Metodi e stili dell’azione pubblica.

Documento interno dell’Associazione civica Porta Nuova approvato nella riunione del 21.2.’03


Sulla scorta delle esperienze passate e, più ancora, in previsione degli impegni futuri che chiameranno molti di noi (preferibilmente tutti) ad esporsi, da soli od in gruppo, quali rappresentanti della nostra associazione in contesti e situazioni tra loro disparati, pare opportuno di proporre alla comune discussione e, dopo aver discusso, fissare alcune semplici regole di comportamento che i nostri associati dovranno osservare quando pubblicamente si presentino in quanto tali.
Queste regole attengono all’identità stessa della nostra associazione e da essa derivano strettamente.
Abbiamo sempre detto che il nostro primo scopo è di promuovere l’informazione, la coscienza e la partecipazione responsabile dei cittadini alla vita pubblica. Sappiamo quanto questo sia difficile in un contesto nel quale al contrario da sempre hanno prevalso il particolarismo, la protesta sterile e la delega. Sappiamo anche o dovremmo sapere che, quali che siano gli obiettivi immediati che di volta in volta la nostra associazione persegue, nessuno è in grado né di per sé solo, né insieme agli altri, quand’anche fossero essi tutti interamente conseguiti, di avvicinarci significativamente alla realizzazione del nostro scopo principale.
Porsi uno scopo come quello ha senso solo se esso diviene anche il nostro metodo, sicché esso possa gradualmente realizzarsi per il solo fatto del procedere della nostra azione. Un metodo che venga coerentemente posto in atto dà luogo ad uno stile. Metodo e stile della nostra azione pubblica devono pertanto essere esaminati e condivisi fino in fondo da tutti gli associati. Ciò che segue è un tentativo di proporre e di esplicitare, enumerandoli per punti, i metodi e gli stili d’azione della nostra associazione. Essi sono:

1) Pubblicità. La pubblicità –nel senso della diffusione delle notizie attraverso i media- non è solo uno dei principali nostri strumenti; essa deve anche essere, in un altro senso della parola, la principale caratteristica della nostra azione. Questa deve essere in ogni momento suscettibile di venir resa pubblica, in quanto obbedisce ad una logica:
a) non personalistica, ma riconoscibile da tutti;
b) semplice, ed ostensibile in ogni sua parte.

Da ciò derivano per l’azione due conseguenze. La prima riguarda principalmente i rapporti esterni dell’associazione, ed è

2) il rispetto scrupoloso della verità. In ogni situazione data noi dovremmo cercare anzitutto di pervenire ad una descrizione dello stato delle cose basata per quanto possibile su dati di fatto, e tale in generale da poter essere accettata come corretta anche dal nostro interlocutore. Per questo abbiamo verso di lui –e di noi stessi- il dovere di ascoltarlo con la massima attenzione, anche e soprattutto quando fossimo con lui in conflitto, e di cercare di comprendere il suo punto di vista. Allo stesso modo, le richieste che arriveremo a presentare dovranno fondarsi su di una articolata analisi dei fatti, e dunque essere dirette, circostanziate, puntuali, e tali insomma che la risposta ad esse possa essere obiettivamente verificabile. Va evitata, perché in contrasto con il suddetto principio di verità, ogni richiesta mirante principalmente a mettere in difficoltà l’interlocutore. La seconda conseguenza concerne i rapporti interni dell’associazione, ed è

3) l’assunzione consapevole di responsabilità, in ambito pubblico, di ciascun associato nei confronti di ciascun altro, e nei confronti dell’associazione nel suo insieme. Ciascuno è tenuto a fare ciò per cui si è impegnato; non di più, né di meno. Ma ognuno è tenuto a fare il possibile nei confronti dell’associazione nel suo insieme, quanto ai suoi fini generali. Dai punti 2) e 3) discendono poi alcuni corollari. Essi sono:

2a) l’associazione sarà costantemente rivolta, in ogni circostanza, all’attuazione di un programma costruttivo;

2b) le forme di lotta cui l’associazione potrà eventualmente ricorrere saranno sempre improntate alla moderazione ed alla gradualità, ed in ogni caso ispirate alla nonviolenza.

3a) autodisciplina. Su ciascun tema l’ associazione stabilisce una posizione comune, e nomina un responsabile. Questi, se accetta, è tenuto ad osservare la posizione comune. Per contro, nessun associato può parlare pubblicamente in difformità dalle dichiarazioni del responsabile, fino a che egli resta tale.