Investimenti per il risanamento delle reti
Continua il silenzio dell’Amministrazione Comunale, e dei gruppi politici di maggioranza e di opposizione sul tema degli investimenti per il risanamento delle reti idriche. E sì che di questioni da chiarire ce ne sarebbero molte.
Cominciamo dall’Amministrazione Comunale.
Il Piano d’Ambito. Il presidente della SASI ing. Di Campli ha recentemente dichiarato che nel Piano d’Ambito dell’ATO n° 6 non sono stati previsti, per gli anni 2003 e 2004, investimenti volti al risanamento delle reti idriche; e che per gli anni successivi non c’è ancora niente di definito. Eppure questo è un obbligo espressamente disposto dalla legge (Legge 5.1.’94, artt. 1 comma 3 e 5 comma 1). I nostri amministratori, che rappresentano la città nell’assemblea dell’ATO, dovrebbero dirci che cosa intendono fare: se vogliono chiedere all’ATO di assumere impegni precisi, o se per caso preferiscono tirare avanti alla giornata (salvo poi scaricare su altri le responsabilità).
L’A.P.Q. La Regione Abruzzo, con l’Accordo di Programma Quadro siglato il 23.1.03, ha ottenuto dallo Stato, per il risanamento delle reti idriche, 300 milioni di euro di cui 200 già disponibili. Tutte le procedure per l’assegnazione dei fondi –ha dichiarato lo scorso 6 Dicembre l’assessore regionale alle Opere Pubbliche Giorgio De Matteis- sono state completate (Il Centro, 6.12.’03, pag. 12). Che cosa sia stato previsto per la nostra zona non è dato di sapere. Il sindaco di Vasto e i nostri rappresentanti regionali dovrebbero dircelo.
Passiamo alle forze di opposizione.
A Lanciano, intanto…Lo scorso 15 Gennaio, a Lanciano, i rappresentanti locali della Margherita, dei Verdi, dello SDI, di Rifondazione Comunista, dell’Italia dei Valori, di Italia Nostra, della CISL, dell’Adiconsum hanno chiesto la convocazione di un Consiglio Comunale straordinario perché il sindaco di Lanciano, Paolini, spieghi alla città la posizione assunta dal Comune sia sugli aumenti tariffari sia sul Piano d’Ambito approvato dai sindaci nell’assemblea dell’ATO n° 6.
Sin’ora, a Vasto, dall’opposizione sono giunte solo generiche proteste.
A proposito dei recenti aumenti nelle tariffe del servizio idrico
Cominciamo con alcuni dati.
1) L’entità dell’aumento. La SASI ha dichiarato negli ultimi mesi a più riprese che la tariffa media, a seguito dei recenti aumenti, si sarebbe attestata a 84 centesimi di euro il metro cubo. Non è vero. La SASI “dimentica” di aggiungere, non sulle bollette, ma nelle dichiarazioni rese alla stampa, che la cifra di 84 centesimi è da intendersi IVA esclusa. Includendo l’IVA il costo dell’acqua aumenta di un ulteriore 10%, raggiungendo i 92,4 centesimi il metro cubo.[1] Fino allo scorso anno, a Vasto, esso era in media pari a 69,8 centesimi (IVA inclusa). L’aumento medio reale è del 32,37%.
2) Il servizio reso. La Relazione annuale al Parlamento sullo stato dei servizi idrici. Anno 2002 (Luglio 2003), a cura del Comitato per la Vigilanza sull’uso delle Risorse Idriche (COVIRI), organismo governativo istituito presso il Ministero dell’Ambiente, fornisce alcuni semplici dati, aggiornati al 31.12.’02, sul servizio reso dalle aziende di gestione nei vari Ambiti Territoriali della penisola. Vi si apprende così che la dispersione idrica stimata, nell’intero comprensorio dell’ATO 6 Lanciano-Vasto, è del 58%, contro una media nazionale del 42%; il che ci colloca, per efficienza della rete idrica, al 48° posto su 52 ATO censiti dal COVIRI, sempre a livello nazionale. E che la dotazione pro capite lorda è pari a 185 litri per abitante al giorno, contro una media nazionale di 297; e in questo caso siamo al 47° posto su 52.
Ciò spiega abbastanza bene come possa accadere, per esempio, che a Vasto l’erogazione idrica venga interrotta regolarmente dal pomeriggio al mattino successivo di tutti i giorni della stagione estiva (e, negli ultimi anni, molto spesso anche nelle altre stagioni); che così frequenti si verifichino rotture della rete idrica, etc.
3) Gli aumenti futuri. Con gli aumenti che in questi giorni stiamo pagando ci adeguiamo alla media nazionale, che è di 93 centesimi il metro cubo.[2] Nessuno dice però –né tantomeno lo dicono la SASI (la società di gestione) o l’ATO (l’assemblea dei sindaci cui spetta la decisione effettiva degli aumenti)- che siamo destinati a superarla, e di gran lunga: perché nel piano di gestione sono previsti ulteriori aumenti. Lo si legge nella succitata Relazione annuale del COVIRI.[3] Nell’arco dei prossimi 4 anni, la tariffa al m3 aumenterà dunque fino ad € 1,15: + 24,46% sulla tariffa attuale, e + 8,5% sulla media nazionale prevista. Tra 9 anni arriveremo poi a 1,47 euro, con un aumento ulteriore del 27,82%: +18% sulla media nazionale prevista a quella data, e + 64,75% sulle tariffe comunali dello scorso anno.
Gli interventi previsti. “La tariffa costituisce il corrispettivo del servizio idrico”.[4] Attualmente abbiamo dunque una tariffa in linea con la media nazionale, ma un servizio nettamente peggiore; e ulteriori forti aumenti sono previsti nel futuro. Ci si attenderebbe almeno un sensibile miglioramento nel servizio. Ciò in effetti è precisamente quanto dispone la legge. Ogni Ambito Territoriale Ottimale (A.T.O.) (cioè l’assemblea dei sindaci) deve fissare gli obiettivi e i livelli di qualità da raggiungere (i cosiddetti standard), i modi e i tempi per raggiungerli, gli investimenti necessari, e finalmente, e in relazione a questi, le tariffe[5].
Nulla di tutto questo i nostri amministratori hanno evidentemente ritenuto di dover rendere pubblico. Tranne, beninteso, le tariffe; e in modo che la responsabilità esclusiva apparisse a carico dell’ente di gestione, la SASI. I cittadini si trovano così a dover finanziare un piano di interventi che nessuno si è mai curato di rendere pubblico, e sul quale, di conseguenza, essi non dispongono della minima possibilità di controllo.
L’Accordo di Programma Quadro. C’è poi un altro aspetto della questione, che dovrebbe essere chiarito. Il piano degli incrementi tariffari è stato approvato dall’ATO n° 6 il 18 Dicembre del 2002. Successivamente, il 23 Gennaio 2003, è avvenuta la sottoscrizione di un Accordo di Programma Quadro tra la Regione Abruzzo e i Ministeri dei Trasporti, dell’Ambiente, dell’Economia e delle Politiche Agricole a seguito del quale è stata stanziata, a favore delle aziende di gestione della rete idrica nella regione Abruzzo, la somma complessiva di 320 milioni di euro circa. In particolare, all’A.T.O. n° 6 è stata attribuita la somma di € 7.679.414,20 per acquedotti e reti interne, di cui € 3.738.130,46 per i comuni di Lanciano, Ortona, Vasto, Casoli, Casalbordino[6]; e di € 18.602.586,15 per fognature e impianti di depurazione, di cui € 325.368 al comune di Vasto[7]. “Gli interventi compresi in questo Accordo”, ha dichiarato lo scorso 5 Febbraio il presidente della Regione Abruzzo, Pace, “possono essere considerati immediatamente cantierabili”[8].
Poiché questi finanziamenti sono giunti dopo l’approvazione, da parte dell’ATO, del piano degli interventi, ci chiediamo: non sarebbe il caso di rivedere, questa volta al ribasso, il piano tariffario? Non siamo i soli a dirlo. Lo chiede anche la Corte dei Conti: “Un aspetto particolarmente delicato della materia in esame è anche costituito dalla possibilità che i servizi idrici dell’ATO beneficino di contributi agli investimenti da parte dello Stato, della Comunità europea o delle stesse Regioni: è questa un’eventualità che il sistema previsto dalla legge n. 36 del 1994 non esclude e che comunque è in ogni caso espressamente presa in considerazione da alcuni ATO nelle loro concrete esperienze di pianificazione. Ma la possibilità di finanziamenti extratariffari introduce un’altra variabile che rende tutto il quadro ancor più complesso ed incerto, richiedendo se non altro specifiche e puntuali preventive determinazioni, da parte degli ATO, delle concrete modalità di un’adeguata riduzione delle tariffe in caso di sopravvenuti ulteriori finanziamenti.”[9] A questo riguardo attendiamo delle risposte.
La carta dei servizi. Se le responsabilità dell’ATO (che, lo ricordiamo, è l’organo che prende le decisioni) verso i cittadini sono di natura politica, e dunque non sono assoggettabili ad una specifica normativa, ben diversamente stanno le cose per quanto attiene alla responsabilità dell’ente di gestione (la SASI) nei confronti degli utenti. L’ente gestore ha l’obbligo di garantire alla propria utenza il rispetto di determinati livelli di qualità (detti standard) tanto del prodotto, quanto del servizio; di dichiararli; e di renderli pubblici[10]. Il luogo stabilito dalla legge per questa pubblica dichiarazione è la Carta del Servizio Idrico Integrato.“Questa costituisce elemento integrativo del contratto, obbliga ad una prestazione con caratteristiche oggettivamente prestabilite e assicura ai consumatori una tutela diversa e aggiuntiva rispetto a quella giurisdizionale”[11].
Nonostante il presidente della SASI Giuseppe Di Campli abbia dichiarato, lo scorso 5 Ottobre, essere in atto la distribuzione agli utenti della Carta del Servizio[12], questa non è stata tuttora né distribuita né comunque resa pubblica. Crediamo di rendere un servizio ai cittadini se oggi la pubblichiamo noi (in allegato), accompagnandola con qualche commento.
La Carta del servizio idrico integrato della SASI SpA. La cosiddetta direttiva Ciampi divide dunque gli standard di qualità del servizio in generali e specifici. La continuità del servizio rientra tra gli standard generali. “L'erogazione dei servizi pubblici deve essere continua, regolare e senza interruzioni”. Non è questo evidentemente il nostro caso. La legge non si limita tuttavia a fissare il principio; essa dispone altresì degli obblighi puntuali a carico del gestore. “Gli standard sono accompagnati da una relazione illustrativa nella quale si descrivono, tra l'altro, le modalità previste per il loro conseguimento: i fattori principali esterni al soggetto erogatore ed indipendenti dal suo controllo che potrebbero incidere significativamente sul conseguimento degli standard; i metodi di valutazione utilizzati per fissare o rivedere gli standard, con una previsione relativa alle valutazioni future. Nella relazione i soggetti erogatori determinano, altresì, gli indici da utilizzare per la misurazione o la valutazione dei risultati conseguiti; forniscono una base di comparazione per raffrontare i risultati effettivamente ottenuti con gli obiettivi previsti; descrivono gli strumenti da impiegarsi al fine di verificare e convalidare i valori misurati.”[13] “La Direttiva Ciampi”, commenta la Corte dei Conti[14], “ha avuto il pregio di stabilire definitivamente che l’obbligo di erogare un servizio non può consistere in una prestazione indeterminata e indefinita, ma, al contrario, precisa e oggettivamente valutabile”
La SASI, insomma, a norma di legge, subito dopo aver disposto gli aumenti, avrebbe dovuto dirci di preciso come vuole amministrare i nostri soldi e, in particolare, che cosa intende fare per la riduzione delle perdite e il monitoraggio delle reti. E invece? Invece nella Carta dei Servizi della SASI si legge che “è garantito l’impegno[15]ad erogare un servizio continuo, regolare e senza interruzioni”[16] E anzi “è garantito il massimo impegno per la continuità e la regolarità del servizio d’erogazione”[17]. Quanto poi al monitoraggio delle reti, questo “è un preciso impegno che si completerà [quando?] con l’attuazione degli investimenti per il telecontrollo”[18]. E’Tutto qui. E ci pare un po’ poco. Non vogliamo aggiungere ulteriori commenti.
La normativa dispone inoltre, come s’è detto, a carico del gestore, il conseguimento di standard di qualità specifici. Sono molti, e alcuni molto tecnici. Ma vogliamo soffermarci sui maggiori: a) La presenza di sportelli aperti al pubblico[19]: di questi nella Carta dei Servizi non c’è traccia, ma i presidenti dell’ATO e della SASI, a seguito delle molte proteste di questi giorni, hanno di recente preso un (altro) generico impegno ad aprirne; b) i tempi previsti per la riparazione dei guasti. La legge prevede: “riparazione di guasti ordinari entro 12 ore dalla segnalazione per gli impianti, entro 12 ore per le tubazioni sino a 300 mm di DN, e entro 24 ore per le tubazioni di diametro superiore”[20]. La SASI garantisce un tempo di intervento (non di riparazione!) entro i 2 (due) giorni lavorativi dalla richiesta; ma è previsto che si possa attendere fino ai 15 giorni[21]; c) la durata delle interruzioni programmate[22]: nella Carta dei Servizi della SASI non figura nessuna indicazione.
Conclusioni.
1) Dacché essa è nata, il lavoro della nostra associazione ha sempre mirato alla diffusione dell’informazione e alla difesa della legalità. Entrambe non escono da questa vicenda particolarmente bene.
2) Ci sembra che le responsabilità vadano equamente divise tra la SASI (il gestore) e l’ATO (il responsabile politico, cioè i sindaci).
3) Appoggiamo la richiesta, formulata dalla Cisl e dall’Adiconsum, di un tavolo di confronto tra i responsabili della SASI, dell’ATO, i sindaci, e tutte le associazioni interessate.
4) Chiediamo alla SASI che fornisca ai cittadini tutte le informazioni previste dalla legge; e
che, di conseguenza, modifichi al più presto la Carta dei Servizi.
5) Chiediamo ai sindaci –al sindaco di Vasto in particolare- e a tutti i partiti, di maggioranza e di opposizione, che riconoscano che non solo di una questione di interesse economico degli utenti di un pubblico servizio si tratta; ma di informazione, di legalità, del legittimo controllo dei cittadini sugli atti della pubblica amministrazione: insomma di democrazia. E che agiscano di conseguenza.
[1] Per un consumo medio stimato di 200 m3 l’anno. Il calcolo è riportato in allegato. (Chi disponga del Derive –versione 4- può vedere, sempre in allegato, anche un piccolo modello matematico che abbiamo predisposto al riguardo, nel quale si dimostra che, quale che sia il consumo medio stimato, il costo al m3 non può scendere, con queste tariffe, al di sotto dei 90,02 centesimi.)
[2] Anche questo dato è tratto dalla relazione al Parlamento del COVIRI.
[3] Alla pag. 95.
[4] Art. 13, comma 1, Legge 5.1.’94 n° 36 (Legge Galli).
[5] Ib., artt. 11, comma 3 e 13 comma 2.
[6] Fonte: A.T.O. n° 6 Chietino, Finanziamenti APQ. Mappatura-ricerca-recupero perdite reti interne, senza data.
[7] Ib.
[8] Fonte: Regione flash newsletter (organo settimanale dell’agenzia di stampa ufficiale della Regione Abruzzo) n° 04, 5 Febbraio 2003. Misteriosamente, la notizia è comparsa sui giornali solo lo scorso 27 giugno. Sullo stesso tema è tornato, lo scorso 6 Dicembre, l’assessore regionale alle opere pubbliche Giorgio De Matteis: “Una data storica, secondo l’assessore regionale alle opere pubbliche Giorgio De Matteis e i rappresentanti degli enti d’ambito”, Il Centro 6.12.’03.
[9] Corte dei Conti – Sezione Autonomie – Relazione sul risultato dell’indagine riguardante i servizi pubblici locali con particolare riferimento ai servizi idrici e alla depurazione delle acque reflue urbane nelle regioni Lombardia e Lazio, cap. 5. par. 4, Roma, 13.2.2003.
[10]“I soggetti erogatori individuano i fattori da cui dipende la qualità del servizio e, sulla base di essi adottano e pubblicano standard di qualità e quantità di cui assicurano il rispetto”:DPCM (detto anche Direttiva Ciampi, dal nome dell’allora presidente del Consiglio) del 27.1.’94, titolo II, comma 1.1.
[11] Corte dei Conti, cit., pag. 54.
[12] Il centro, 5.10.’03.
[13] DPCM 27.1.’94, titolo II, titolo II, comma 1.3. Subito dopo si dispone persino che “gli standard sono sottoposti a verifica con gli utenti in adunanze pubbliche”.
[14] cit., pag. 53.
[15] Il grassetto, e i successivi, sono nostri.
[16] Carta del Servizio idrico integrato, pag. 3.
[17] Ib., pag. 4.
[18] Ib.
[19] “Gli sportelli del gestore debbono essere adeguatamente distribuiti in relazione alle esigenze dell'utenza nel territorio. Deve essere assicurato un orario di apertura non inferiore alle 8 ore giornaliere, nell'intervallo 8,00 - 18,00 nei giorni feriali e non inferiore alle 4 ore nell'intervallo 8,00 - 13,00 il sabato.”: D.P.C.M. 4 marzo 1996 - Disposizioni in materia di risorse idriche, allegato 1/8, 8.4.4.
[20] DPCM del 29 aprile 1999. Schema generale di riferimento per la predisposizione della carta del servizio idrico integrato, allegato 1.
[21] Pagg. 7 e 8.
[22] D.P.C.M. 4 marzo 1996 - Disposizioni in materia di risorse idriche, allegato 1/8, 8.2.9, 8.2.10, 8.2.11.
19 Gennaio ’04
Continua il silenzio dell’Amministrazione Comunale, e dei gruppi politici di maggioranza e di opposizione sul tema degli investimenti per il risanamento delle reti idriche. E sì che di questioni da chiarire ce ne sarebbero molte.
Cominciamo dall’Amministrazione Comunale.
Il Piano d’Ambito. Il presidente della SASI ing. Di Campli ha recentemente dichiarato che nel Piano d’Ambito dell’ATO n° 6 non sono stati previsti, per gli anni 2003 e 2004, investimenti volti al risanamento delle reti idriche; e che per gli anni successivi non c’è ancora niente di definito. Eppure questo è un obbligo espressamente disposto dalla legge (Legge 5.1.’94, artt. 1 comma 3 e 5 comma 1). I nostri amministratori, che rappresentano la città nell’assemblea dell’ATO, dovrebbero dirci che cosa intendono fare: se vogliono chiedere all’ATO di assumere impegni precisi, o se per caso preferiscono tirare avanti alla giornata (salvo poi scaricare su altri le responsabilità).
L’A.P.Q. La Regione Abruzzo, con l’Accordo di Programma Quadro siglato il 23.1.03, ha ottenuto dallo Stato, per il risanamento delle reti idriche, 300 milioni di euro di cui 200 già disponibili. Tutte le procedure per l’assegnazione dei fondi –ha dichiarato lo scorso 6 Dicembre l’assessore regionale alle Opere Pubbliche Giorgio De Matteis- sono state completate (Il Centro, 6.12.’03, pag. 12). Che cosa sia stato previsto per la nostra zona non è dato di sapere. Il sindaco di Vasto e i nostri rappresentanti regionali dovrebbero dircelo.
Passiamo alle forze di opposizione.
A Lanciano, intanto…Lo scorso 15 Gennaio, a Lanciano, i rappresentanti locali della Margherita, dei Verdi, dello SDI, di Rifondazione Comunista, dell’Italia dei Valori, di Italia Nostra, della CISL, dell’Adiconsum hanno chiesto la convocazione di un Consiglio Comunale straordinario perché il sindaco di Lanciano, Paolini, spieghi alla città la posizione assunta dal Comune sia sugli aumenti tariffari sia sul Piano d’Ambito approvato dai sindaci nell’assemblea dell’ATO n° 6.
Sin’ora, a Vasto, dall’opposizione sono giunte solo generiche proteste.
12 Gennaio ’04
A PROPOSITO DEI RECENTI AUMENTI NELLE TARIFFE DEL SERVIZIO IDRICO.
Cominciamo con alcuni dati.
1) L’entità dell’aumento. La SASI ha dichiarato negli ultimi mesi a più riprese che la tariffa media, a seguito dei recenti aumenti, si sarebbe attestata a 84 centesimi di euro il metro cubo. Non è vero. La SASI “dimentica” di aggiungere, non sulle bollette, ma nelle dichiarazioni rese alla stampa, che la cifra di 84 centesimi è da intendersi IVA esclusa. Includendo l’IVA il costo dell’acqua aumenta di un ulteriore 10%, raggiungendo i 92,4 centesimi il metro cubo.1 Fino allo scorso anno, a Vasto, esso era in media pari a 69,8 centesimi (IVA inclusa). L’aumento medio reale è del 32,37%.
2) Il servizio reso. La Relazione annuale al Parlamento sullo stato dei servizi idrici. Anno 2002 (Luglio 2003), a cura del Comitato per la Vigilanza sull’uso delle Risorse Idriche (COVIRI), organismo governativo istituito presso il Ministero dell’Ambiente, fornisce alcuni semplici dati, aggiornati al 31.12.’02, sul servizio reso dalle aziende di gestione nei vari Ambiti Territoriali della penisola. Vi si apprende così che la dispersione idrica stimata, nell’intero comprensorio dell’ATO 6 Lanciano-Vasto, è del 58%, contro una media nazionale del 42%; il che ci colloca, per efficienza della rete idrica, al 48° posto su 52 ATO censiti dal COVIRI, sempre a livello nazionale. E che la dotazione pro capite lorda è pari a 185 litri per abitante al giorno, contro una media nazionale di 297; e in questo caso siamo al 47° posto su 52.
Ciò spiega abbastanza bene come possa accadere, per esempio, che a Vasto l’erogazione idrica venga interrotta regolarmente dal pomeriggio al mattino successivo di tutti i giorni della stagione estiva (e, negli ultimi anni, molto spesso anche nelle altre stagioni); che così frequenti si verifichino rotture della rete idrica, etc.
3) Gli aumenti futuri. Con gli aumenti che in questi giorni stiamo pagando ci adeguiamo alla media nazionale, che è di 93 centesimi il metro cubo.2 Nessuno dice però –né tantomeno lo dicono la SASI (la società di gestione) o l’ATO (l’assemblea dei sindaci cui spetta la decisione effettiva degli aumenti)- che siamo destinati a superarla, e di gran lunga: perché nel piano di gestione sono previsti ulteriori aumenti. Lo si legge nella succitata Relazione annuale del COVIRI.3 Nell’arco dei prossimi 4 anni, la tariffa al m3 aumenterà dunque fino ad € 1,15: + 24,46% sulla tariffa attuale, e + 8,5% sulla media nazionale prevista. Tra 9 anni arriveremo poi a 1,47 euro, con un aumento ulteriore del 27,82%: +18% sulla media nazionale prevista a quella data, e + 64,75% sulle tariffe comunali dello scorso anno.
Gli interventi previsti. “La tariffa costituisce il corrispettivo del servizio idrico”.4 Attualmente abbiamo dunque una tariffa in linea con la media nazionale, ma un servizio nettamente peggiore; e ulteriori forti aumenti sono previsti nel futuro. Ci si attenderebbe almeno un sensibile miglioramento nel servizio. Ciò in effetti è precisamente quanto dispone la legge. Ogni Ambito Territoriale Ottimale (A.T.O.) (cioè l’assemblea dei sindaci) deve fissare gli obiettivi e i livelli di qualità da raggiungere (i cosiddetti standard), i modi e i tempi per raggiungerli, gli investimenti necessari, e finalmente, e in relazione a questi, le tariffe5.
Nulla di tutto questo i nostri amministratori hanno evidentemente ritenuto di dover rendere pubblico. Tranne, beninteso, le tariffe; e in modo che la responsabilità esclusiva apparisse a carico dell’ente di gestione, la SASI. I cittadini si trovano così a dover finanziare un piano di interventi che nessuno si è mai curato di rendere pubblico, e sul quale, di conseguenza, essi non dispongono della minima possibilità di controllo.
L’Accordo di Programma Quadro. C’è poi un altro aspetto della questione, che dovrebbe essere chiarito. Il piano degli incrementi tariffari è stato approvato dall’ATO n° 6 il 18 Dicembre del 2002. Successivamente, il 23 Gennaio 2003, è avvenuta la sottoscrizione di un Accordo di Programma Quadro tra la Regione Abruzzo e i Ministeri dei Trasporti, dell’Ambiente, dell’Economia e delle Politiche Agricole a seguito del quale è stata stanziata, a favore delle aziende di gestione della rete idrica nella regione Abruzzo, la somma complessiva di 320 milioni di euro circa. In particolare, all’A.T.O. n° 6 è stata attribuita la somma di € 7.679.414,20 per acquedotti e reti interne, di cui € 3.738.130,46 per i comuni di Lanciano, Ortona, Vasto, Casoli, Casalbordino6; e di € 18.602.586,15 per fognature e impianti di depurazione, di cui € 325.368 al comune di Vasto7. “Gli interventi compresi in questo Accordo”, ha dichiarato lo scorso 5 Febbraio il presidente della Regione Abruzzo, Pace, “possono essere considerati immediatamente cantierabili”8.
Poiché questi finanziamenti sono giunti dopo l’approvazione, da parte dell’ATO, del piano degli interventi, ci chiediamo: non sarebbe il caso di rivedere, questa volta al ribasso, il piano tariffario? Non siamo i soli a dirlo. Lo chiede anche la Corte dei Conti: “Un aspetto particolarmente delicato della materia in esame è anche costituito dalla possibilità che i servizi idrici dell’ATO beneficino di contributi agli investimenti da parte dello Stato, della Comunità europea o delle stesse Regioni: è questa un’eventualità che il sistema previsto dalla legge n. 36 del 1994 non esclude e che comunque è in ogni caso espressamente presa in considerazione da alcuni ATO nelle loro concrete esperienze di pianificazione. Ma la possibilità di finanziamenti extratariffari introduce un’altra variabile che rende tutto il quadro ancor più complesso ed incerto, richiedendo se non altro specifiche e puntuali preventive determinazioni, da parte degli ATO, delle concrete modalità di un’adeguata riduzione delle tariffe in caso di sopravvenuti ulteriori finanziamenti.”9 A questo riguardo attendiamo delle risposte.
La carta dei servizi. Se le responsabilità dell’ATO (che, lo ricordiamo, è l’organo che prende le decisioni) verso i cittadini sono di natura politica, e dunque non sono assoggettabili ad una specifica normativa, ben diversamente stanno le cose per quanto attiene alla responsabilità dell’ente di gestione (la SASI) nei confronti degli utenti. L’ente gestore ha l’obbligo di garantire alla propria utenza il rispetto di determinati livelli di qualità (detti standard) tanto del prodotto, quanto del servizio; di dichiararli; e di renderli pubblici10. Il luogo stabilito dalla legge per questa pubblica dichiarazione è la Carta del Servizio Idrico Integrato.“Questa costituisce elemento integrativo del contratto, obbliga ad una prestazione con caratteristiche oggettivamente prestabilite e assicura ai consumatori una tutela diversa e aggiuntiva rispetto a quella giurisdizionale”11.
Nonostante il presidente della SASI Giuseppe Di Campli abbia dichiarato, lo scorso 5 Ottobre, essere in atto la distribuzione agli utenti della Carta del Servizio12, questa non è stata tuttora né distribuita né comunque resa pubblica. Crediamo di rendere un servizio ai cittadini se oggi la pubblichiamo noi (in allegato), accompagnandola con qualche commento.
La Carta del servizio idrico integrato della SASI SpA. La cosiddetta direttiva Ciampi divide dunque gli standard di qualità del servizio in generali e specifici. La continuità del servizio rientra tra gli standard generali. “L'erogazione dei servizi pubblici deve essere continua, regolare e senza interruzioni”. Non è questo evidentemente il nostro caso. La legge non si limita tuttavia a fissare il principio; essa dispone altresì degli obblighi puntuali a carico del gestore. “Gli standard sono accompagnati da una relazione illustrativa nella quale si descrivono, tra l'altro, le modalità previste per il loro conseguimento: i fattori principali esterni al soggetto erogatore ed indipendenti dal suo controllo che potrebbero incidere significativamente sul conseguimento degli standard; i metodi di valutazione utilizzati per fissare o rivedere gli standard, con una previsione relativa alle valutazioni future. Nella relazione i soggetti erogatori determinano, altresì, gli indici da utilizzare per la misurazione o la valutazione dei risultati conseguiti; forniscono una base di comparazione per raffrontare i risultati effettivamente ottenuti con gli obiettivi previsti; descrivono gli strumenti da impiegarsi al fine di verificare e convalidare i valori misurati.”13 “La Direttiva Ciampi”, commenta la Corte dei Conti14, “ha avuto il pregio di stabilire definitivamente che l’obbligo di erogare un servizio non può consistere in una prestazione indeterminata e indefinita, ma, al contrario, precisa e oggettivamente valutabile”
La SASI, insomma, a norma di legge, subito dopo aver disposto gli aumenti, avrebbe dovuto dirci di preciso come vuole amministrare i nostri soldi e, in particolare, che cosa intende fare per la riduzione delle perdite e il monitoraggio delle reti. E invece? Invece nella Carta dei Servizi della SASI si legge che “è garantito l’impegno15ad erogare un servizio continuo, regolare e senza interruzioni”16 E anzi “è garantito il massimo impegno per la continuità e la regolarità del servizio d’erogazione”17. Quanto poi al monitoraggio delle reti, questo “è un preciso impegno che si completerà [quando?] con l’attuazione degli investimenti per il telecontrollo”18. E’Tutto qui. E ci pare un po’ poco. Non vogliamo aggiungere ulteriori commenti.
La normativa dispone inoltre, come s’è detto, a carico del gestore, il conseguimento di standard di qualità specifici. Sono molti, e alcuni molto tecnici. Ma vogliamo soffermarci sui maggiori: a) La presenza di sportelli aperti al pubblico19: di questi nella Carta dei Servizi non c’è traccia, ma i presidenti dell’ATO e della SASI, a seguito delle molte proteste di questi giorni, hanno di recente preso un (altro) generico impegno ad aprirne; b) i tempi previsti per la riparazione dei guasti. La legge prevede: “riparazione di guasti ordinari entro 12 ore dalla segnalazione per gli impianti, entro 12 ore per le tubazioni sino a 300 mm di DN, e entro 24 ore per le tubazioni di diametro superiore”20. La SASI garantisce un tempo di intervento (non di riparazione!) entro i 2 (due) giorni lavorativi dalla richiesta; ma è previsto che si possa attendere fino ai 15 giorni21; c) la durata delle interruzioni programmate22: nella Carta dei Servizi della SASI non figura nessuna indicazione.
Conclusioni.
1) Dacché essa è nata, il lavoro della nostra associazione ha sempre mirato alla diffusione dell’informazione e alla difesa della legalità. Entrambe non escono da questa vicenda particolarmente bene.
2) Ci sembra che le responsabilità vadano equamente divise tra la SASI (il gestore) e l’ATO (il responsabile politico, cioè i sindaci).
3) Appoggiamo la richiesta, formulata dalla Cisl e dall’Adiconsum, di un tavolo di confronto tra i responsabili della SASI, dell’ATO, i sindaci, e tutte le associazioni interessate.
4) Chiediamo alla SASI che fornisca ai cittadini tutte le informazioni previste dalla legge; e
che, di conseguenza, modifichi al più presto la Carta dei Servizi.
5) Chiediamo ai sindaci –al sindaco di Vasto in particolare- e a tutti i partiti, di maggioranza e di opposizione, che riconoscano che non solo di una questione di interesse economico degli utenti di un pubblico servizio si tratta; ma di informazione, di legalità, del legittimo controllo dei cittadini sugli atti della pubblica amministrazione: insomma di democrazia. E che agiscano di conseguenza.
1 Per un consumo medio stimato di 200 m3 l’anno. Il calcolo è riportato in allegato. (Chi disponga del Derive –versione 4- può vedere, sempre in allegato, anche un piccolo modello matematico che abbiamo predisposto al riguardo, nel quale si dimostra che, quale che sia il consumo medio stimato, il costo al m3 non può scendere, con queste tariffe, al di sotto dei 90,02 centesimi.)
2 Anche questo dato è tratto dalla relazione al Parlamento del COVIRI.
3 Alla pag. 95.
4 Art. 13, comma 1, Legge 5.1.’94 n° 36 (Legge Galli).
5 Ib., artt. 11, comma 3 e 13 comma 2.
6 Fonte: A.T.O. n° 6 Chietino, Finanziamenti APQ. Mappatura-ricerca-recupero perdite reti interne, senza data.
7 Ib.
8 Fonte: Regione flash newsletter (organo settimanale dell’agenzia di stampa ufficiale della Regione Abruzzo) n° 04, 5 Febbraio 2003. Misteriosamente, la notizia è comparsa sui giornali solo lo scorso 27 giugno. Sullo stesso tema è tornato, lo scorso 6 Dicembre, l’assessore regionale alle opere pubbliche Giorgio De Matteis: “Una data storica, secondo l’assessore regionale alle opere pubbliche Giorgio De Matteis e i rappresentanti degli enti d’ambito”, Il Centro 6.12.’03.
9 Corte dei Conti – Sezione Autonomie – Relazione sul risultato dell’indagine riguardante i servizi pubblici locali con particolare riferimento ai servizi idrici e alla depurazione delle acque reflue urbane nelle regioni Lombardia e Lazio, cap. 5. par. 4, Roma, 13.2.2003.
10“I soggetti erogatori individuano i fattori da cui dipende la qualità del servizio e, sulla base di essi adottano e pubblicano standard di qualità e quantità di cui assicurano il rispetto”:DPCM (detto anche Direttiva Ciampi, dal nome dell’allora presidente del Consiglio) del 27.1.’94, titolo II, comma 1.1.
11 Corte dei Conti, cit., pag. 54.
12 Il centro, 5.10.’03.
13 DPCM 27.1.’94, titolo II, titolo II, comma 1.3. Subito dopo si dispone persino che “gli standard sono sottoposti a verifica con gli utenti in adunanze pubbliche”.
14 cit., pag. 53.
15 Il grassetto, e i successivi, sono nostri.
16 Carta del Servizio idrico integrato, pag. 3.
17 Ib., pag. 4.
18 Ib.
19 “Gli sportelli del gestore debbono essere adeguatamente distribuiti in relazione alle esigenze dell'utenza nel territorio. Deve essere assicurato un orario di apertura non inferiore alle 8 ore giornaliere, nell'intervallo 8,00 - 18,00 nei giorni feriali e non inferiore alle 4 ore nell'intervallo 8,00 - 13,00 il sabato.”: D.P.C.M. 4 marzo 1996 - Disposizioni in materia di risorse idriche, allegato 1/8, 8.4.4.
20 DPCM del 29 aprile 1999. Schema generale di riferimento per la predisposizione della carta del servizio idrico integrato, allegato 1.
21 Pagg. 7 e 8.
22 D.P.C.M. 4 marzo 1996 - Disposizioni in materia di risorse idriche, allegato 1/8, 8.2.9, 8.2.10, 8.2.11.