Piazzetta di S. Pietro

ASSOCIAZIONE CIVICA “PORTA NUOVA” - VASTO


COMUNICATO STAMPA 22 Novembre ’04



Sono da poco terminati i lavori di manutenzione della pavimentazione della piazzetta di S. Pietro, che il quartiere attendeva da anni. Diamo atto volentieri all’Amministrazione Comunale di averli finalmente realizzati. Non possiamo tuttavia evitare alcuni rilievi, di carattere sia specifico che generale.

  1. Attendiamo ancora, secondo le assicurazioni forniteci dall’assessore Soria, che sia installata all’imbocco della piazzetta una barriera fissa, sì che uno dei luoghi più belli della città non torni ad essere il triste parcheggio che per tanti anni è stato.

  2. Nonostante le buone intenzioni, e la solerzia, dell’assessore Traino l’intervento di manutenzione, per come è stato realizzato, appare molto discutibile, per ragioni di natura estetica ed architettonica. L’uso così ampio del cemento per chiudere le giunture tra i lastroni, insieme alla parziale pavimentazione della striscia di terra antistante la facciata della chiesa, hanno sensibilmente alterato, e in modo arbitrario, l’aspetto del luogo.


Ciò solleva una questione molto più vasta. Il centro storico è patrimonio della città intera. Da quarant’anni a questa parte, da quando l’allora sindaco Ciccarone dispose l’asfaltatura dell’antico manto viario, esso è oggetto, per mano pubblica o privata, di piccoli e grandi interventi i quali, sebbene attuati talvolta con le migliori intenzioni, ne stanno nondimeno un po’ alla volta stravolgendo l’aspetto. L’opinione pubblica presta attenzione, di volta in volta, ai casi più eclatanti, ma sempre quando il danno è ormai avvenuto. Nessuno ha mai provato negli ultimi anni a formulare una proposta di intervento complessivo.

Non si tratta, sia chiaro, di impedire i lavori necessari a mantenere il centro storico abitabile; né di allestire su di esso un’anacronistica programmazione onnicomprensiva; ma di stabilire un quadro generale minimo di riferimento che lo tuteli e valorizzi nel suo insieme. Questo quadro generale a Vasto manca; e così un po’ in tutto il meridione. Ma fa parte della sensibilità comune di cittadini ed amministratori, dalle Marche in su, in tutto il resto dell’Italia. Scontiamo un’arretratezza culturale che, in quanto tale, non conosce distinzione di partiti o schieramenti.


Sappiamo che la questione è complessa, e non ammette semplificazioni. Ci sentiamo però di formulare alcune proposte all’Amministrazione Comunale:

  1. Si riveda l’art. 98 delle Norme Tecniche di Attuazione del vigente PRG. Questo consente, entro blandi vincoli quantitativi, pressoché ogni intervento di ristrutturazione edilizia ed urbanistica, inclusa la completa demolizione dei fabbricati esistenti, com’è del resto avvenuto di recente in Corso Palizzi. Sono, vagamente (e quanto vagamente s’è visto nella vicenda degli ex palazzi scolastici di Corso Italia), tutelate le sole facciate di particolare pregio architettonico; le altre no, come se il centro storico fosse composto da edifici esistenti ciascuno per suo conto e in astratto, e non avesse una sua fisionomia complessiva maturata nel corso dei secoli. L’Amministrazione Comunale ha annunziato, dallo scorso Settembre, una revisione delle NTA; potrebbe essere l’occasione buona per rimetter mano all’art. 98.

  2. Si attuino i Piani di Recupero del Nucleo Antico previsti dallo stesso art. 98. Da troppo tempo sono lasciati andare indecorosamente in rovina edifici storici del centro cittadino quali l'ex Collegio Histonium, attuale Palazzo della Curia, ed il Palazzo Genova Rulli. Dopo l’apparente fallimento della convenzione stipulata nel lontano Febbraio 2002 con l'Arcidiocesi, sarebbe almeno il caso, noi crediamo, che il Comune informi almeno la città sui suoi progetti attuali, sempre che ne abbia.

  3. Si adotti finalmente, com’è, noi crediamo, necessario e urgente, un Regolamento per l’arredo, il decoro e l’igiene dell’ambiente urbano che fissi dei criteri minimi, ma generali, circa l’aspetto delle strade, delle facciate, del verde pubblico etc. nel centro storico e nell’intero abitato urbano. Inascoltata da tutti, la nostra associazione lo va chiedendo da tempo. Una misura ordinaria ed elementare di civiltà urbana, a costo zero, di cui beneficerebbe non solo il centro storico, ma l’intera città.



L’assessore alla Pianificazione Territoriale, Guido Giangiacomo, ha già espresso la sua disponibilità ad un incontro, insieme con l’assessore all’Urbanistica, Catalano, su questi temi. Informeremo la stampa su tutti gli sviluppi della vicenda.


Possiamo fidarci della SASI? (3)

COMUNICATO STAMPA 17 Settembre ’04



3. GLI INVESTIMENTI ANNUNCIATI.

Dichiarazioni.
1° Maggio 2003. Giuseppe Di Campli, presidente della SASI: “Per il 2003 è stato previsto un piano di interventi consistente, che andrà a risolvere diversi problemi in alcune zone del Frentano e del Vastese. Interventi che saranno sostenuti con il ricavato delle nuove tariffe dei servizi idrici ”.
24 Agosto 2003. Remo Di Martino, presidente dell’ATO 6: “Con l’applicazione dell’accordo di programma-quadro, sono previsti per il prossimo anno, i primi interventi per rifare le reti idriche delle città del nostro ambito. Si comincerà con un monitoraggio della rete ”.
7 Ottobre 2003. Antonio Tamburrino, componente del Consiglio di Amministrazione dell’ATO 6: “Su Lanciano, Vasto, Ortona, Casoli, Casalbordino saranno effettuati dei rilievi sulle condutture per giungere così al recupero delle perdite. I lavori dovrebbero essere assegnati già dal prossimo anno ”.
Su cosa fanno affidamento queste ottimistiche quanto autorevoli dichiarazioni? Naturalmente sul Piano d’Ambito.

Gli interventi prioritari previsti nel Piano d’Ambito.
Nel Dicembre del 2002 i sindaci dei 92 comuni interessati approvarono il Piano d’Ambito dell’ATO 6 Chietino. Per interventi prioritari risultano in programma, nei primi quattro anni, 26 milioni 160 mila euro, l’89% dei quali (€ 23 milioni 232 mila) per opere di ristrutturazione e ammodernamento della rete . “In seguito agli interventi di recupero perdite (programmati dal 1° anno al 4° anno), sarà possibile”, si legge nel Piano d’Ambito, “erogare un volume pari alla domanda teorica complessiva ”. E’ la soluzione finale del problema della carenza idrica nella nostra zona. Si tratta, per intenderci, di portare, entro il 2007, i volumi erogati (in migliaia di metri cubi) da 19.415 a 24.590: un incremento del 26,7%, il 6° maggior incremento previsto su 41 ATO censiti al riguardo a livello nazionale . “Previsioni fortemente ottimistiche ”, le ha definite il COVIRI.
Il 20,6% (pari ad € 4 milioni 780 mila) della spesa prevista avrebbe dovuto essere impiegata nei primi due anni (2003 e 2004) .
A tutt’oggi alcun intervento sulla rete idrica risulta avviato.
L’attuazione degli investimenti programmati è importante non solo per il necessario miglioramento del servizio idrico, ma anche perché su di essa poggia l’intero piano tariffario. Se il piano degli investimenti non dovesse essere rispettato ciò costituirebbe un danno certo per tutta la collettività .


Chiediamo:

- Alla SASI. L’ente di gestione, secondo la legge , avrebbe il dovere di predisporre periodicamente “una relazione sui risultati conseguiti, dando ad essa adeguata pubblicità”. Non sarebbe forse il caso, una volta tanto, di fornire qualche informazione agli utenti sull’andamento della gestione?
- Ai sindaci. Per quanto tempo intendano restare inerti di fronte all’incipiente fallimento del Piano d’Ambito che essi stessi hanno approvato. Inoltre: non avrebbero essi pure l’elementare dovere di informare i propri elettori?
- Alla Regione. Troviamo apprezzabili le pubbliche sollecitazioni che, di recente, l’assessore De Matteis ha rivolto agli enti d’ambito e alle società di gestione. Non sarebbe il caso, tuttavia, come chiede il COVIRI, di aggiornare le convenzione di affidamento “in particolare per quanto riguarda le attività di verifica e controllo sul gestore ”?
- Alle associazioni di difesa dei consumatori, ai sindacati, ai partiti che con noi intendano impegnarsi su questi temi. Ci pare urgente l’istituzione di un comitato zonale permanente di coordinamento sul tema del servizio idrico. Come già molte associazioni in tutta Italia –e come suggerisce persino il COVIRI - esso potrebbe richiedere anzitutto l’instaurazione di “un contesto istituzionale di collaborazione con gli enti concedenti del servizio”. Sarebbe un primo passo, noi crediamo ineludibile, per svolgere insieme un’azione più efficace.


17 Settembre ’04


POSSIAMO FIDARCI DELLA SASI?


  1. GLI INVESTIMENTI ANNUNCIATI.


Dichiarazioni.

1° Maggio 2003. Giuseppe Di Campli, presidente della SASI: “Per il 2003 è stato previsto un piano di interventi consistente, che andrà a risolvere diversi problemi in alcune zone del Frentano e del Vastese. Interventi che saranno sostenuti con il ricavato delle nuove tariffe dei servizi idrici 1”.

24 Agosto 2003. Remo Di Martino, presidente dell’ATO 6: “Con l’applicazione dell’accordo di programma-quadro, sono previsti per il prossimo anno, i primi interventi per rifare le reti idriche delle città del nostro ambito. Si comincerà con un monitoraggio della rete2”.

7 Ottobre 2003. Antonio Tamburrino, componente del Consiglio di Amministrazione dell’ATO 6: “Su Lanciano, Vasto, Ortona, Casoli, Casalbordino saranno effettuati dei rilievi sulle condutture per giungere così al recupero delle perdite. I lavori dovrebbero essere assegnati già dal prossimo anno3”.

Su cosa fanno affidamento queste ottimistiche quanto autorevoli dichiarazioni? Naturalmente sul Piano d’Ambito.


Gli interventi prioritari previsti nel Piano d’Ambito.

Nel Dicembre del 2002 i sindaci dei 92 comuni interessati approvarono il Piano d’Ambito dell’ATO 6 Chietino. Per interventi prioritari risultano in programma, nei primi quattro anni, 26 milioni 160 mila euro, l’89% dei quali (€ 23 milioni 232 mila) per opere di ristrutturazione e ammodernamento della rete4. “In seguito agli interventi di recupero perdite (programmati dal 1° anno al 4° anno), sarà possibile”, si legge nel Piano d’Ambito, “erogare un volume pari alla domanda teorica complessiva5. E’ la soluzione finale del problema della carenza idrica nella nostra zona. Si tratta, per intenderci, di portare, entro il 2007, i volumi erogati (in migliaia di metri cubi) da 19.415 a 24.590: un incremento del 26,7%, il 6° maggior incremento previsto su 41 ATO censiti al riguardo a livello nazionale6. “Previsioni fortemente ottimistiche7, le ha definite il COVIRI.

Il 20,6% (pari ad € 4 milioni 780 mila) della spesa prevista avrebbe dovuto essere impiegata nei primi due anni (2003 e 2004)8.

A tutt’oggi alcun intervento sulla rete idrica risulta avviato.

L’attuazione degli investimenti programmati è importante non solo per il necessario miglioramento del servizio idrico, ma anche perché su di essa poggia l’intero piano tariffario. Se il piano degli investimenti non dovesse essere rispettato ciò costituirebbe un danno certo per tutta la collettività9.



Chiediamo:


  • Alla SASI. L’ente di gestione, secondo la legge10, avrebbe il dovere di predisporre periodicamente “una relazione sui risultati conseguiti, dando ad essa adeguata pubblicità”. Non sarebbe forse il caso, una volta tanto, di fornire qualche informazione agli utenti sull’andamento della gestione?

  • Ai sindaci. Per quanto tempo intendano restare inerti di fronte all’incipiente fallimento del Piano d’Ambito che essi stessi hanno approvato. Inoltre: non avrebbero essi pure l’elementare dovere di informare i propri elettori?

  • Alla Regione. Troviamo apprezzabili le pubbliche sollecitazioni che, di recente, l’assessore De Matteis ha rivolto agli enti d’ambito e alle società di gestione. Non sarebbe il caso, tuttavia, come chiede il COVIRI, di aggiornare le convenzione di affidamento “in particolare per quanto riguarda le attività di verifica e controllo sul gestore11”?

  • Alle associazioni di difesa dei consumatori, ai sindacati, ai partiti che con noi intendano impegnarsi su questi temi. Ci pare urgente l’istituzione di un comitato zonale permanente di coordinamento sul tema del servizio idrico. Come già molte associazioni in tutta Italia –e come suggerisce persino il COVIRI12- esso potrebbe richiedere anzitutto l’instaurazione di “un contesto istituzionale di collaborazione con gli enti concedenti del servizio”. Sarebbe un primo passo, noi crediamo ineludibile, per svolgere insieme un’azione più efficace.






1 Il Centro, 1.5.’03.

2 Il Centro, 24.8.’03.

3 Il Centro, 7.10.’03.

4 ATO 6 – Chietino, Piano d’Ambito, capitolo IV, tabb. 4.1/4a e 4.2/1.

5 Ib, capitolo VI, p. 12. Un bel risultato, indubbiamente, visto che –sempre secondo il Piano d’Ambito- il deficit di domanda insoddisfatta è pari attualmente a circa il 49%”

6 Fonte: Comitato per la vigilanza sull’uso delle risorse idriche (COVIRI), Relazione annuale al Parlamento sullo stato dei servizi idrici. Anno 2003. Roma, luglio 2004, p. 66.

7 Comitato per la vigilanza sull’uso delle risorse idriche (COVIRI), Relazione annuale…, p. 15.

8 ATO 6 – Chietino, Piano d’Ambito, capitolo IV, tabb. 4.1/4a e 4.2/1.

9 Solo un esempio: a proposito dell’Accordo di Programma Quadro (APQ), sottoscritto con il Governo, l’assessore alle Opere Pubbliche, Giorgio De Matteis, “ha ricordato che entro il prossimo 31 dicembre, termine inderogabile, bisogna appaltare le opere previste, pena la revoca del finanziamento”: Il Centro, 9.9.’04.

10 D.P.C.M. 27 gennaio 1994 (direttiva Ciampi), II,5.2 e D.P.C.M. 29 aprile 1999.

11 Comitato per la vigilanza sull’uso delle risorse idriche (COVIRI), Relazione annuale…, p. 17.

12 Ib, p. 112.

Possiamo fidarci della SASI? (2)

COMUNICATO STAMPA 10 Settembre ’04

2. LA CARTA DEI SERVIZI.

La funzione della Carta dei Servizi. L’attuazione della riforma voluta dalla legge Galli ha comportato la delocalizzazione della gestione del servizio, e il progressivo disimpegno dei Comuni. La Carta dei Servizi, nell’intenzione del legislatore, pone delle garanzie a tutela dei consumatori come contrappeso alla maggiore distanza –anche fisica- che è venuta così a prodursi tra i cittadini e l’ente di gestione. Essa“costituisce elemento integrativo del contratto, obbliga ad una prestazione con caratteristiche oggettivamente prestabilite e assicura ai consumatori una tutela diversa e aggiuntiva rispetto a quella giurisdizionale ”. “La definizione dei livelli prestazionali previsti nella carta deve essere considerata come momento peculiare di individuazione, in maniera chiara e precisa, dei diritti dell’utenza. ”

La SASI l’ha adottata… La SASI, insieme al Piano d’Ambito, ha adottato la Carta dei Servizi. Presumibilmente anche perché “le delibere CIPE in materia tariffaria per i servizi acquedottistici” consentono agli esercenti che ne siano provvisti “di beneficiare di incrementi più marcati delle tariffe ”.
…ma poi l’ha nascosta nel cassetto. “Stiamo distribuendo agli utenti la carta del servizio ”, dichiarava ai giornali il 5 Ottobre 2003 il presidente della SASI, Di Campli. L’impegno veniva rinnovato il successivo 21 Gennaio. E’ passato quasi un anno. La Carta dei Servizi dell’Ente d’Ambito n. 6 – Chietino- è stata, sino ad ora, resa pubblica (nello scorso Gennaio) solo da noi. Va da sé che, se le garanzie offerte non vengono rese note, il tutto si riduce ad una beffa. “Definire i diritti senza darne informazione priva di efficacia i diritti medesimi e rende vani gli ulteriori sforzi. In tali casi si assiste al totale svuotamento delle funzioni che la Carta dei Servizi dovrebbe svolgere. ”

La Carta dei Servizi adottata dalla SASI. Va da sé che il contenuto della Carta non può essere arbitrario. L’ente gestore, nella sua redazione, deve attenersi alle prescrizioni di legge. Vedremo di seguito che La Carta dei Servizi adottata dalla SASI non risponde, in molti punti, taluni dei quali di importanza non secondaria, a quelle prescrizioni. La legge infatti prevede:
1) “Alle utenze potabili domestiche devono essere assicurati: una dotazione pro-capite giornaliera alla consegna, non inferiore a 150 1/ab/giorno, intesa come volume attingibile dall'utente nelle 24 ore. Il contratto con l'utente menzionerà il numero di «dotazioni» assegnato all'utente e ad esso garantito ”. Non solo –l’abbiamo visto nel comunicato precedente - questo limite (per oltre 93.000 abitanti, pari a circa al 34% della popolazione residente) non viene rispettato; ma di esso neppure si fa menzione.
2) “Il servizio deve essere effettuato con continuità 24 ore su 24 e in ogni giorno dell'anno ”. Di questa fondamentale prescrizione di legge –non rispettata- nella Carta dei Servizi non solo non si fa menzione; ma neppure sono indicati i modi, i tempi, le condizioni di una sua futura eventuale attuazione. Viene assicurato l’«impegno». “E’ garantito l’impegno ad erogare un servizio continuo, regolare e senza interruzioni ”; “è garantito il massimo impegno per la continuità e la regolarità del servizio d’erogazione ”. Non è certo questa la “prestazione con caratteristiche oggettivamente prestabilite ” di cui parla la Corte dei Conti.
3) La presenza degli sportelli. “Gli sportelli del gestore debbono essere adeguatamente distribuiti in relazione alle esigenze dell'utenza nel territorio ”. Riconoscendo questa mancanza, lo scorso 5 Gennaio il presidente della SASI Di Campli e il presidente dell’ATO Remo Di Martino avevano dichiarato: “Nei prossimi cinque mesi, Sasi e Ato apriranno degli «sportelli decentrati» per tutelare le esigenze territoriali degli utenti ”. La promessa non è stata mantenuta.
4) Le rettifiche di fatturazione. “Per i casi in cui l'errore venga segnalato dall'utente, sono indicati i tempi massimi di rettifica della fatturazione riconosciuta errata.[…] Sono altresì fissati i tempi massimi per la restituzione dei pagamenti in eccesso a partire dal momento in cui viene segnalato l'errore di fatturazione ”. I tempi non sono previsti nella Carta della SASI.
5) Le misure da assumere in caso di crisi idrica da scarsità. “In caso di scarsità, prevedibile o in atto il gestore, con adeguato preavviso, deve informare l'utenza, proponendo all'Autorità concedente le misure da adottare per coprire il periodo di crisi ”. Neppure questo è previsto nella Carta della SASI.
6) I tempi di preavviso per interventi programmati. “Vengono indicate, con un periodo di tempo indicato dal gestore non inferiore a due giorni di anticipo, le modalità di preavviso di lavori da effettuare sulla rete ”. Nella Carta della SASI non vengono indicati i tempi.
7) La durata delle sospensioni programmate. “I gestori indicano i tempi di durata massima delle interruzioni programmate, che comunque non devono essere superiori a 24 ore ”. Anche in questo caso i tempi non sono indicati.
8) I tempi previsti per la riparazione dei guasti. “Riparazione di guasti ordinari entro 12 ore dalla segnalazione per gli impianti, entro 12 ore per le tubazioni sino a 300 mm di DN, e entro 24 ore per le tubazioni di diametro superiore ”. La SASI garantisce un tempo di intervento (non di riparazione!) entro i 2 (due) giorni lavorativi dalla richiesta; ma è previsto che si possa attendere fino ai 15 giorni .
9) Infine, l’informazione agli utenti sul servizio reso. “Il gestore rende pubblici periodicamente, con cadenza almeno semestrale, i principali dati qualiquantitativi relativi al servizio erogato”,“affinché gli utenti e gli organismi preposti al monitoraggio della qualità del servizio possano verificare il grado di raggiungimento degli standard generali prefissati ”. Nulla di tutto questo nella Carta della SASI. Questo, in fin dei conti, è comprensibile: la vaghezza degli impegni assunti sembra rendere superfluo qualsivoglia rendiconto.

Ai partiti, ai sindaci che compongono l’assemblea dell’ATO diciamo: naturalmente è possibile continuare su questa strada come niente fosse (salvo lamentare di volta in volta questa o quella disfunzione). Noi crediamo però che un ceto politico degno di questo nome debba porsi preventivamente il problema politico del controllo. Esso ne ha ogni facoltà, poiché proprio dall’ATO la SASI ha ricevuto l’affidamento della gestione. Non sarebbe male se i sindaci iniziassero a pensare alla

10 Settembre ’04


POSSIAMO FIDARCI DELLA SASI?


  1. LA CARTA DEI SERVIZI.


La funzione della Carta dei Servizi. L’attuazione della riforma voluta dalla legge Galli ha comportato la delocalizzazione della gestione del servizio, e il progressivo disimpegno dei Comuni. La Carta dei Servizi, nell’intenzione del legislatore, pone delle garanzie a tutela dei consumatori come contrappeso alla maggiore distanza –anche fisica- che è venuta così a prodursi tra i cittadini e l’ente di gestione. Essa“costituisce elemento integrativo del contratto, obbliga ad una prestazione con caratteristiche oggettivamente prestabilite e assicura ai consumatori una tutela diversa e aggiuntiva rispetto a quella giurisdizionale1”. “La definizione dei livelli prestazionali previsti nella carta deve essere considerata come momento peculiare di individuazione, in maniera chiara e precisa, dei diritti dell’utenza.2


La SASI l’ha adottata… La SASI, insieme al Piano d’Ambito, ha adottato la Carta dei Servizi. Presumibilmente anche perché “le delibere CIPE in materia tariffaria per i servizi acquedottistici” consentono agli esercenti che ne siano provvisti “di beneficiare di incrementi più marcati delle tariffe3.

ma poi l’ha nascosta nel cassetto. “Stiamo distribuendo agli utenti la carta del servizio4”, dichiarava ai giornali il 5 Ottobre 2003 il presidente della SASI, Di Campli. L’impegno veniva rinnovato il successivo 21 Gennaio. E’ passato quasi un anno. La Carta dei Servizi dell’Ente d’Ambito n. 6 – Chietino- è stata, sino ad ora, resa pubblica (nello scorso Gennaio) solo da noi. Va da sé che, se le garanzie offerte non vengono rese note, il tutto si riduce ad una beffa. “Definire i diritti senza darne informazione priva di efficacia i diritti medesimi e rende vani gli ulteriori sforzi. In tali casi si assiste al totale svuotamento delle funzioni che la Carta dei Servizi dovrebbe svolgere.5


La Carta dei Servizi adottata dalla SASI. Va da sé che il contenuto della Carta non può essere arbitrario. L’ente gestore, nella sua redazione, deve attenersi alle prescrizioni di legge. Vedremo di seguito che La Carta dei Servizi adottata dalla SASI non risponde, in molti punti, taluni dei quali di importanza non secondaria, a quelle prescrizioni. La legge infatti prevede:

1) “Alle utenze potabili domestiche devono essere assicurati: una dotazione pro-capite giornaliera alla consegna, non inferiore a 150 1/ab/giorno, intesa come volume attingibile dall'utente nelle 24 ore. Il contratto con l'utente menzionerà il numero di «dotazioni» assegnato all'utente e ad esso garantito6. Non solo –l’abbiamo visto nel comunicato precedente - questo limite (per oltre 93.000 abitanti, pari a circa al 34% della popolazione residente) non viene rispettato; ma di esso neppure si fa menzione.

2) Il servizio deve essere effettuato con continuità 24 ore su 24 e in ogni giorno dell'anno7. Di questa fondamentale prescrizione di legge –non rispettata- nella Carta dei Servizi non solo non si fa menzione; ma neppure sono indicati i modi, i tempi, le condizioni di una sua futura eventuale attuazione. Viene assicurato l’«impegno». “E’ garantito l’impegno ad erogare un servizio continuo, regolare e senza interruzioni8”; “è garantito il massimo impegno per la continuità e la regolarità del servizio d’erogazione9. Non è certo questa la “prestazione con caratteristiche oggettivamente prestabilite10 di cui parla la Corte dei Conti.

3) La presenza degli sportelli. “Gli sportelli del gestore debbono essere adeguatamente distribuiti in relazione alle esigenze dell'utenza nel territorio11. Riconoscendo questa mancanza, lo scorso 5 Gennaio il presidente della SASI Di Campli e il presidente dell’ATO Remo Di Martino avevano dichiarato: “Nei prossimi cinque mesi, Sasi e Ato apriranno degli «sportelli decentrati» per tutelare le esigenze territoriali degli utenti12. La promessa non è stata mantenuta.

4) Le rettifiche di fatturazione. “Per i casi in cui l'errore venga segnalato dall'utente, sono indicati i tempi massimi di rettifica della fatturazione riconosciuta errata.[…] Sono altresì fissati i tempi massimi per la restituzione dei pagamenti in eccesso a partire dal momento in cui viene segnalato l'errore di fatturazione13”. I tempi non sono previsti nella Carta della SASI.

5) Le misure da assumere in caso di crisi idrica da scarsità. “In caso di scarsità, prevedibile o in atto il gestore, con adeguato preavviso, deve informare l'utenza, proponendo all'Autorità concedente le misure da adottare per coprire il periodo di crisi14”. Neppure questo è previsto nella Carta della SASI.

6) I tempi di preavviso per interventi programmati. “Vengono indicate, con un periodo di tempo indicato dal gestore non inferiore a due giorni di anticipo, le modalità di preavviso di lavori da effettuare sulla rete15”. Nella Carta della SASI non vengono indicati i tempi.

7) La durata delle sospensioni programmate. “I gestori indicano i tempi di durata massima delle interruzioni programmate, che comunque non devono essere superiori a 24 ore16”. Anche in questo caso i tempi non sono indicati.

8) I tempi previsti per la riparazione dei guasti. “Riparazione di guasti ordinari entro 12 ore dalla segnalazione per gli impianti, entro 12 ore per le tubazioni sino a 300 mm di DN, e entro 24 ore per le tubazioni di diametro superiore17”. La SASI garantisce un tempo di intervento (non di riparazione!) entro i 2 (due) giorni lavorativi dalla richiesta; ma è previsto che si possa attendere fino ai 15 giorni18.

9) Infine, l’informazione agli utenti sul servizio reso. “Il gestore rende pubblici periodicamente, con cadenza almeno semestrale, i principali dati qualiquantitativi relativi al servizio erogato”,“affinché gli utenti e gli organismi preposti al monitoraggio della qualità del servizio possano verificare il grado di raggiungimento degli standard generali prefissati19. Nulla di tutto questo nella Carta della SASI. Questo, in fin dei conti, è comprensibile: la vaghezza degli impegni assunti sembra rendere superfluo qualsivoglia rendiconto.


Ai partiti, ai sindaci che compongono l’assemblea dell’ATO diciamo: naturalmente è possibile continuare su questa strada come niente fosse (salvo lamentare di volta in volta questa o quella disfunzione). Noi crediamo però che un ceto politico degno di questo nome debba porsi preventivamente il problema politico del controllo. Esso ne ha ogni facoltà, poiché proprio dall’ATO la SASI ha ricevuto l’affidamento della gestione. Non sarebbe male se i sindaci iniziassero a pensare alla qualità del servizio reso dalla SASI, del quale la Carta dei Servizi è parte integrante20.

1 Corte dei Conti – Sezione Autonomie – Relazione sul risultato dell’indagine riguardante i servizi pubblici locali con particolare riferimento ai servizi idrici e alla depurazione delle acque reflue urbane nelle regioni Lombardia e Lazio, cap. 3. Par. 4, Roma, 13.2.2003.

2 Comitato per la Vigilanza sull’uso delle Risorse Idriche (COVIRI), Rapporto sulle Carte dei Servizi, Roma, Luglio 2004, p. 109. Ricordiamo che il COVIRI è un comitato, a nomina governativa, istituito dall’Art. 21 della legge 5 gennaio 1994, n. 36 (legge Galli).

3 Ib., p. 12.

4 Il Centro, 5 Ottobre 2003.

5 COVIRI, Rapporto…, p. 13.

6 D.P.C.M. 4 marzo 1996 - Disposizioni in materia di risorse idriche 8.2.a.

7 Ib., 8.2.9.

8 SASI, Carta del Servizio idrico integrato, pag. 3.

9 Ib., pag. 4.

10 Vedi la nota 1.

11 DPCM 29 aprile 1999, “Schema generale di riferimento per la predisposizione della carta del servizio idrico integrato”.

12 Il Centro, 6.1.’04.

13 DPCM 29 aprile 1999, Schema generale…

14 Ib.

15 Ib.

16 Ib.

17 Ib.

18 SASI, Carta del Servizio idrico integrato, pagg. 7 e 8.

19 DPCM 29 aprile 1999, Schema generale…

20 Così anche il COVIRI: “Al fine di evitare che la carta dei servizi sia esclusivamente uno strumento di comunicazione aziendale, appare necessario prevedere che la stessa faccia parte integrante del contratto di servizio fra l’ente pubblico titolare delle infrastrutture e colui che riceve la gestione del servizio. Attraverso il contratto di servizio non solo quindi dovrebbero essere disciplinati i diritti e doveri dei contraenti ma, visto che l’oggetto del contratto attiene all’erogazione di un servizio a terzi, anche le caratteristiche salienti delle modalità di erogazione, attraverso una puntuale rappresentazione dei diritti nella carta della Qualità del Servizio”, Rapporto… , p. 111.


Possiamo fidarci della SASI? (1)

COMUNICATO STAMPA 3 Settembre ’04

1. IL SERVIZIO RESO.

Quest’anno “non avremo i gravi problemi del passato. Sulla Maiella non sono mancate neve e pioggia: le sorgenti del nostro acquedotto si sono ricaricate a sufficienza. L'acqua la prossima estate non mancherà”. Parole di Giuseppe Di Campli, presidente della SASI, riportate sui giornali dello scorso 21 Maggio . Proprio in quei giorni, a Vasto, prendeva inizio la consueta sospensione dell’erogazione idrica, dalle 19 alle 6 del giorno dopo. Come sempre, senza alcun preavviso.
Il 20 Giugno (tre giorni prima del ballottaggio elettorale) il presidente della SASI ribadiva: “Al momento non ci sono elementi per temere una penuria di acqua. L’acqua nei 92 centri del Chietino ci sarà per tutta l’estate.” Il 24 Giugno (il giorno dopo le elezioni), a Vasto, l’interruzione è stata anticipata alle 17. Il primo Luglio il presidente della SASI ammetteva, finalmente: “potrebbero [!!] verificarsi delle interruzioni a Lanciano e in altri paesi”.

Il passaggio della gestione del servizio idrico dai Comuni ad enti, come la SASI, sovracomunali, sta creando più problemi di quanti ne risolva. E’ un dato di fatto che la nuova gestione, che avrebbe dovuto (sono parole della legge istitutiva) conformarsi ai principi di “efficacia, efficienza ed economicità” , si stia facendo conoscere ai cittadini solo ed esclusivamente per l’aumento generalizzato delle tariffe. Nel frattempo:
a) Si è creato un piccolo apparato politico-amministrativo di presidenti e consiglieri di amministrazione , nominato dai partiti, lautamente remunerato , e sottratto al controllo diretto dei cittadini;
b) Sul servizio svolto non vengono fornite informazioni, come pure la legge richiede espressamente ; ovvero, come s’è visto, ne vengono fornite di incomplete o fuorvianti. Forse non è superfluo ripetere che un deficit di informazione equivale a un deficit di democrazia. E che una buona informazione sullo stato dei servizi pubblici è la prima condizione per il loro adeguato funzionamento. Senza informazione non c’è controllo, e senza controllo l’interesse pubblico, alla lunga, non viene tutelato.
c) Vengono per lo più ignorate le garanzie poste dalla legge a tutela dei consumatori come contrappeso alla delocalizzazione del servizio – la Carta dei Servizi in particolare;
d) I tempi relativi agli investimenti annunziati restano nel vago.

Sui punti c) e d) torneremo in due prossimi comunicati.
Ci occuperemo qui del punto b). E lo faremo divulgando i dati sullo stato del servizio di acquedotto nell’intero territorio dell’ATO 6 (92 comuni), tratti dal Piano d’Ambito – ATO n. 6 Chietino - Dicembre 2002, elaborato a suo tempo dalla Sogesid SpA (una società del Ministero dell’Economia e delle Finanze). Informazioni più aggiornate non esistono; o, se esistono, non sono state rese note. Aggiungiamo solo che queste notizie, benché, come si vedrà, rivestano tutte un certo pubblico interesse, non sono state diffuse alla stampa né dalla SASI, come abbiamo detto, né dai partiti, pure presenti (almeno i maggiori) nei Consigli d’Amministrazione.

1) Vi è anzitutto un “altissimo livello delle perdite, pari a circa il 56,1 % sull’immesso in rete e, quindi, al 128% dell’erogato effettivo”. Sui 52 ATO censiti nel 2002 su scala nazionale dal Comitato per la Vigilanza delle Risorse Idriche (COVIRI) il dato ci colloca al 47° posto per efficienza delle reti.
2) “I casi di carenza idrica all’utenza finale, determinata tanto da carenza di risorsa primaria che ancor più dal livello di perdite fisiche delle reti di distribuzione, costringe gran parte dei Comuni a ricorrere alla turnazione del servizio, erogando il medesimo solo per alcune ore del giorno. Quasi il 78% della popolazione è interessata da questo disservizio in maniera sistematica. Si sottolinea la gravità di questa situazione sia per gli effetti di ulteriore degrado che ne derivano sulla rete (colpi d’ariete conseguenti alle manovre) e ancor più, per i rischi di contaminazione delle risorse idriche provocati da immissione di inquinanti nella rete nelle ore di fermo idraulico (cioè in regime di depressione) ”. Nei comuni di Carunchio, Celenza sul Trigno, Filetto, Fresagrandinaria, Furci, S. Giovanni Lipioni, Tufillo le interruzioni dell’erogazione idrica sono di norma per 12 mesi all’anno. A Canosa Sannita, Palmoli, Villamagna per 10 mesi. A Gissi e Orsogna per 8. A Casalbordino e Gessopalena per 7. Ad Atessa, Castelguidone, Guardiagrele, Roccaspinalveti, Schiavi d’Abruzzo, Torrebruna per 6, eccetera.
3) Di conseguenza,“i consumi idrici pro-capite netti di molti Comuni, in ragione di oltre 93.000 abitanti, pari a circa al 34% della popolazione residente, risultano essere inferiori al livello minimo di 150 l/ab/g stabilito dalle direttive nazionali . Il deficit di domanda insoddisfatta che ne risulta è pari attualmente a circa il 49% ”.
4) L’età delle reti. “Circa il 51% presenta tubazioni che hanno un’età maggiore ai quarant’anni. Lo stato di conservazione risulta buono per il 35% delle condotte, sufficiente per il 48%, insufficiente per il 6% ed addirittura scarso per l’11% .”
5) “Nei comuni di Vasto e Fossacesia sono risultate presenti tubature in eternit ”. La lunghezza totale di queste tubature è di 5 km. Di essi 4,3 risultano presenti nella rete di Vasto.

3 Settembre ’04


POSSIAMO FIDARCI DELLA SASI?


  1. IL SERVIZIO RESO.


Quest’anno “non avremo i gravi problemi del passato. Sulla Maiella non sono mancate neve e pioggia: le sorgenti del nostro acquedotto si sono ricaricate a sufficienza. L'acqua la prossima estate non mancherà”. Parole di Giuseppe Di Campli, presidente della SASI, riportate sui giornali dello scorso 21 Maggio1. Proprio in quei giorni, a Vasto, prendeva inizio la consueta sospensione dell’erogazione idrica, dalle 19 alle 6 del giorno dopo. Come sempre, senza alcun preavviso.

Il 20 Giugno (tre giorni prima del ballottaggio elettorale) il presidente della SASI ribadiva: “Al momento non ci sono elementi per temere una penuria di acqua. L’acqua nei 92 centri del Chietino ci sarà per tutta l’estate.” 2 Il 24 Giugno (il giorno dopo le elezioni), a Vasto, l’interruzione è stata anticipata alle 17.3 Il primo Luglio il presidente della SASI ammetteva, finalmente:potrebbero [!!] verificarsi delle interruzioni a Lanciano e in altri paesi”.4


Il passaggio della gestione del servizio idrico dai Comuni ad enti, come la SASI, sovracomunali, sta creando più problemi di quanti ne risolva. E’ un dato di fatto che la nuova gestione, che avrebbe dovuto (sono parole della legge istitutiva) conformarsi ai principi diefficacia, efficienza ed economicità”5, si stia facendo conoscere ai cittadini solo ed esclusivamente per l’aumento generalizzato delle tariffe. Nel frattempo:

  1. Si è creato un piccolo apparato politico-amministrativo di presidenti e consiglieri di amministrazione6, nominato dai partiti, lautamente remunerato7, e sottratto al controllo diretto dei cittadini;

  2. Sul servizio svolto non vengono fornite informazioni, come pure la legge richiede espressamente8; ovvero, come s’è visto, ne vengono fornite di incomplete o fuorvianti. Forse non è superfluo ripetere che un deficit di informazione equivale a un deficit di democrazia. E che una buona informazione sullo stato dei servizi pubblici è la prima condizione per il loro adeguato funzionamento. Senza informazione non c’è controllo, e senza controllo l’interesse pubblico, alla lunga, non viene tutelato.

  3. Vengono per lo più ignorate le garanzie poste dalla legge a tutela dei consumatori come contrappeso alla delocalizzazione del servizio – la Carta dei Servizi in particolare;

  4. I tempi relativi agli investimenti annunziati restano nel vago.


Sui punti c) e d) torneremo in due prossimi comunicati.

Ci occuperemo qui del punto b). E lo faremo divulgando i dati sullo stato del servizio di acquedotto nell’intero territorio dell’ATO 6 (92 comuni), tratti dal Piano d’Ambito – ATO n. 6 Chietino - Dicembre 2002, elaborato a suo tempo dalla Sogesid SpA (una società del Ministero dell’Economia e delle Finanze). Informazioni più aggiornate non esistono; o, se esistono, non sono state rese note. Aggiungiamo solo che queste notizie, benché, come si vedrà, rivestano tutte un certo pubblico interesse, non sono state diffuse alla stampa né dalla SASI, come abbiamo detto, né dai partiti, pure presenti (almeno i maggiori) nei Consigli d’Amministrazione.


  1. Vi è anzitutto un “altissimo livello delle perdite, pari a circa il 56,1 % sull’immesso in rete e, quindi, al 128% dell’erogato effettivo”.9 Sui 52 ATO censiti nel 2002 su scala nazionale dal Comitato per la Vigilanza delle Risorse Idriche (COVIRI) il dato ci colloca al 47° posto per efficienza delle reti.10

  2. I casi di carenza idrica all’utenza finale, determinata tanto da carenza di risorsa primaria che ancor più dal livello di perdite fisiche delle reti di distribuzione, costringe gran parte dei Comuni a ricorrere alla turnazione del servizio, erogando il medesimo solo per alcune ore del giorno. Quasi il 78% della popolazione è interessata da questo disservizio in maniera sistematica. Si sottolinea la gravità di questa situazione sia per gli effetti di ulteriore degrado che ne derivano sulla rete (colpi d’ariete conseguenti alle manovre) e ancor più, per i rischi di contaminazione delle risorse idriche provocati da immissione di inquinanti nella rete nelle ore di fermo idraulico (cioè in regime di depressione)11”. Nei comuni di Carunchio, Celenza sul Trigno, Filetto, Fresagrandinaria, Furci, S. Giovanni Lipioni, Tufillo le interruzioni dell’erogazione idrica sono di norma per 12 mesi all’anno. A Canosa Sannita, Palmoli, Villamagna per 10 mesi. A Gissi e Orsogna per 8. A Casalbordino e Gessopalena per 7. Ad Atessa, Castelguidone, Guardiagrele, Roccaspinalveti, Schiavi d’Abruzzo, Torrebruna per 6, eccetera.12

  3. Di conseguenza,“i consumi idrici pro-capite netti di molti Comuni, in ragione di oltre 93.000 abitanti, pari a circa al 34% della popolazione residente, risultano essere inferiori al livello minimo di 150 l/ab/g stabilito dalle direttive nazionali13. Il deficit di domanda insoddisfatta che ne risulta è pari attualmente a circa il 49% 14”.

  4. L’età delle reti. “Circa il 51% presenta tubazioni che hanno un’età maggiore ai quarant’anni. Lo stato di conservazione risulta buono per il 35% delle condotte, sufficiente per il 48%, insufficiente per il 6% ed addirittura scarso per l’11%15.”

  5. Nei comuni di Vasto e Fossacesia sono risultate presenti tubature in eternit16”. La lunghezza totale di queste tubature è di 5 km. Di essi 4,3 risultano presenti nella rete di Vasto.17

1 Il Messaggero, 21.5.04.

2 Il Centro, 20.6.04.

3 Questa volta è stato il Comune ad annunciarla. “La decisione è stata adottata dal Comune per evitare disagi” (sic). Il Centro, 24.7.04.

4 Il Centro, 1.7.04.

5 Legge 5 gennaio 1994, n. 36 (legge Galli), art 9.

6 Tredici unità tra ISI (3), ATO (5) e SASI (5).

7 Non abbiamo i dati sul costo dei Presidenti e dei Consigli di Amministrazione di ATO, ISI e SASI. Sappiamo però che, su scala nazionale, il costo degli organi istituzionali degli ATO organizzati (come il nostro) in consorzio è pari al 21% delle spese correnti. Fonte: Comitato per la vigilanza sull’uso delle risorse idriche, Relazione annuale al Parlamento sullo stato dei servizi idrici. Anno 2003. Roma, luglio 2004, p. 60.

8 Diamo di seguito un elenco degli obblighi di informazione che la legge pone a carico dell’ente di gestione: 1) Assicurare l'informazione agli utenti, promuovere iniziative per la diffusione della cultura dell'acqua e garantire l'accesso dei cittadini alle informazioni inerenti ai servizi gestiti (legge 5 gennaio 1994, n. 36 (legge Galli), art 23 comma 2; 2) Predisporre, entro il 31.3 di ogni anno, una relazione sui risultati conseguiti, dando ad essa adeguata pubblicità (DPCM 27 gennaio 1994 (direttiva Ciampi), II,5.2 e DPCM 29 aprile 1999); 3) Rendere pubblici periodicamente, con cadenza almeno semestrale, i principi quali-quantitativi relativi al servizio erogato (D.P.C.M. 4 marzo 1996 allegato 8/8, 8.4.6 e DPCM 29 aprile 1999); 4) Sottoporre gli standard a verifica con gli utenti in adunanze pubbliche (direttiva Ciampi, II,1.4 e II,5.4); 5) Curare la pubblicazione degli atti che discoplinano l’erogazione dei servizi e regolano i rapporti con gli utenti (direttiva Ciampi, II,2.3.d); 6) Attivare forme di consultazione degli utenti e delle loro associazioni (DPCM 29 aprile 1999); 7) Informare gli enti locali delle eventuali turnazioni (D.P.C.M. 4 marzo 1996 allegato 8/8, 8.2.10 e DPCM 29 aprile 1999).

9 ATO n. 6 Chietino Piano d’Ambito, Capitolo II, pag. 106. A Vasto le perdite sono del 53,75%, pari al 116% dell’erogato effettivo (Capitolo 3, tabella 24/3).

10 Comitato per la Vigilanza delle Risorse Idriche, Lo stato dei servizi idrici – Anno 2002, pag. 27.

11 ATO n. 6 Chietino Piano d’Ambito, Capitolo II, pagg. 98-99.

12 Allegato 2, tabella 18.

13 In Italia il valore medio rilevato è di 297 l/ab/g.

14 ATO n. 6 Chietino Piano d’Ambito, Capitolo II, pag. 111.

15 ATO n. 6 Chietino Piano d’Ambito, Capitolo III, pag. 20.

16 Ib, pag. 21.

17 Allegato 3, tabella 3.

Investimenti per il risanamento delle reti

COMUNICATO STAMPA 19 Gennaio ’04

Continua il silenzio dell’Amministrazione Comunale, e dei gruppi politici di maggioranza e di opposizione sul tema degli investimenti per il risanamento delle reti idriche. E sì che di questioni da chiarire ce ne sarebbero molte.
Cominciamo dall’Amministrazione Comunale.
Il Piano d’Ambito. Il presidente della SASI ing. Di Campli ha recentemente dichiarato che nel Piano d’Ambito dell’ATO n° 6 non sono stati previsti, per gli anni 2003 e 2004, investimenti volti al risanamento delle reti idriche; e che per gli anni successivi non c’è ancora niente di definito. Eppure questo è un obbligo espressamente disposto dalla legge (Legge 5.1.’94, artt. 1 comma 3 e 5 comma 1). I nostri amministratori, che rappresentano la città nell’assemblea dell’ATO, dovrebbero dirci che cosa intendono fare: se vogliono chiedere all’ATO di assumere impegni precisi, o se per caso preferiscono tirare avanti alla giornata (salvo poi scaricare su altri le responsabilità).
L’A.P.Q. La Regione Abruzzo, con l’Accordo di Programma Quadro siglato il 23.1.03, ha ottenuto dallo Stato, per il risanamento delle reti idriche, 300 milioni di euro di cui 200 già disponibili. Tutte le procedure per l’assegnazione dei fondi –ha dichiarato lo scorso 6 Dicembre l’assessore regionale alle Opere Pubbliche Giorgio De Matteis- sono state completate (Il Centro, 6.12.’03, pag. 12). Che cosa sia stato previsto per la nostra zona non è dato di sapere. Il sindaco di Vasto e i nostri rappresentanti regionali dovrebbero dircelo.
Passiamo alle forze di opposizione.
A Lanciano, intanto…Lo scorso 15 Gennaio, a Lanciano, i rappresentanti locali della Margherita, dei Verdi, dello SDI, di Rifondazione Comunista, dell’Italia dei Valori, di Italia Nostra, della CISL, dell’Adiconsum hanno chiesto la convocazione di un Consiglio Comunale straordinario perché il sindaco di Lanciano, Paolini, spieghi alla città la posizione assunta dal Comune sia sugli aumenti tariffari sia sul Piano d’Ambito approvato dai sindaci nell’assemblea dell’ATO n° 6.
Sin’ora, a Vasto, dall’opposizione sono giunte solo generiche proteste.

A proposito dei recenti aumenti nelle tariffe del servizio idrico

COMUNICATO STAMPA 12 Gennaio ’04

Cominciamo con alcuni dati.

1) L’entità dell’aumento. La SASI ha dichiarato negli ultimi mesi a più riprese che la tariffa media, a seguito dei recenti aumenti, si sarebbe attestata a 84 centesimi di euro il metro cubo. Non è vero. La SASI “dimentica” di aggiungere, non sulle bollette, ma nelle dichiarazioni rese alla stampa, che la cifra di 84 centesimi è da intendersi IVA esclusa. Includendo l’IVA il costo dell’acqua aumenta di un ulteriore 10%, raggiungendo i 92,4 centesimi il metro cubo.[1] Fino allo scorso anno, a Vasto, esso era in media pari a 69,8 centesimi (IVA inclusa). L’aumento medio reale è del 32,37%.

2) Il servizio reso. La Relazione annuale al Parlamento sullo stato dei servizi idrici. Anno 2002 (Luglio 2003), a cura del Comitato per la Vigilanza sull’uso delle Risorse Idriche (COVIRI), organismo governativo istituito presso il Ministero dell’Ambiente, fornisce alcuni semplici dati, aggiornati al 31.12.’02, sul servizio reso dalle aziende di gestione nei vari Ambiti Territoriali della penisola. Vi si apprende così che la dispersione idrica stimata, nell’intero comprensorio dell’ATO 6 Lanciano-Vasto, è del 58%, contro una media nazionale del 42%; il che ci colloca, per efficienza della rete idrica, al 48° posto su 52 ATO censiti dal COVIRI, sempre a livello nazionale. E che la dotazione pro capite lorda è pari a 185 litri per abitante al giorno, contro una media nazionale di 297; e in questo caso siamo al 47° posto su 52.
Ciò spiega abbastanza bene come possa accadere, per esempio, che a Vasto l’erogazione idrica venga interrotta regolarmente dal pomeriggio al mattino successivo di tutti i giorni della stagione estiva (e, negli ultimi anni, molto spesso anche nelle altre stagioni); che così frequenti si verifichino rotture della rete idrica, etc.

3) Gli aumenti futuri. Con gli aumenti che in questi giorni stiamo pagando ci adeguiamo alla media nazionale, che è di 93 centesimi il metro cubo.[2] Nessuno dice però –né tantomeno lo dicono la SASI (la società di gestione) o l’ATO (l’assemblea dei sindaci cui spetta la decisione effettiva degli aumenti)- che siamo destinati a superarla, e di gran lunga: perché nel piano di gestione sono previsti ulteriori aumenti. Lo si legge nella succitata Relazione annuale del COVIRI.[3] Nell’arco dei prossimi 4 anni, la tariffa al m3 aumenterà dunque fino ad € 1,15: + 24,46% sulla tariffa attuale, e + 8,5% sulla media nazionale prevista. Tra 9 anni arriveremo poi a 1,47 euro, con un aumento ulteriore del 27,82%: +18% sulla media nazionale prevista a quella data, e + 64,75% sulle tariffe comunali dello scorso anno.

Gli interventi previsti. “La tariffa costituisce il corrispettivo del servizio idrico”.[4] Attualmente abbiamo dunque una tariffa in linea con la media nazionale, ma un servizio nettamente peggiore; e ulteriori forti aumenti sono previsti nel futuro. Ci si attenderebbe almeno un sensibile miglioramento nel servizio. Ciò in effetti è precisamente quanto dispone la legge. Ogni Ambito Territoriale Ottimale (A.T.O.) (cioè l’assemblea dei sindaci) deve fissare gli obiettivi e i livelli di qualità da raggiungere (i cosiddetti standard), i modi e i tempi per raggiungerli, gli investimenti necessari, e finalmente, e in relazione a questi, le tariffe[5].
Nulla di tutto questo i nostri amministratori hanno evidentemente ritenuto di dover rendere pubblico. Tranne, beninteso, le tariffe; e in modo che la responsabilità esclusiva apparisse a carico dell’ente di gestione, la SASI. I cittadini si trovano così a dover finanziare un piano di interventi che nessuno si è mai curato di rendere pubblico, e sul quale, di conseguenza, essi non dispongono della minima possibilità di controllo.

L’Accordo di Programma Quadro. C’è poi un altro aspetto della questione, che dovrebbe essere chiarito. Il piano degli incrementi tariffari è stato approvato dall’ATO n° 6 il 18 Dicembre del 2002. Successivamente, il 23 Gennaio 2003, è avvenuta la sottoscrizione di un Accordo di Programma Quadro tra la Regione Abruzzo e i Ministeri dei Trasporti, dell’Ambiente, dell’Economia e delle Politiche Agricole a seguito del quale è stata stanziata, a favore delle aziende di gestione della rete idrica nella regione Abruzzo, la somma complessiva di 320 milioni di euro circa. In particolare, all’A.T.O. n° 6 è stata attribuita la somma di € 7.679.414,20 per acquedotti e reti interne, di cui € 3.738.130,46 per i comuni di Lanciano, Ortona, Vasto, Casoli, Casalbordino[6]; e di € 18.602.586,15 per fognature e impianti di depurazione, di cui € 325.368 al comune di Vasto[7]. “Gli interventi compresi in questo Accordo”, ha dichiarato lo scorso 5 Febbraio il presidente della Regione Abruzzo, Pace, “possono essere considerati immediatamente cantierabili”[8].
Poiché questi finanziamenti sono giunti dopo l’approvazione, da parte dell’ATO, del piano degli interventi, ci chiediamo: non sarebbe il caso di rivedere, questa volta al ribasso, il piano tariffario? Non siamo i soli a dirlo. Lo chiede anche la Corte dei Conti: “Un aspetto particolarmente delicato della materia in esame è anche costituito dalla possibilità che i servizi idrici dell’ATO beneficino di contributi agli investimenti da parte dello Stato, della Comunità europea o delle stesse Regioni: è questa un’eventualità che il sistema previsto dalla legge n. 36 del 1994 non esclude e che comunque è in ogni caso espressamente presa in considerazione da alcuni ATO nelle loro concrete esperienze di pianificazione. Ma la possibilità di finanziamenti extratariffari introduce un’altra variabile che rende tutto il quadro ancor più complesso ed incerto, richiedendo se non altro specifiche e puntuali preventive determinazioni, da parte degli ATO, delle concrete modalità di un’adeguata riduzione delle tariffe in caso di sopravvenuti ulteriori finanziamenti.”[9] A questo riguardo attendiamo delle risposte.

La carta dei servizi. Se le responsabilità dell’ATO (che, lo ricordiamo, è l’organo che prende le decisioni) verso i cittadini sono di natura politica, e dunque non sono assoggettabili ad una specifica normativa, ben diversamente stanno le cose per quanto attiene alla responsabilità dell’ente di gestione (la SASI) nei confronti degli utenti. L’ente gestore ha l’obbligo di garantire alla propria utenza il rispetto di determinati livelli di qualità (detti standard) tanto del prodotto, quanto del servizio; di dichiararli; e di renderli pubblici[10]. Il luogo stabilito dalla legge per questa pubblica dichiarazione è la Carta del Servizio Idrico Integrato.“Questa costituisce elemento integrativo del contratto, obbliga ad una prestazione con caratteristiche oggettivamente prestabilite e assicura ai consumatori una tutela diversa e aggiuntiva rispetto a quella giurisdizionale”[11].
Nonostante il presidente della SASI Giuseppe Di Campli abbia dichiarato, lo scorso 5 Ottobre, essere in atto la distribuzione agli utenti della Carta del Servizio[12], questa non è stata tuttora né distribuita né comunque resa pubblica. Crediamo di rendere un servizio ai cittadini se oggi la pubblichiamo noi (in allegato), accompagnandola con qualche commento.

La Carta del servizio idrico integrato della SASI SpA. La cosiddetta direttiva Ciampi divide dunque gli standard di qualità del servizio in generali e specifici. La continuità del servizio rientra tra gli standard generali. “L'erogazione dei servizi pubblici deve essere continua, regolare e senza interruzioni”. Non è questo evidentemente il nostro caso. La legge non si limita tuttavia a fissare il principio; essa dispone altresì degli obblighi puntuali a carico del gestore. “Gli standard sono accompagnati da una relazione illustrativa nella quale si descrivono, tra l'altro, le modalità previste per il loro conseguimento: i fattori principali esterni al soggetto erogatore ed indipendenti dal suo controllo che potrebbero incidere significativamente sul conseguimento degli standard; i metodi di valutazione utilizzati per fissare o rivedere gli standard, con una previsione relativa alle valutazioni future. Nella relazione i soggetti erogatori determinano, altresì, gli indici da utilizzare per la misurazione o la valutazione dei risultati conseguiti; forniscono una base di comparazione per raffrontare i risultati effettivamente ottenuti con gli obiettivi previsti; descrivono gli strumenti da impiegarsi al fine di verificare e convalidare i valori misurati.”[13] “La Direttiva Ciampi”, commenta la Corte dei Conti[14], “ha avuto il pregio di stabilire definitivamente che l’obbligo di erogare un servizio non può consistere in una prestazione indeterminata e indefinita, ma, al contrario, precisa e oggettivamente valutabile”
La SASI, insomma, a norma di legge, subito dopo aver disposto gli aumenti, avrebbe dovuto dirci di preciso come vuole amministrare i nostri soldi e, in particolare, che cosa intende fare per la riduzione delle perdite e il monitoraggio delle reti. E invece? Invece nella Carta dei Servizi della SASI si legge che “è garantito l’impegno[15]ad erogare un servizio continuo, regolare e senza interruzioni”[16] E anzi “è garantito il massimo impegno per la continuità e la regolarità del servizio d’erogazione”[17]. Quanto poi al monitoraggio delle reti, questo “è un preciso impegno che si completerà [quando?] con l’attuazione degli investimenti per il telecontrollo”[18]. E’Tutto qui. E ci pare un po’ poco. Non vogliamo aggiungere ulteriori commenti.
La normativa dispone inoltre, come s’è detto, a carico del gestore, il conseguimento di standard di qualità specifici. Sono molti, e alcuni molto tecnici. Ma vogliamo soffermarci sui maggiori: a) La presenza di sportelli aperti al pubblico[19]: di questi nella Carta dei Servizi non c’è traccia, ma i presidenti dell’ATO e della SASI, a seguito delle molte proteste di questi giorni, hanno di recente preso un (altro) generico impegno ad aprirne; b) i tempi previsti per la riparazione dei guasti. La legge prevede: “riparazione di guasti ordinari entro 12 ore dalla segnalazione per gli impianti, entro 12 ore per le tubazioni sino a 300 mm di DN, e entro 24 ore per le tubazioni di diametro superiore”[20]. La SASI garantisce un tempo di intervento (non di riparazione!) entro i 2 (due) giorni lavorativi dalla richiesta; ma è previsto che si possa attendere fino ai 15 giorni[21]; c) la durata delle interruzioni programmate[22]: nella Carta dei Servizi della SASI non figura nessuna indicazione.

Conclusioni.

1) Dacché essa è nata, il lavoro della nostra associazione ha sempre mirato alla diffusione dell’informazione e alla difesa della legalità. Entrambe non escono da questa vicenda particolarmente bene.
2) Ci sembra che le responsabilità vadano equamente divise tra la SASI (il gestore) e l’ATO (il responsabile politico, cioè i sindaci).
3) Appoggiamo la richiesta, formulata dalla Cisl e dall’Adiconsum, di un tavolo di confronto tra i responsabili della SASI, dell’ATO, i sindaci, e tutte le associazioni interessate.
4) Chiediamo alla SASI che fornisca ai cittadini tutte le informazioni previste dalla legge; e
che, di conseguenza, modifichi al più presto la Carta dei Servizi.
5) Chiediamo ai sindaci –al sindaco di Vasto in particolare- e a tutti i partiti, di maggioranza e di opposizione, che riconoscano che non solo di una questione di interesse economico degli utenti di un pubblico servizio si tratta; ma di informazione, di legalità, del legittimo controllo dei cittadini sugli atti della pubblica amministrazione: insomma di democrazia. E che agiscano di conseguenza.
[1] Per un consumo medio stimato di 200 m3 l’anno. Il calcolo è riportato in allegato. (Chi disponga del Derive –versione 4- può vedere, sempre in allegato, anche un piccolo modello matematico che abbiamo predisposto al riguardo, nel quale si dimostra che, quale che sia il consumo medio stimato, il costo al m3 non può scendere, con queste tariffe, al di sotto dei 90,02 centesimi.)
[2] Anche questo dato è tratto dalla relazione al Parlamento del COVIRI.
[3] Alla pag. 95.
[4] Art. 13, comma 1, Legge 5.1.’94 n° 36 (Legge Galli).
[5] Ib., artt. 11, comma 3 e 13 comma 2.
[6] Fonte: A.T.O. n° 6 Chietino, Finanziamenti APQ. Mappatura-ricerca-recupero perdite reti interne, senza data.
[7] Ib.
[8] Fonte: Regione flash newsletter (organo settimanale dell’agenzia di stampa ufficiale della Regione Abruzzo) n° 04, 5 Febbraio 2003. Misteriosamente, la notizia è comparsa sui giornali solo lo scorso 27 giugno. Sullo stesso tema è tornato, lo scorso 6 Dicembre, l’assessore regionale alle opere pubbliche Giorgio De Matteis: “Una data storica, secondo l’assessore regionale alle opere pubbliche Giorgio De Matteis e i rappresentanti degli enti d’ambito”, Il Centro 6.12.’03.
[9] Corte dei Conti – Sezione Autonomie – Relazione sul risultato dell’indagine riguardante i servizi pubblici locali con particolare riferimento ai servizi idrici e alla depurazione delle acque reflue urbane nelle regioni Lombardia e Lazio, cap. 5. par. 4, Roma, 13.2.2003.
[10]“I soggetti erogatori individuano i fattori da cui dipende la qualità del servizio e, sulla base di essi adottano e pubblicano standard di qualità e quantità di cui assicurano il rispetto”:DPCM (detto anche Direttiva Ciampi, dal nome dell’allora presidente del Consiglio) del 27.1.’94, titolo II, comma 1.1.
[11] Corte dei Conti, cit., pag. 54.
[12] Il centro, 5.10.’03.
[13] DPCM 27.1.’94, titolo II, titolo II, comma 1.3. Subito dopo si dispone persino che “gli standard sono sottoposti a verifica con gli utenti in adunanze pubbliche”.
[14] cit., pag. 53.
[15] Il grassetto, e i successivi, sono nostri.
[16] Carta del Servizio idrico integrato, pag. 3.
[17] Ib., pag. 4.
[18] Ib.
[19] “Gli sportelli del gestore debbono essere adeguatamente distribuiti in relazione alle esigenze dell'utenza nel territorio. Deve essere assicurato un orario di apertura non inferiore alle 8 ore giornaliere, nell'intervallo 8,00 - 18,00 nei giorni feriali e non inferiore alle 4 ore nell'intervallo 8,00 - 13,00 il sabato.”: D.P.C.M. 4 marzo 1996 - Disposizioni in materia di risorse idriche, allegato 1/8, 8.4.4.
[20] DPCM del 29 aprile 1999. Schema generale di riferimento per la predisposizione della carta del servizio idrico integrato, allegato 1.
[21] Pagg. 7 e 8.
[22] D.P.C.M. 4 marzo 1996 - Disposizioni in materia di risorse idriche, allegato 1/8, 8.2.9, 8.2.10, 8.2.11.