COMUNICATO STAMPA 26 Maggio ’05
1. Si decide in questi giorni, in Abruzzo, del futuro del servizio idrico: “entro il 30 Giugno 2005 vanno fatte le modifiche agli Statuti delle SPA e vanno fatti i nuovi affidamenti “in house” perché, in mancanza, c’è il rischio concretissimo che si vada alla gara di evidenza pubblica”. La nostra as-sociazione aderisce all’appello lanciato dalla sezione abruzzese del WWF a favore della gestione pubblica del servizio idrico.
2. Non è, la nostra, una scelta mossa da opzioni ideologiche o di principio. Essa è dettata, al contra-rio, da ragioni di opportunità. Cerchiamo, in quel che segue, di illustrarle. Ci limiteremo, com’è per noi più naturale, a considerare nello specifico la sola situazione dell’ATO 6 (benché il discorso pos-sa forse valere almeno in parte anche altrove).
3. Noi crediamo che i tempi per l’abbandono della gestione pubblica non siano, nel nostro contesto, ancora maturi. La gestione pubblica, da noi, è ancora troppo debole e inconsistente per potersi per-mettere di trattare alla pari con i pochi grandi gestori presenti sul mercato nazionale e internazionale dell’acqua. La debolezza di cui parliamo conta almeno tre aspetti, tra loro interdipendenti:
a. Debolezza funzionale. La rete è a pezzi. Secondo i dati –da noi già diffusi- del Piano d’Ambito (Dicembre 2002) le perdite ammontano “a circa il 56,1 % sull’immesso in rete e, quindi, al 128% dell’erogato effettivo”. Per efficienza delle reti siamo, in Italia, al 47° posto su 52 ATO censiti nel 2002 dal Comitato per la Vigilanza delle Risorse Idriche (CVRI). Quasi il 78% della popolazione residente è interessata da interruzioni sistematiche del servi-zio idrico nel corso dell’anno. In alcuni comuni, come a Vasto, manca persino una mappa completa della rete .
b. Debolezza amministrativa. Il Piano d’Ambito, il principale strumento di programmazione, approvato dai sindaci nel Dicembre 2002, è stato da allora accantonato come se fosse una pura formalità. La Carta dei Servizi, una volta adottata , è essa pure finita subito dopo nel cassetto, non essendo sino ad ora stata neppure distribuita alla popolazione. Molte conven-zioni per la consegna di reti, personale e mutui (tra cui quella di Vasto) non risultano ancora essere state definite. Fino a ieri i giornali hanno danno conto dell’insorgere di numerose ver-tenze e contestazioni tra i comuni e l’ente gestore.
c. Debolezza politica. I partiti (con qualche sporadica eccezione) benché ampiamente presenti –nella doppia veste di controllori e controllati- nei Consigli di Amministrazione di ATO, ISI e SASI, mantegono da sempre in materia un silenzio che sfiora l’omertà. La partecipazione dei cittadini (singoli e associati), benché disposta da leggi nazionali e regionali, è di fatto i-nesistente. Gli organi istituzionali (CdA e Comuni) non fanno meglio. A questa stregua non sorprende che la sensibilità pubblica sulla questione del servizio idrico si limiti alla più steri-le protesta.
4. Un esempio. Una vicenda che significativamente assomma in sé tutti questi aspetti è quella degli investimenti per la manutenzione e il rifacimento della rete idrica. Questi investimenti, previsti nel Piano d’Ambito, dei quali 20,6% (pari ad € 4 milioni 780 mila) avrebbe dovuto essere impiegato nei primi due anni (2003 e 2004), non sono stati ad oggi neppure avviati, né si sa se e quando lo saran-no. La ragione è semplice. Gli investimenti –in base alla legge di riforma- vanno finanziati con ulte-riori aumenti delle tariffe. Ebbene, in queste condizioni non c’è politico che voglia assumersene la responsabilità. Il che, in definitiva, è anche comprensibile: dopo tanto aver taciuto, e con un servizio di questo livello, chi avrà il coraggio di aprir bocca solo per chiedere nuovi aumenti?
Si consuma così, tra disservizi e disinformazione, un fallimento gestionale dell’intero ceto politico locale.
5. In questa situazione l’ipotesi di una parziale o totale privatizzazione della gestione del Servizio Idrico Integrato –ipotesi avanzata per ora pubblicamente dal solo sindaco di Vasto, Pietrocola- ap-pare francamente avventata, quasi un modo comodo e sbrigativo per lavarsene le mani. Giacché l’arrivo di un gestore privato –sempre che lo si trovi- consentirebbe sì di superare d’un balzo alcuni degli attuali problemi di gestione: ma ciò a un prezzo molto caro.
Un gestore privato, in questa situazione, verrebbe da noi a dettare legge, visto che non siamo stati capaci di darcela da soli. Privatizzare, in questa situazione, sarebbe consentire a un atto di coloniz-zazione, con tutto quel che ne consegue in termini tariffari e di sfruttamento delle nostre sorgenti.
6. Conclusione. Anche la gestione del servizio idrico è, dal nostro punto di vista, una questione di crescita civile. Il nostro ceto politico, i nostri amministratori devono capire che il rispetto delle leg-gi, la trasparenza nella gestione, una corretta informazione istituzionale, infine la partecipazione dei cittadini sono condizioni politiche necessarie per risolvere, alla lunga, gli stessi problemi tecnici.
Per questo la richiesta della gestione pubblica del servizio idrico ha senso solo se si accompagna a uno sforzo per la crescita civile delle nostre città.
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