26 Maggio ’05



PER UNA GESTIONE PUBBLICA DEL SERVIZIO IDRICO


1. Si decide in questi giorni, in Abruzzo, del futuro del servizio idrico: “entro il 30 Giugno 2005 vanno fatte le modifiche agli Statuti delle SPA e vanno fatti i nuovi affidamenti “in house” perché, in mancanza, c’è il rischio concretissimo che si vada alla gara di evidenza pubblica”. La nostra associazione aderisce all’appello lanciato dalla sezione abruzzese del WWF1 a favore della gestione pubblica del servizio idrico.

2. Non è, la nostra, una scelta mossa da opzioni ideologiche o di principio. Essa è dettata, al contrario, da ragioni di opportunità. Cerchiamo, in quel che segue, di illustrarle. Ci limiteremo, com’è per noi più naturale, a considerare nello specifico la sola situazione dell’ATO 6 (benché il discorso possa forse valere almeno in parte anche altrove).

3. Noi crediamo che i tempi per l’abbandono della gestione pubblica non siano, nel nostro contesto, ancora maturi. La gestione pubblica, da noi, è ancora troppo debole e inconsistente per potersi permettere di trattare alla pari con i pochi grandi gestori presenti sul mercato nazionale e internazionale dell’acqua. La debolezza di cui parliamo conta almeno tre aspetti, tra loro interdipendenti:

  1. Debolezza funzionale. La rete è a pezzi. Secondo i dati –da noi già diffusi- del Piano d’Ambito (Dicembre 2002) le perdite ammontano “a circa il 56,1 % sull’immesso in rete e, quindi, al 128% dell’erogato effettivo”. Per efficienza delle reti siamo, in Italia, al 47° posto su 52 ATO censiti nel 2002 dal Comitato per la Vigilanza delle Risorse Idriche (CVRI). Quasi il 78% della popolazione residente è interessata da interruzioni sistematiche del servizio idrico nel corso dell’anno. In alcuni comuni, come a Vasto, manca persino una mappa completa della rete2.

  2. Debolezza amministrativa. Il Piano d’Ambito, il principale strumento di programmazione, approvato dai sindaci nel Dicembre 2002, è stato da allora accantonato come se fosse una pura formalità. La Carta dei Servizi, una volta adottata3, è essa pure finita subito dopo nel cassetto, non essendo sino ad ora stata neppure distribuita alla popolazione. Molte convenzioni per la consegna di reti, personale e mutui (tra cui quella di Vasto) non risultano ancora essere state definite. Fino a ieri i giornali hanno danno conto dell’insorgere di numerose vertenze e contestazioni tra i comuni e l’ente gestore.

  3. Debolezza politica. I partiti (con qualche sporadica eccezione) benché ampiamente presenti –nella doppia veste di controllori e controllati- nei Consigli di Amministrazione di ATO, ISI e SASI, mantegono da sempre in materia un silenzio che sfiora l’omertà. La partecipazione dei cittadini (singoli e associati), benché disposta da leggi nazionali e regionali, è di fatto inesistente. Gli organi istituzionali (CdA e Comuni) non fanno meglio. A questa stregua non sorprende che la sensibilità pubblica sulla questione del servizio idrico si limiti alla più sterile protesta.

4. Un esempio. Una vicenda che significativamente assomma in sé tutti questi aspetti è quella degli investimenti per la manutenzione e il rifacimento della rete idrica. Questi investimenti, previsti nel Piano d’Ambito, dei quali 20,6% (pari ad € 4 milioni 780 mila) avrebbe dovuto essere impiegato nei primi due anni (2003 e 2004), non sono stati ad oggi neppure avviati, né si sa se e quando lo saranno. La ragione è semplice. Gli investimenti –in base alla legge di riforma- vanno finanziati con ulteriori aumenti delle tariffe. Ebbene, in queste condizioni non c’è politico che voglia assumersene la responsabilità. Il che, in definitiva, è anche comprensibile: dopo tanto aver taciuto, e con un servizio di questo livello, chi avrà il coraggio di aprir bocca solo per chiedere nuovi aumenti?

Si consuma così, tra disservizi e disinformazione, un fallimento gestionale dell’intero ceto politico locale.

5. In questa situazione l’ipotesi di una parziale o totale privatizzazione della gestione del Servizio Idrico Integrato –ipotesi avanzata per ora pubblicamente dal solo sindaco di Vasto, Pietrocola- appare francamente avventata, quasi un modo comodo e sbrigativo per lavarsene le mani. Giacché l’arrivo di un gestore privato –sempre che lo si trovi- consentirebbe sì di superare d’un balzo alcuni degli attuali problemi di gestione: ma ciò a un prezzo molto caro.

Un gestore privato, in questa situazione, verrebbe da noi a dettare legge, visto che non siamo stati capaci di darcela da soli. Privatizzare, in questa situazione, sarebbe consentire a un atto di colonizzazione, con tutto quel che ne consegue in termini tariffari e di sfruttamento delle nostre sorgenti.

6. Conclusione. Anche la gestione del servizio idrico è, dal nostro punto di vista, una questione di crescita civile. Il nostro ceto politico, i nostri amministratori devono capire che il rispetto delle leggi, la trasparenza nella gestione, una corretta informazione istituzionale, infine la partecipazione dei cittadini sono condizioni politiche necessarie per risolvere, alla lunga, gli stessi problemi tecnici.


Per questo la richiesta della gestione pubblica del servizio idrico ha senso solo se si accompagna a uno sforzo per la crescita civile delle nostre città.














1 Da cui è tratta la precedente citazione. L’appello è in allegato.

2 Per questi dati e tutti gli altri successivi ci permettiamo di rinviare ai nostri comunicati precedenti, ora contenuti nel sito: www.portanuovavasto.it .

3 E tutt’altro che ineccepibile. Su di essa, nel sito, si possono leggere le nostre osservazioni del 10.9.’04.

Per una gestione pubblica del servizio idrico

COMUNICATO STAMPA 26 Maggio ’05


1. Si decide in questi giorni, in Abruzzo, del futuro del servizio idrico: “entro il 30 Giugno 2005 vanno fatte le modifiche agli Statuti delle SPA e vanno fatti i nuovi affidamenti “in house” perché, in mancanza, c’è il rischio concretissimo che si vada alla gara di evidenza pubblica”. La nostra as-sociazione aderisce all’appello lanciato dalla sezione abruzzese del WWF a favore della gestione pubblica del servizio idrico.
2. Non è, la nostra, una scelta mossa da opzioni ideologiche o di principio. Essa è dettata, al contra-rio, da ragioni di opportunità. Cerchiamo, in quel che segue, di illustrarle. Ci limiteremo, com’è per noi più naturale, a considerare nello specifico la sola situazione dell’ATO 6 (benché il discorso pos-sa forse valere almeno in parte anche altrove).
3. Noi crediamo che i tempi per l’abbandono della gestione pubblica non siano, nel nostro contesto, ancora maturi. La gestione pubblica, da noi, è ancora troppo debole e inconsistente per potersi per-mettere di trattare alla pari con i pochi grandi gestori presenti sul mercato nazionale e internazionale dell’acqua. La debolezza di cui parliamo conta almeno tre aspetti, tra loro interdipendenti:
a. Debolezza funzionale. La rete è a pezzi. Secondo i dati –da noi già diffusi- del Piano d’Ambito (Dicembre 2002) le perdite ammontano “a circa il 56,1 % sull’immesso in rete e, quindi, al 128% dell’erogato effettivo”. Per efficienza delle reti siamo, in Italia, al 47° posto su 52 ATO censiti nel 2002 dal Comitato per la Vigilanza delle Risorse Idriche (CVRI). Quasi il 78% della popolazione residente è interessata da interruzioni sistematiche del servi-zio idrico nel corso dell’anno. In alcuni comuni, come a Vasto, manca persino una mappa completa della rete .
b. Debolezza amministrativa. Il Piano d’Ambito, il principale strumento di programmazione, approvato dai sindaci nel Dicembre 2002, è stato da allora accantonato come se fosse una pura formalità. La Carta dei Servizi, una volta adottata , è essa pure finita subito dopo nel cassetto, non essendo sino ad ora stata neppure distribuita alla popolazione. Molte conven-zioni per la consegna di reti, personale e mutui (tra cui quella di Vasto) non risultano ancora essere state definite. Fino a ieri i giornali hanno danno conto dell’insorgere di numerose ver-tenze e contestazioni tra i comuni e l’ente gestore.
c. Debolezza politica. I partiti (con qualche sporadica eccezione) benché ampiamente presenti –nella doppia veste di controllori e controllati- nei Consigli di Amministrazione di ATO, ISI e SASI, mantegono da sempre in materia un silenzio che sfiora l’omertà. La partecipazione dei cittadini (singoli e associati), benché disposta da leggi nazionali e regionali, è di fatto i-nesistente. Gli organi istituzionali (CdA e Comuni) non fanno meglio. A questa stregua non sorprende che la sensibilità pubblica sulla questione del servizio idrico si limiti alla più steri-le protesta.
4. Un esempio. Una vicenda che significativamente assomma in sé tutti questi aspetti è quella degli investimenti per la manutenzione e il rifacimento della rete idrica. Questi investimenti, previsti nel Piano d’Ambito, dei quali 20,6% (pari ad € 4 milioni 780 mila) avrebbe dovuto essere impiegato nei primi due anni (2003 e 2004), non sono stati ad oggi neppure avviati, né si sa se e quando lo saran-no. La ragione è semplice. Gli investimenti –in base alla legge di riforma- vanno finanziati con ulte-riori aumenti delle tariffe. Ebbene, in queste condizioni non c’è politico che voglia assumersene la responsabilità. Il che, in definitiva, è anche comprensibile: dopo tanto aver taciuto, e con un servizio di questo livello, chi avrà il coraggio di aprir bocca solo per chiedere nuovi aumenti?
Si consuma così, tra disservizi e disinformazione, un fallimento gestionale dell’intero ceto politico locale.
5. In questa situazione l’ipotesi di una parziale o totale privatizzazione della gestione del Servizio Idrico Integrato –ipotesi avanzata per ora pubblicamente dal solo sindaco di Vasto, Pietrocola- ap-pare francamente avventata, quasi un modo comodo e sbrigativo per lavarsene le mani. Giacché l’arrivo di un gestore privato –sempre che lo si trovi- consentirebbe sì di superare d’un balzo alcuni degli attuali problemi di gestione: ma ciò a un prezzo molto caro.
Un gestore privato, in questa situazione, verrebbe da noi a dettare legge, visto che non siamo stati capaci di darcela da soli. Privatizzare, in questa situazione, sarebbe consentire a un atto di coloniz-zazione, con tutto quel che ne consegue in termini tariffari e di sfruttamento delle nostre sorgenti.
6. Conclusione. Anche la gestione del servizio idrico è, dal nostro punto di vista, una questione di crescita civile. Il nostro ceto politico, i nostri amministratori devono capire che il rispetto delle leg-gi, la trasparenza nella gestione, una corretta informazione istituzionale, infine la partecipazione dei cittadini sono condizioni politiche necessarie per risolvere, alla lunga, gli stessi problemi tecnici.

Per questo la richiesta della gestione pubblica del servizio idrico ha senso solo se si accompagna a uno sforzo per la crescita civile delle nostre città.

PRG NTA

22 Aprile ’05


Si è tenuto la scorsa settimana, in Municipio, un incontro tra gli assessori Guido Giangiacomo e Antonio Catalano ed esponenti della nostra associazione, per discutere delle misure in difesa del centro storico e del decoro urbano che da tempo avevamo richiesto all’Amministrazione Comunale. Abbiamo ottenuto le seguenti risposte.


  1. Revisione dell’art. 98 (con particolare riguardo alle altezze, alle facciate, ai volumi): gli assessori hanno dichiarato di condividere in linea generale le nostre richieste, e si sono impegnati a riportarle in sede di Commissione consiliare.

  2. Il Regolamento per l’arredo, il decoro e l’igiene dell’ambiente urbano: ai temi dell’arredo e del decoro urbano saranno dedicate delle norme specifiche all’interno del nuovo Regolamento Edilizio, in via di elaborazione. Sarà altresì compilato un Piano del colore.


Gli impegni di cui ai punti 1. e 2. saranno portati a termine entro la fine della legislatura. Nel frattempo gli assessori si sono impegnati ad un confronto costante, nel merito, con la nostra associazione. Il prossimo incontro dovrebbe tenersi tra un mese circa.


  1. Via Marchesani. Abbiamo chiesto notizia del Contratto di Quartiere, denominato “Via Marchesani” , approvato dal Consiglio Comunale del 5 aprile dello scorso anno –e finanziato dalla regione- relativo al rudere di via Marchesani, per l’appunto. Ci pare nostro dovere riferire alla città che il previsto intervento –salvo ripensamenti- non avrà luogo. Nonostante i molti titoli apparsi sui giornali1; nonostante le recenti dichiarazioni dello stesso assessore Giangiacomo2; infine nonostante le recenti dichiarazioni rilasciate dal Sindaco stesso3, il Comune ha pensato nel frattempo di utilizzare altrimenti i fondi ottenuti. Non entriamo nel merito della decisione. Constatiamo che a sanare questo sconcio non è bastata al Comune un’intera legislatura.

  2. I Piani di recupero del nucleo antico previsti dall’art. 98: anche di questi si parlerà, hanno dichiarato gli assessori, nella prossima legislatura.


1Maxi contratti, spuntano tre progetti”, Il Centro 1.4.’04; Contratti di Quartiere.Nuovi appartamenti in centro. Verso il recupero le palazzine di via Marchesani”, Il Centro 22.10.’04; Via libera alla proposta del Comune. Il centrosinistra aveva contestato il destino dei manufatti di via Marchesani. Passa il maxi contratto sul centro storico.Parcheggi e nuovi edifici per 4 milioni. No al piano su San Paolo LA CITTA’ CHE CAMBIA”, Il Centro, 27.12.04.

2 "L'intervento più importante? Di certo sarà il contratto di quartiere per la riqualificazione del centro storico -ha detto l'assessore Giangiacomo- un piano che grazie al cofinanziamento di un milione di euro da parte della Regione, ci consentirà di eliminare finalmente il problema del caseggiato fatiscente di Piazza Histonium": Il Messaggero, 24.12.’04.

3 Il sindaco ha annunciato che presto partirà l'intervento pubblico-privato per la riqualificazione del centro storico”, TRSP 23.12.’04.

6 Aprile ’05


FERMIAMO LO SCEMPIO DEL CENTRO STORICO!


Resta ancora in piedi, in via Marchesani, il noto rudere che da anni attende di essere abbattuto; in sua vece, a pochi metri, un antico stabile è stato demolito interamente (al suo posto ne sarà costruito uno nuovo, di volumi doppi). E’ la seconda demolizione che avviene in meno di un anno in pieno centro storico. Lentamente, un pezzo alla volta, si va così dissipando per sempre una memoria che appartiene a tutta la città.

L’abbiamo già detto: l’abbandono in cui versa il centro storico è stato sino ad ora la sua difesa migliore. Le norme comunali vigenti consentirebbero di raderlo al suolo quasi per intero.


Una disciplina specifica per il centro storico, a Vasto, semplicemente non esiste. Tutta la normativa al riguardo si riduce ai commi 5, 6, 7 dell’art. 98 delle Norme tecniche allegate al Nuovo Piano Regolatore Generale. In tutto, mezza pagina. In esse (al comma 7) viene tutelata “la conservazione dei caratteri stilistici delle facciate di particolare pregio architettonico”. Delle altre no, come se il centro storico fosse composto da edifici esistenti ciascuno per suo conto e in astratto, e non avesse una sua fisionomia complessiva maturata nel corso dei secoli.

Non si tratta di impedire i lavori necessari a mantenere il centro storico abitabile; né di allestire per esso un’anacronistica programmazione onnicomprensiva; ma di stabilire un quadro generale minimo di riferimento che lo tuteli e valorizzi nel suo insieme. Questo quadro generale a Vasto manca del tutto; e ciò non è degno di un paese civile.


A giorni terremo un incontro con gli assessori competenti Catalano e Giangiacomo. Ad essi porgeremo almeno le seguenti richieste:

  1. Si attuino i Piani di Recupero del Nucleo Antico previsti dallo stesso art. 98. Questa sembra essere una condizione necessaria anche per poter accedere ad eventuali finanziamenti pubblici.

  2. Nel frattempo si ponga mano all’art. 98, con particolare riguardo ai volumi, alle facciate, alle altezze.

  3. Si adotti, come chiediamo da tempo, un Regolamento per l’arredo, il decoro e l’igiene dell’ambiente urbano che fissi dei criteri minimi, ma generali, circa l’aspetto delle strade, delle facciate, del verde pubblico etc. nell’intero centro abitato.


Di questo la nostra associazione discuterà il prossimo GIOVEDI’ 7 Aprile alle ore 18 e 30 presso i locali della parrocchia di S. Giuseppe (con ingresso da largo del Fanciullo).

TUTTI I CITTADINI SONO INVITATI A PARTECIPARE.

Gestione del servizio idrico

COMUNICATO STAMPA 12 Marzo ’05

Alcune precisazioni a proposito delle polemiche di questi giorni attorno alla gestione del servizio idrico, al solo scopo di arginare la confusione che, in questo campo, sembra davvero tanta.
Gli investimenti. Gli investimenti di cui recentemente alcuni hanno parlato sono ancora quelli previsti dall’Accordo di Programma Quadro (APQ) stipulato tra la Regione e vari Ministeri (Trasporti, Ambiente, Economia, Politiche Agricole) in data 23 Gennaio 2003, accordo a sua volta fondato sulla delibera CIPE n° 138 del 21 Dicembre 2000. Gli interventi previsti erano stati definiti “immediatamente cantierabili” già in un comunicato della Regione Abruzzo datato 5 Febbraio 2003[1]. Nel Dicembre dello stesso anno l’assessore De Matteis dichiarava[2]: “I primi cantieri potranno partire già la prossima estate”. Speriamo che questa sia la volta buona.
Ci sono poi gli investimenti cosiddetti a tariffa, cioè finanziati da un’apposita quota componente la tariffa, come previsto dalla legge[3], nonché dal nostro Piano d’Ambito. Questi avrebbero dovuto –secondo lo stesso Piano d’Ambito- risolvere entro il 2007 ogni problema di approvvigionamento idrico nella nostra zona[4]. Il 20,6% (pari ad € 4 milioni 780 mila) della spesa prevista avrebbe dovuto essere impiegata entro il 2004. Di essi si è persa ogni traccia. Non solo: in una dichiarazione del 14 Dicembre 2004 il presidente pro-tempore della SASI, Donato Ranni, li ha esclusi –e ciò ha dell’incredibile- espressamente[5], smentendo con ciò, tra l’altro, nel modo più diretto le dichiarazioni rese appena 20 giorni prima dal presidente dell’ATO, Enrico Di Giuseppantonio[6]. Le autorità di ATO (tra cui il sindaco Pietrocola, componente del C.d.A.), che per legge dovrebbero controllare l’attività dell’ente di gestione (la SASI) per verificarne la corrispondenza agli obiettivi e ai livelli di servizio stabiliti nel Piano d’Ambito, non hanno –né allora, né dopo- detto una sola parola. Ogni commento appare superfluo.
La privatizzazione. Il sindaco Pietrocola ha parlato invece, di recente, per proporre un bando di gara per l’affidamento ai privati della gestione del servizio idrico. E ciò sulla base, secondo le sue dichiarazioni, nientemeno che della legge Galli (la 36 del ’94). Sono dichiarazioni sorprendenti, giacché da esse egli sembrerebbe ignorare tutto il complesso iter legislativo intervenuto negli ultimi dieci anni. Vi sono attualmente tre possibili modalità di affidamento: gara per il servizio, società mista con socio privato scelto attraverso gara, affidamento a società pubblica con prevalente attività locale (cosiddetto affidamento in house). Per ottenere l’affidamento diretto la SASI dovrebbe però entro quest’anno modificare il proprio statuto in modo da equipararsi ad un’azienda municipalizzata. Cosa farà lo decideranno i partiti. Non sarebbe male, tuttavia, che il dibattito tra loro fosse pubblico e avvenisse, per esempio, anche nel corso della presente campagna elettorale.
[1] “Ciclo delle acque: Pace e De Matteis illustrano APQ”, in Regione flash, N. 04, pag. 8.
[2] Il Centro, 6.12.’03.
[3] Legge 36 del ’94 (legge Galli), art. 13 comma 5.
[4] “In seguito agli interventi di recupero perdite (programmati dal 1° anno al 4° anno), sarà possibile erogare un volume pari alla domanda teorica complessiva”: ATO 6 – Chietino, Piano d’Ambito, capitolo VI, p. 12. Un bel risultato, indubbiamente, visto che –sempre secondo il Piano d’Ambito- “il deficit di domanda insoddisfatta è pari attualmente a circa il 49%”
[5] “Nel primo mandato [a tutto il 2005? NdR] non sono previsti investimenti. I proventi delle tariffe saranno utilizzati per la gestione e la manutenzione”. Il Centro, 14.12.’04.
[6] “«La Sasi», ha chiarito Di Giuseppantonio, «ha sostenuto che con gli incassi in corso e le bollette da definire, riesce a coprire i costi e che nella tariffa c’è anche la quota sull’investimento per il ciclo idrico»,”. Il Centro, 24.11.’04.

12 Marzo ’05


Alcune precisazioni a proposito delle polemiche di questi giorni attorno alla gestione del servizio idrico, al solo scopo di arginare la confusione che, in questo campo, sembra davvero tanta.

Gli investimenti. Gli investimenti di cui recentemente alcuni hanno parlato sono ancora quelli previsti dall’Accordo di Programma Quadro (APQ) stipulato tra la Regione e vari Ministeri (Trasporti, Ambiente, Economia, Politiche Agricole) in data 23 Gennaio 2003, accordo a sua volta fondato sulla delibera CIPE n° 138 del 21 Dicembre 2000. Gli interventi previsti erano stati definiti “immediatamente cantierabili” già in un comunicato della Regione Abruzzo datato 5 Febbraio 20031. Nel Dicembre dello stesso anno l’assessore De Matteis dichiarava2: “I primi cantieri potranno partire già la prossima estate”. Speriamo che questa sia la volta buona.

Ci sono poi gli investimenti cosiddetti a tariffa, cioè finanziati da un’apposita quota componente la tariffa, come previsto dalla legge3, nonché dal nostro Piano d’Ambito. Questi avrebbero dovuto –secondo lo stesso Piano d’Ambito- risolvere entro il 2007 ogni problema di approvvigionamento idrico nella nostra zona4. Il 20,6% (pari ad € 4 milioni 780 mila) della spesa prevista avrebbe dovuto essere impiegata entro il 2004. Di essi si è persa ogni traccia. Non solo: in una dichiarazione del 14 Dicembre 2004 il presidente pro-tempore della SASI, Donato Ranni, li ha esclusi –e ciò ha dell’incredibile- espressamente5, smentendo con ciò, tra l’altro, nel modo più diretto le dichiarazioni rese appena 20 giorni prima dal presidente dell’ATO, Enrico Di Giuseppantonio6. Le autorità di ATO (tra cui il sindaco Pietrocola, componente del C.d.A.), che per legge dovrebbero controllare l’attività dell’ente di gestione (la SASI) per verificarne la corrispondenza agli obiettivi e ai livelli di servizio stabiliti nel Piano d’Ambito, non hanno –né allora, né dopo- detto una sola parola. Ogni commento appare superfluo.

La privatizzazione. Il sindaco Pietrocola ha parlato invece, di recente, per proporre un bando di gara per l’affidamento ai privati della gestione del servizio idrico. E ciò sulla base, secondo le sue dichiarazioni, nientemeno che della legge Galli (la 36 del ’94). Sono dichiarazioni sorprendenti, giacché da esse egli sembrerebbe ignorare tutto il complesso iter legislativo intervenuto negli ultimi dieci anni. Vi sono attualmente tre possibili modalità di affidamento: gara per il servizio, società mista con socio privato scelto attraverso gara, affidamento a società pubblica con prevalente attività locale (cosiddetto affidamento in house). Per ottenere l’affidamento diretto la SASI dovrebbe però entro quest’anno modificare il proprio statuto in modo da equipararsi ad un’azienda municipalizzata. Cosa farà lo decideranno i partiti. Non sarebbe male, tuttavia, che il dibattito tra loro fosse pubblico e avvenisse, per esempio, anche nel corso della presente campagna elettorale.

1 “Ciclo delle acque: Pace e De Matteis illustrano APQ”, in Regione flash, N. 04, pag. 8.

2 Il Centro, 6.12.’03.

3 Legge 36 del ’94 (legge Galli), art. 13 comma 5.

4 “In seguito agli interventi di recupero perdite (programmati dal 1° anno al 4° anno), sarà possibile erogare un volume pari alla domanda teorica complessiva”: ATO 6 – Chietino, Piano d’Ambito, capitolo VI, p. 12. Un bel risultato, indubbiamente, visto che –sempre secondo il Piano d’Ambito- il deficit di domanda insoddisfatta è pari attualmente a circa il 49%”

5 Nel primo mandato [a tutto il 2005? NdR] non sono previsti investimenti. I proventi delle tariffe saranno utilizzati per la gestione e la manutenzione”. Il Centro, 14.12.’04.

6«La Sasi», ha chiarito Di Giuseppantonio, «ha sostenuto che con gli incassi in corso e le bollette da definire, riesce a coprire i costi e che nella tariffa c’è anche la quota sull’investimento per il ciclo idrico»,”. Il Centro, 24.11.’04.


26 Gennaio ’05
ARIA DI VASTO (Parte prima)


1. PREMESSA.

Ricorderanno molti di aver notato lo scorso anno, in piazza Verdi a Vasto, la presenza di un mezzo mobile di rilevamento dell’inquinamento atmosferico. Rimase lì per 26 giorni, dal 18 Dicembre 2003 al 12 Gennaio 2004; il mezzo apparteneva all’ARTA (Agenzia Regionale per la Tutela dell’Ambiente); la sua presenza era stato richiesta dal Comune. I risultati del rilievo, la cui diffusione era stata annunciata dal direttore regionale della Fee Paolo Leonzio1, non furono mai presentati alla città.

Poiché neppure il Sindaco, né alcun altro per lui dell’Amministrazione Comunale –che pure ne avrebbero avuto competenza- si sono mai curato di diffonderli, abbiamo creduto di farlo noi nella convinzione di rendere così, benché ad un anno di distanza, un servizio alla città. I dati rilevati, come si vedrà, sono tutt’altro che trascurabili. (Si trovano nel file allegato).


2. I DATI.


2.1 Cominciamo dalle buone notizie. Sono buoni i valori rilevati di Biossido di Zolfo2 e Ozono3. Nei limiti di legge appaiono il dato su Monossido di Carbonio4 e, a stento, anche quelli relativi al Biossido di Azoto5.


2.2 Passiamo ora alle cattive: il Particolato Sospeso (le cosiddette polveri) (PM10), il Benzene, lo Stirene.

Le polveri (PM10). Le particelle atmosferiche rappresentano una complessa miscellanea di sostanze organiche e inorganiche, solide e liquide derivate da fonti naturali o da attività antropiche (processi industriali, traffico veicolare, riscaldamento domestico a carbone, inceneritori). L’attuale valore limite annuo (40 μg/m3) coincide esattamente con la media giornaliera dell’intera rilevazione. Vi sono stati, però, in 26 giorni, 5 superamenti del valore limite giornaliero per la protezione della salute umana6. “È ormai accertato un nesso fra mortalità giornaliera e livelli di particolato atmosferico. In particolare, eccessi di mortalità si verificano nei due giorni successivi a quello in cui si sono registrate alte concentrazioni di PM. Gli eccessi riguardano anziani, bambini, soggetti debilitati e con problemi respiratori 7”.

Il benzene. Il benzene, la cui presenza è attribuibile al 90% al traffico veicolare, è è stato classificato come cancerogeno dall’International Agency for Research on Cancer (IARC), che l’ha inserito nel gruppo 1, cioè tra le poche sostanze per le quali esiste un’evidenza accertata sull’induzione di tumori nell’uomo. La legge8 stabilisce che la concentrazione media annuale non debba superare l’obiettivo di qualità pari a 10 µg/m3 (si ridurrà gradualmente a 5 µg/m3 entro il 2010). L’Istituto Superiore di Sanità9 ha rilevato a Roma, nel Gennaio del 2000, in 5 siti urbani ad alta intensità di traffico, una concentrazione media (su 15 giorni) pari a 4,3 μg/m3. Ancora nel Gennaio del 2000 l’APAT Lombardia ha rilevato a Milano, in P.le Zavattari, una media di 5,2 µg/m3, e, in Via Senato, di 7,8 µg/m3. Legambiente10, nel Febbraio del 2004, ha rilevato, sempre a Milano, nell’aria di Piazzale Loreto, la presenza di 10 µg/m3 di benzene. Nelle rilevazioni dell’ARTA di cui ci stiamo occupando –avvenute a Vasto poco più di un mese prima- la media è stata di 11,9 μg/m3; il valore orario massimo di 35,5 μg/m3.

Lo stirene. Lo stirene origina principalmente da attività industriali e, in misura minore, dal traffico veicolare. Le conoscenze su questa sostanza non sono ancora tali, sostiene l’Organizzazione Mondiale della Sanità11, da consentire di tracciare un quadro certo della sua tossicità sull’uomo. Sono stati accertati effetti genotossici, neurologici e sullo sviluppo; non ancora certa appare la sua cancerogenicità. Non sono stati ancora introdotti limiti di legge all’inquinamento da stirene. Tuttavia, “eccetto che in aree altamente inquinate,” scrive ancora l’OMS12, “le concentrazioni di stirene nell’aria ambiente sono in genere inferiori a 1 μg/m3. “In un ambiente urbano inquinato e nel raggio di 1 km da industrie che lavorano lo stirene, la [sua] concentrazione può raggiungere i 20-30 μg/m3 13. In Piazza Verdi l’ARTA ha rilevato una concentrazione media di stirene pari a 9,6 μg/m3, con picchi fino a 24,7 μg/m3. Ma a Punta Penna, dove il mezzo mobile ha effettuato rilevazioni nel periodo tra il 14 Gennaio e l’11 Febbraio 2004, la concentrazione media rilevata è stata –il che è sorprendente- quasi il doppio: 18,3 μg/m3, con un massimo orario fino a 36,1 μg/m3. Il che equivale14 all’assorbimento, per un abitante di Vasto città, di una quantità giornaliera di stirene pari a quella contenuta in 4-10 sigarette; e per un abitante di Punta Penna in 8-20 sigarette.


2.3. Veniamo infine alle notizie pessime: Toluene e I.P.A.

Il toluene. Il toluene proviene dal traffico veicolare (in particolare dal gasolio); ma possono contribuirvi in modo significativo anche da alcune tipologie di processi industriali. La sua canceroganicità non è stata confermata. In compenso, di questa sostanza sono noti gli effetti sul sistema nervoso centrale; essa è inoltre riconosciuta come teratogena15. A Zurigo16 (dati 2003) la concentrazione media annuale di toluene era di 7,52 µg/m3. “I dati raccolti nel 1990 in 11 città degli Stati Uniti” scrive l’OMS17 “indicavano una concentrazione media (su 24 ore) di 20 μg/m3. In 6 siti urbani del Canada (dati 1989) la media giornaliera si sarebbe tenuta (sempre secondo l’OMS18) su valori dai 5 ai 44 μg/m3. A Dicembre del 2000 le stazioni fisse di Via Senato e P.le Zavattari, a Milano, hanno rilevato una media mensile19 rispettivamente di 31,6 e 24,7 μg/m3. Secondo i risultati di una campagna di misurazione condotta dall’Università di Milano Bicocca20, sempre a Milano, nei mesi di Dicembre ‘96-Gennaio ’97 la concentrazione media mensile di toluene andava dai 51 ai 56 μg/m3. La già citata indagine dell’Istituto Superiore di Sanità ha rilevato a Roma, nel Gennaio 2000, in 5 siti urbani ad alta intensità di traffico, una media (su 15 giorni) di 58,2 μg/m3. La più alta media di toluene, scrive l’OMS21, fu rilevata a Torino nel 1991, ed era di 64 μg/m3. La media registrata (sui 26 giorni del rilevamento) in Piazza Verdi a Vasto è stata di 88,5 μg/m3, con picchi fino a 293,9 μg/m3.

Gli I.P.A. I cosiddetti Idrocarburi Policiclici Aromatici si formano in seguito alla combustione incompleta di materiali organici. La fonte più importante di origine antropica è rappresentata dalle emissioni veicolari, seguita dagli impianti termici, dalle centrali termoelettriche e dagli inceneritori. Le sostanze presenti nell’aria che vanno sotto il nome collettivo di IPA sono circa 500; le proprietà biologiche della maggior parte di esse sono ancora sconosciute. E’ dimostrato però che alcune sono potenti carcinogeni, in particolare a danno dei polmoni. Gli effetti degli IPA (come del benzene) non sono definiti “a soglia”, ma sono “stocastici”: non esistono livelli di concentrazione a rischio zero per la salute pubblica. “Il livello degli IPA nell’aria dovrebbe di conseguenza essere tenuto il più basso possibile22”. Non esiste allo stato un limite di legge che si riferisca al totale degli IPA presenti nell’aria ambiente23. Ci pare tuttavia ugualmente interessante proporre alcuni raffronti. Secondo fonti ufficiali canadesi24 le concentrazioni medie di IPA totali presenti, in Canada, in zone urbane, nel periodo 1987-1997, variano da 10 a 65 ng/m3. A Marsiglia25 la media misurata nel periodo Ottobre ’01-Gennaio ‘04 è stata di 16,7 ng/m3, con picchi di 60,5 ng/m3. Per restare in Italia, a Milano: una rilevazione26 condotta dall’ENEA nel Dicembre 2000 in corso Garibaldi ha trovato una media giornaliera massima di 44 ng/m3. Una media giornaliera massima di 27 ng/m3 è stata rilevata27, sempre a Milano, in via Messina, nel periodo Giugno 2002- Marzo 2003. Ancora a Milano, in piazzale Loreto, Legambiente28 ha misurato, nel Febbraio del 2004, una media di 9,03 ng/m3 (a Roma di 4,97; a Palermo di 15,09; a Napoli di 16,01). A Vasto, in Piazza Verdi, la media rilevata dall’ARTA è stata –nel periodo 18 Dicembre ‘03-12 Gennaio ’04- di 127 ng/m3, la media giornaliera massima di 286 ng/m3, il picco orario massimo 499 ng/m3.


3. CONCLUSIONI.

Sull’analisi dei dati torneremo in un prossimo comunicato. Essi del resto, in qualche misura, parlano da soli. Sin d’ora però ci pare doveroso osservare quanto segue:

  1. Alcuni dati appaiono francamente inquietanti. Dal momento della rilevazione è trascorso ormai anche troppo tempo. Ci pare necessaria una nuova, indifferibile verifica –entro Marzo- della qualità dell’aria a Vasto, sia in Piazza Verdi che a Punta Penna29.

  2. Non c’è bisogno invece, ci sembra, di verifiche ulteriori per affermare che Vasto non è più –posto che mai lo sia stata- quell’isola incontaminata nella quale ancora alcuni credono di vivere. Per questo è necessario che la città si munisca di almeno due centraline fisse di rilevazione (una per Piazza Verdi, l’altra per Punta Penna30). Anche questo sarebbe compito del Sindaco (prioritario forse, ci permettiamo di aggiungere, persino rispetto all’acquisto del cinema-teatro) – ed eventualmente dei candidati alle prossime elezioni regionali.






1 Il Messaggero, 18.12.’03: “Il mese prossimo –dice Leonzio- nella sede del Cotir in località Sinello ci sarà un incontro volto a ottenere la certificazione di qualità per aziende e imprese turistiche […]. Sarà l’occasione propizia per offrire della città un quadro rassicurante sotto il profilo ambientale[…]”

2 5 μg/m3 (microgrammi per metro cubo), contro un valore limite di 125 μg/m3. 1µg/m3 equivale a un milionesimo di grammo per metro cubo

3 60 μg/m3; il valore limite è di 110 μg/m3.

4 La media è di 4,6 μg/m3, con una punta massima di 23,3. Il valore limite era di 12 μg/m3 all’1.1.’04; è di 10 μg/m3 dall’1.1.’05. Si consideri però che a Milano già nel 2001 la media annua era scesa sotto i 2 μg/m3.

5 La media giornaliera è stata di 48 μg/m3, appena sotto il valore limite che nel 2004 era di 52 ed oggi è di 50 μg/m3 (su base annua), ma al di sopra della soglia di valutazione superiore per la protezione della salute umana che è di 32 μg/m3. La media oraria massima rilevata (151 μg/m3) è ampiamente al di sopra della soglia di valutazione superiore per la protezione della salute umana (140 μg/m3).

6 Allora di 55 μg/m3 (oggi è 50). I superamenti ammessi in un anno dalla normativa sono 35. 5 superamenti in 26 giorni fanno, in proiezione, 70 superamenti annui.

7Ministero dell’Ambiente, L’inquinamento atmosferico e i cambiamenti climatici, Settembre 2001, pag. 10.

8 D.lgs. n. 60/02, allegato V.

9 Ann. Ist. Super. Sanità 2002; 38(2): 175-185.

10 Legambiente, Treno Verde 2004. Comunicato Stampa 28 Aprile 2004, pag. 6.

11 WHO, Air Quality Guidelines, cit., Chapter 5.12 – Styrene, pag. 21.

12 “Except in highly polluted areas, styrene concentrations in outdoor air are generally <1 µg/m3”, ib. p. 2.

13 Ib, p. 3.

14 Nostra estrapolazione da dati OMS.

15 APAT, Linee guida al monitoraggio e all’analisi di microinquinanti in campo chimico – fisico, Roma 2003, p. 31.

16 Office fédéral de l’environnement, des forêts et du paysage, Cahier de l’environnement n° 370 – air, Berne, 2004.

17 Ib, pag. 1.

18 World Healt Organization, Air Quality Guidelines - Second Edition, Chapter 5.14 – Toluene, Copenhagen, 2000.

19 Dati ARPA Lombardia.

20 E. Bolzacchini, S. Caserini M. Maugeri, S. Meinardi, M.Orlandi, B. Rindone. Aromatic compound measurements at the Milan-Bicocca University Campus. Air pollution VI, Ed.: Brebbia C.A., Ratto C.F., Power H., WitPress, 1998.

21 WHO, Air Quality Guidelines, cit., pag. 2: “Toluene had the highest measured concentration (mean = 64 μg/m3) of several organic compounds in the urban air of Turin, Italy in 1991”.

22 WHO, Air Quality Guidelines, cit., Chapter 5.9 – PAH, pag. 16.

23 Per uno solo di essi, il Benzo(a)pirene (BaP) era stata fissata la soglia (poi abolita) di 1 ng/m3: un nanogrammo (un miliardesimo di grammo) per metro cubo. Da anni viene data per imminente una direttiva UE dedicata solo agli IPA.

24 Environment Canada - Analysis and Air Quality Division, Ambient Air Measurements of Polycyclic Aromatic Hydrocarbons (PAH), Polychlorinated Dibenzo- p-Dioxins (PCDD) and Polychlorinated Dibenzofurans in Canada (1987-1997) Report Series No. AAQD 98-3, pag. VII, Ottawa, Ontario, 1998.

25 Surveillance de la qualité de l’air de l’Est des Bouches-du-Rhône, du Var et du Vaucluse, Surveillance des HAP site urbain de Marseille - cinq avenues- rapport d’etude - Du 18 octobre 2001 au 23 janvier 2004, Août 2004

26 ENEA- Ministero dell’Ambiente, Progetto prevenzione inquinamento da benzene e IPA - Distribuzione granulometrica in massa del particolato atmosferico in area urbana, Milano 2002.

27 Maria Grazia Perrone, Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e del Territorio Università Milano-Bicocca, La qualità dell’aria in ambiente urbano: il problema del particolato atmosferico (PM10 e PM2,5), Milano 2003.

28 Legambiente, cit., p. 7.

29 Questa volta sarebbe meglio che il mezzo mobile non si nascondesse dietro il faro.

30 Noi ne avevamo già chesta una, la scorsa estate, per la sola zona industriale. Tra l’altro, pochi forse ricordano che il Comune di Vasto aveva già approvato nel lontano 1988 –sindaco Antonio Prospero- una convenzione per l’installazione di ben 5 centraline fisse di rilevamento della qualità dell’aria (di cui 2 nel territorio comunale di S. Salvo e 3 in quello di Vasto). La cosa si perse poi nelle nebbie del consiglio regionale…

Aria di Vasto (Parte prima)

COMUNICATO STAMPA 26 Gennaio ’05


1. PREMESSA.
Ricorderanno molti di aver notato lo scorso anno, in piazza Verdi a Vasto, la presenza di un mezzo mobile di rilevamento dell’inquinamento atmosferico. Rimase lì per 26 giorni, dal 18 Dicembre 2003 al 12 Gennaio 2004; il mezzo apparteneva all’ARTA (Agenzia Regionale per la Tutela dell’Ambiente); la sua presenza era stato richiesta dal Comune. I risultati del rilievo, la cui diffusione era stata annunciata dal direttore regionale della Fee Paolo Leon-zio , non furono mai presentati alla città.
Poiché neppure il Sindaco, né alcun altro per lui dell’Amministrazione Comunale –che pure ne avrebbero avuto competenza- si sono mai curato di diffonderli, abbiamo creduto di farlo noi nella convinzione di rendere così, benché ad un anno di distanza, un servizio alla città. I dati rilevati, come si vedrà, sono tutt’altro che trascurabili. (Si trovano nel file allegato).

2. I DATI.

2.1 Cominciamo dalle buone notizie. Sono buoni i valori rilevati di Biossido di Zolfo e Ozono . Nei limiti di legge appaiono il dato su Monossido di Carbonio e, a stento, anche quelli relativi al Biossido di Azoto .

2.2 Passiamo ora alle cattive: il Particolato Sospeso (le cosiddette polveri) (PM10), il Ben-zene, lo Stirene.
Le polveri (PM10). Le particelle atmosferiche rappresentano una complessa miscellanea di sostanze organiche e inorganiche, solide e liquide derivate da fonti naturali o da attività an-tropiche (processi industriali, traffico veicolare, riscaldamento domestico a carbone, incene-ritori). L’attuale valore limite annuo (40 μg/m3) coincide esattamente con la media giorna-liera dell’intera rilevazione. Vi sono stati, però, in 26 giorni, 5 superamenti del valore limite giornaliero per la protezione della salute umana . “È ormai accertato un nesso fra mortalità giornaliera e livelli di particolato atmosferico. In particolare, eccessi di mortalità si verifi-cano nei due giorni successivi a quello in cui si sono registrate alte concentrazioni di PM. Gli eccessi riguardano anziani, bambini, soggetti debilitati e con problemi respiratori ”.
Il benzene. Il benzene, la cui presenza è attribuibile al 90% al traffico veicolare, è è stato classificato come cancerogeno dall’International Agency for Research on Cancer (IARC), che l’ha inserito nel gruppo 1, cioè tra le poche sostanze per le quali esiste un’evidenza ac-certata sull’induzione di tumori nell’uomo. La legge stabilisce che la concentrazione media annuale non debba superare l’obiettivo di qualità pari a 10 µg/m3 (si ridurrà gradualmente a 5 µg/m3 entro il 2010). L’Istituto Superiore di Sanità ha rilevato a Roma, nel Gennaio del 2000, in 5 siti urbani ad alta intensità di traffico, una concentrazione media (su 15 giorni) pari a 4,3 μg/m3. Ancora nel Gennaio del 2000 l’APAT Lombardia ha rilevato a Milano, in P.le Zavattari, una media di 5,2 µg/m3, e, in Via Senato, di 7,8 µg/m3. Legambiente , nel Febbraio del 2004, ha rilevato, sempre a Milano, nell’aria di Piazzale Loreto, la presenza di 10 µg/m3 di benzene. Nelle rilevazioni dell’ARTA di cui ci stiamo occupando –avvenute a Vasto poco più di un mese prima- la media è stata di 11,9 μg/m3; il valore orario massimo di 35,5 μg/m3.
Lo stirene. Lo stirene origina principalmente da attività industriali e, in misura minore, dal traffico veicolare. Le conoscenze su questa sostanza non sono ancora tali, sostiene l’Organizzazione Mondiale della Sanità , da consentire di tracciare un quadro certo della sua tossicità sull’uomo. Sono stati accertati effetti genotossici, neurologici e sullo sviluppo; non ancora certa appare la sua cancerogenicità. Non sono stati ancora introdotti limiti di legge all’inquinamento da stirene. Tuttavia, “eccetto che in aree altamente inquinate,” scri-ve ancora l’OMS , “le concentrazioni di stirene nell’aria ambiente sono in genere inferiori a 1 μg/m3”. “In un ambiente urbano inquinato e nel raggio di 1 km da industrie che lavora-no lo stirene, la [sua] concentrazione può raggiungere i 20-30 μg/m3” . In Piazza Verdi l’ARTA ha rilevato una concentrazione media di stirene pari a 9,6 μg/m3, con picchi fino a 24,7 μg/m3. Ma a Punta Penna, dove il mezzo mobile ha effettuato rilevazioni nel periodo tra il 14 Gennaio e l’11 Febbraio 2004, la concentrazione media rilevata è stata –il che è sorprendente- quasi il doppio: 18,3 μg/m3, con un massimo orario fino a 36,1 μg/m3. Il che equivale all’assorbimento, per un abitante di Vasto città, di una quantità giornaliera di sti-rene pari a quella contenuta in 4-10 sigarette; e per un abitante di Punta Penna in 8-20 siga-rette.

2.3. Veniamo infine alle notizie pessime: Toluene e I.P.A.
Il toluene. Il toluene proviene dal traffico veicolare (in particolare dal gasolio); ma possono contribuirvi in modo significativo anche da alcune tipologie di processi industriali. La sua canceroganicità non è stata confermata. In compenso, di questa sostanza sono noti gli effetti sul sistema nervoso centrale; essa è inoltre riconosciuta come teratogena . A Zurigo (dati 2003) la concentrazione media annuale di toluene era di 7,52 µg/m3. “I dati raccolti nel 1990 in 11 città degli Stati Uniti” scrive l’OMS “indicavano una concentrazione media (su 24 ore) di 20 μg/m3”. In 6 siti urbani del Canada (dati 1989) la media giornaliera si sa-rebbe tenuta (sempre secondo l’OMS ) su valori dai 5 ai 44 μg/m3. A Dicembre del 2000 le stazioni fisse di Via Senato e P.le Zavattari, a Milano, hanno rilevato una media mensile rispettivamente di 31,6 e 24,7 μg/m3. Secondo i risultati di una campagna di misurazione condotta dall’Università di Milano Bicocca , sempre a Milano, nei mesi di Dicembre ‘96-Gennaio ’97 la concentrazione media mensile di toluene andava dai 51 ai 56 μg/m3. La già citata indagine dell’Istituto Superiore di Sanità ha rilevato a Roma, nel Gennaio 2000, in 5 siti urbani ad alta intensità di traffico, una media (su 15 giorni) di 58,2 μg/m3. La più alta media di toluene, scrive l’OMS , fu rilevata a Torino nel 1991, ed era di 64 μg/m3. La me-dia registrata (sui 26 giorni del rilevamento) in Piazza Verdi a Vasto è stata di 88,5 μg/m3, con picchi fino a 293,9 μg/m3.
Gli I.P.A. I cosiddetti Idrocarburi Policiclici Aromatici si formano in seguito alla combustione incompleta di materiali organici. La fonte più importante di origine antropica è rappresentata dalle emissioni veicolari, seguita dagli impianti termici, dalle centrali termoe-lettriche e dagli inceneritori. Le sostanze presenti nell’aria che vanno sotto il nome colletti-vo di IPA sono circa 500; le proprietà biologiche della maggior parte di esse sono ancora sconosciute. E’ dimostrato però che alcune sono potenti carcinogeni, in particolare a danno dei polmoni. Gli effetti degli IPA (come del benzene) non sono definiti “a soglia”, ma sono “stocastici”: non esistono livelli di concentrazione a rischio zero per la salute pubblica. “Il livello degli IPA nell’aria dovrebbe di conseguenza essere tenuto il più basso possibile ”. Non esiste allo stato un limite di legge che si riferisca al totale degli IPA presenti nell’aria ambiente . Ci pare tuttavia ugualmente interessante proporre alcuni raffronti. Secondo fonti ufficiali canadesi le concentrazioni medie di IPA totali presenti, in Canada, in zone urba-ne, nel periodo 1987-1997, variano da 10 a 65 ng/m3. A Marsiglia la media misurata nel periodo Ottobre ’01-Gennaio ‘04 è stata di 16,7 ng/m3, con picchi di 60,5 ng/m3. Per restare in Italia, a Milano: una rilevazione condotta dall’ENEA nel Dicembre 2000 in corso Gari-baldi ha trovato una media giornaliera massima di 44 ng/m3. Una media giornaliera massi-ma di 27 ng/m3 è stata rilevata , sempre a Milano, in via Messina, nel periodo Giugno 2002- Marzo 2003. Ancora a Milano, in piazzale Loreto, Legambiente ha misurato, nel Febbraio del 2004, una media di 9,03 ng/m3 (a Roma di 4,97; a Palermo di 15,09; a Napoli di 16,01). A Vasto, in Piazza Verdi, la media rilevata dall’ARTA è stata –nel periodo 18 Dicembre ‘03-12 Gennaio ’04- di 127 ng/m3, la media giornaliera massima di 286 ng/m3, il picco orario massimo 499 ng/m3.

3. CONCLUSIONI.
Sull’analisi dei dati torneremo in un prossimo comunicato. Essi del resto, in qualche misura, parlano da soli. Sin d’ora però ci pare doveroso osservare quanto segue:
1) Alcuni dati appaiono francamente inquietanti. Dal momento della rilevazione è tra-scorso ormai anche troppo tempo. Ci pare necessaria una nuova, indifferibile verifica –entro Marzo- della qualità dell’aria a Vasto, sia in Piazza Verdi che a Punta Penna .
2) Non c’è bisogno invece, ci sembra, di verifiche ulteriori per affermare che Vasto non è più –posto che mai lo sia stata- quell’isola incontaminata nella quale ancora alcuni credono di vivere. Per questo è necessario che la città si munisca di almeno due cen-traline fisse di rilevazione (una per Piazza Verdi, l’altra per Punta Penna ). Anche questo sarebbe compito del Sindaco (prioritario forse, ci permettiamo di aggiungere, persino rispetto all’acquisto del cinema-teatro) – ed eventualmente dei candidati alle prossime elezioni regionali.