’articolo che norma gli interventi ammessi in zona F3 –Infrastrutture e servizi connessi al porto turistico: nel testo uscente l’art. 125. Ciò in quanto il progetto di costruzione del porto turistico, così com’è previsto dall’attuale PRG, è stato redatto ed approvato in violazione di ben due direttive comunitarie: la direttiva Seveso e la direttiva Habitat.
La direttiva Seveso riguarda gli impianti cosiddetti a rischio di incidente rilevante: a Vasto lo stabilimento della Fox Petroli. L’art 14, comma 5-bis, del D.Lgs. 17 Agosto 1999 n° 334 (che recepisce in Italia la direttiva) prescrive che “gli Enti territoriali tengono conto, nell’elaborazione degli strumenti di pianificazione dell’assetto del territorio, della necessità di prevedere e mantenere opportune distanze tra gli stabilimenti e le zone residenziali, gli edifici e le zone frequentate dal pubblico, le vie di trasporto principali, le aree ricreative e le aree di particolare interesse naturale o particolarmente sensibili dal punto di vista naturale”. Al contrario, la zona F3 si trova com’è noto proprio a ridosso dello stabilimento Fox.
Anche l’art. 23 dello stesso DLgs, che prevede la consultazione della popolazione, è stato disatteso: “La popolazione interessata deve essere messa in grado di esprimere il proprio parere nei casi di: […] creazione di nuovi insediamenti e infrastrutture attorno agli stabilimenti esistenti”.
Non solo. Un successivo decreto ministeriale (il DM 09 Maggio 2001 del Ministero dei LLPP) stabilisce inoltre i requisiti minimi di sicurezza in materia di pianificazione urbanistica e territoriale. Nel caso di “nuovi insediamenti o infrastrutture attorno agli stabilimenti esistenti, quali ad esempio, vie di comunicazione, luoghi frequentati dal pubblico, zone residenziali” etc il DM prevede che “gli strumenti urbanistici, nei casi previsti dal presente decreto, individuano e disciplinano le aree da sottoporre a specifica regolamentazione [...] A tal fine, gli strumenti urbanistici comprendono un Elaborato Tecnico “Rischio di incidenti rilevanti (RIR)” relativo al controllo dell’urbanizzazione”. E’ superfluo aggiungere che di questo elaborato non v’è traccia .
La seconda direttiva europea che appare violata è la direttiva Habitat (che istituisce i cosiddetti Siti di Interesse Comunitario, in sigla SIC). La zona F3 ricade per l’appunto nel pieno di un’area SIC (il SIC IT7140108 – Punta Aderci- Punta della Penna). Di questo semplice fatto in sede di approvazione del PRG non sembra si sia tenuto conto. L’Art. 5, comma 2, del DPR 8 settembre 1997 n.35 (Recepimento della direttiva Habitat) prescrive che: “I proponenti di piani territoriali, urbanistici e di settore predispongono, secondo i contenuti di cui all'allegato G, uno studio per individuare e valutare gli effetti che il piano puo' avere sul sito, tenuto conto degli obiettivi di conservazione del medesimo. Gli atti di pianificazione territoriale da sottoporre alla valutazione di incidenza sono presentati, nel caso di piani di rilevanza nazionale, al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e, nel caso di piani di rilevanza regionale, interregionale, provinciale e comunale, alle regioni e alle province autonome competenti.” Nessuna procedura di valutazione di incidenza risulta essere mai stata avviata.
Ben due sono dunque le direttive comunitarie violate; ma una sola basterebbe per condurre il Comune di Vasto, nel caso si tentasse l’attuazione dell’articolo che chiediamo di abrogare, diritto davanti alla Corte di Giustizia europea –con ottime probabilità di condanna. Non sappiamo se i nostri amministratori locali se la sentono di correre questo rischio. Di certo, quantomeno, a questo punto non si potrà più far finta di non sapere.
3. EDIFICI DI INTERESSE STORICO, ARTISTICO ED AMBIENTALE.
Chiediamo l’attuazione dell’art. 9, c. 3, lett. p) della LR 12 Aprile 1983, n. 18 (la Legge Urbanistica Regionale tuttora vigente): “Il Piano Regolatore Generale:[…] p) individua le aree, i complessi e gli edifici di interesse storico, artistico ed ambientale su tutto il territorio comunale, precisando quelli da sottoporre a tutela e a restauro conservativo e quelli suscettibili di interventi di manutenzione, di risanamento igienica e di ristrutturazione edilizia”.
L’obbligo era già stato recepito – solo sulla carta- dall’Art. 134 bis - Censimento Beni Individui - delle uscenti NTA: “Per gli interventi previsti ai sensi dell’art.9 comma 2 punto p) della L.R. n°18/83 nel testo in vigore si rinvia alle schede allegate al presente Piano” (non allegate). Chiediamo che questo articolo sia riproposto; e soprattutto che venga attuato.
Il censimento degli edifici di pubblico interesse presenti sul territorio –a cominciare dalla campagna vastese- sarebbe un primo passo per avviare un’opera di tutela che appare davvero urgente.
4. VERDE PUBBLICO.
Crediamo sarebbe opportuno l’inserimento, all’interno delle NTA, dell’articolo seguente:
“Vincolo di rispetto delle alberature esistenti. Le alberature esistenti dovranno essere preservate. Nel caso si ravvisi l’assoluta necessità di abbattimento ogni pianta dovrà essere sostituita da almeno due nuove, collocate nell’ambito della medesima area.”
5. EDIFICI MINACCIANTI ROVINA.
Dopo la vicenda –peraltro ancora lungi da conclusione- dei ruderi di via Marchesani, riteniamo che, a scopo preventivo, sarebbe utile l’inserimento all’interno delle NTA dell’articolo seguente:
“Edifici minaccianti rovina. Qualora una casa, un muro, o in genere qualunque fabbricato o parte di esso costituisca pericolo per la pubblica incolumità, il proprietario o il conduttore o l'inquilino hanno l'obbligo di farne immediata denuncia al Sindaco, e nei casi d’urgenza, di provvedere ad un sollecito puntellamento.
Il Sindaco ricevuta la denuncia di cui al comma precedente e previo sopralluogo dell'Ufficio Comunale competente, notifica agli interessati i provvedimenti da adottare immediatamente, riservandosi l'intervento sostitutivo a spese degli interessati.”
[1] Alla pagina 1 del programma elettorale del candidato sindaco Lapenna si legge: “Il metodo della ricerca della massima condivisione delle decisioni sarà perseguito anche nei confronti della cittadinanza, al fine di sperimentare nuove ed ulteriori forme di partecipazione di categorie, associazioni e semplici cittadini, rendendo sempre più facile e diretto il rapporto con l’amministrazione comunale. L’obiettivo prioritario di rendere partecipi consapevoli i cittadini delle grandi scelte urbanistiche, a forte impatto ambientale, dell’ Amministrazione Comunale sarà raggiunto anche attraverso l’esperienza di momenti di URBANISTICA PARTECIPATA [in maiuscolo nel testo originale]”.
[2] “Nell'ambito dei Centri Storici sono, di norma, consentiti gli interventi di restauro, di risanamento, di ristrutturazione e di recupero, senza alterazione dei volumi esistenti”: Art. 78, ultimo comma, LR 12 Aprile 1983, n. 18.
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