Servizio idrico: controllori e controllati non possono coincidere. E se provassimo ad applicare la legge?

 

 

Dicembre 2002: i sindaci dei 92 comuni interessati approvano il Piano d’Ambito dell’ATO 6 Chietino. Per interventi prioritari risultano in programma, nei primi quattro anni, 26 milioni 160 mila euro, l’89% dei quali (€ 23 milioni 232 mila) per opere di ristrutturazione e ammodernamento della rete. “In seguito agli interventi di recupero perdite (programmati dal 1° anno al 4° anno), sarà possibile”, si legge nel Piano d’Ambito, “erogare un volume pari alla domanda teorica complessiva”[1].

Luglio 2005: «Sta partendo un piano di monitoraggio delle perdite delle condutture, che consentirà di programmare in un futuro prossimo gli interventi di ristrutturazione»: Massimo Cirulli, presidente del consiglio d'amministrazione della SASI[2].

Marzo 2006: «Si avvia a soluzione l’emergenza idrica in particolare della zona frentana e costiera. Un’inversione di tendenza storica»: Enrico Di Giuseppantonio, presidente dell’ATO 6[3].

Gennaio 2007: «In due anni risolveremo il problema dell’emergenza idrica nell’Ato 6 del Chietino»: Enrico Di Giuseppantonio, presidente dell’Ato 6[4].

Febbraio 2012: «Basta con la demagogia dell'aumento delle tariffe dell'acqua: servono investimenti per una massiccia sostituzione delle condutture. Gli investimenti serviranno, nei prossimi tre anni, a rimettere la rete in uno stato decente»: Domenico Scutti, presidente del consiglio d'amministrazione della SASI[5].

Luglio 2012: "Prevediamo due interventi radicali, anche per dare dopo tanti anni un segnale di attenzione rivolto a Vasto: erogare più acqua e risanare il sistema idrico. Il primo obiettivo, nonostante le condotte vetuste, si può raggiungere predisponendo a monte un sistema di accumulo e pompaggio. Contiamo di poter tornare qui entro la fine dell'anno con progetti e tempi certi": Domenico Scutti, presidente del consiglio d'amministrazione della SASI[6].

Agosto 2017: “Ci stiamo attivando per dare una soluzione definitiva al problema. Cominceremo subito con l'individuare le perdite e poi si procederà al raddoppio delle reti”: l’attuale  presidente del consiglio d'amministrazione della SASI, Gianfranco Basterebbe[7].

… E di sicuro qualcosa ci è sfuggito.

Il concetto però è chiaro: il comune cittadino, l’utente generico, è stato, negli ultimi vent’anni, costantemente e sistematicamente disinformato sulla gestione del servizio idrico locale.

Nel frattempo, dal Dicembre 2002 (ultimo anno della gestione comunale) ad oggi, una famiglia vastese media di 4 persone con un consumo di 200m3 annui (il consumo medio stimato in ambito nazionale), è passata da una spesa di euro 128,16 (IVA inclusa), a una spesa di euro 492,13. Un incremento del  383,99%.[8]

 

Periodicamente, come in questi giorni, i nostri amministratori sembrano scoprire la gravità del problema. Ma dopo qualche giorno si passa a un argomento nuovo e non se ne parla più fino a una nuova emergenza, nuove promesse, etc. In attesa della prossima puntata, crediamo sarebbe bene che la città si assicuri un’occasione di controllo pubblico minimo sui risultati della gestione del servizio idrico. Il che è ampiamente previsto da leggi e regolamenti, nazionali, regionali, comunali: tutti disapplicati.

Ad esempio dalla legge nazionale[9], secondo cui “il gestore rende pubblici periodicamente, con cadenza almeno semestrale, i principali dati qualiquantitativi relativi al servizio erogato”,“affinché gli utenti e gli organismi preposti al monitoraggio della qualità del servizio possano verificare il grado di raggiungimento degli standard generali prefissati”.

O la la legge regionale[10] che impone agli enti competenti all'affidamento dei servizi” di costituire apposite consulte – le Consulte di Gestione- composte, oltre che dal gestore, dai rappresentanti delle associazioni riconosciute, volto alla definizione dei contenuti dei contratti di servizio, e al relativo controllo.

Oppure, perché no, l’applicazione dello Statuto comunale. L’Art. 40 (disapplicato dalla sua approvazione negli anni ’90) riguarda proprio i servizi pubblici locali: prevede nientemeno che il Sindaco indica “entro il mese di settembre di ogni anno apposite conferenze dei servizi locali per esaminare l’andamento della qualità, quantità, efficienza ed efficacia dei servizi, formulando idonee soluzioni per il miglioramento di essi… Le risultanze della Conferenza sono comunicate al Consiglio comunale”.

 

Sono misure che chiediamo da oltre dieci anni; e quest’ultima in particolare potrebbe trovare immediata attuazione. Controllori e controllati non possono coincidere.

Altrimenti non ci resta che affidarci alle promesse del Presidente di turno (e dei politici che di volta in volta lo hanno nominato). Auguri…

 

 

Associazione civica “Porta Nuova” – Vasto

 

 

Vasto, il 2 gennaio 2020



[1] ATO 6 – Chietino, Piano d’Ambito, capitolo IV, tabb. 4.1/4a e 4.2/1.

[2] Il Centro, 9 luglio 2005.

[3] Il Centro, C, 16 marzo 2006.

[4] Il centro, 18 gennaio 2007.

[5] Il Centro, 14 febbraio 2012.

[6] Vastoweb.com, 13 luglio 2012.

[7] Rete8.it, 13 agosto 2017.

[9] DPCM 29 aprile 1999, Schema generale di riferimento per la predisposizione della carta del servizio idrico integrato.

[10] L’Art. 11 della Legge Regionale 5 agosto 2004, n. 23 (Norme sui servizi pubblici locali a rilevanza economica)..

12 Agosto ’08 LA ZTL IN CENTRO STORICO: SÌ, MA NON COSÌ. 

 1. Diciamo subito –e con ciò riteniamo di interpretare il sentimento della maggior parte degli abitanti del quartiere- che siamo favorevoli all’istituzione dell’isola pedonale su via Adriatica, non meno che alla ZTL a ridosso di essa. Entrambe ci sembrano scelte coraggiose e lungimiranti, di cui a questa Amministrazione va riconosciuto il merito. Già che ci siamo, estendiamo i nostri riconoscimenti all’ex assessore regionale Desiati, che ha ottenuto i fondi per i lavori di sistemazione del costone; e agli assessori comunali Giangiacomo (Guido) e Sputore che in tempi diversi li hanno seguiti. Resi al merito i dovuti onori, ci affrettiamo ad aggiungere che non la maggior parte, ma la totalità degli abitanti del quartiere non ha apprezzato (per usare un eufemismo) né il metodo di istituzione, né il modo di attuazione della ZTL; e ancora meno apprezzerebbe se sapesse meglio come stanno le cose. 

2. Già, perché l’Amministrazione Comunale –dimostrando un’improvvisazione e una disinvoltura che hanno dell’incredibile- non solo non ha ritenuto di doversi confrontare preventivamente con i residenti; ma neppure si è curata successivamente di informarli. Sicché circolano in città e nel quartiere diverse teorie, e più ancora proposte di riforma, sul contenuto dell’ordinanza comunale. 

3. Un solo esempio per tutti. È credenza diffusa –come scriveva fino a pochi giorni fa in un suo comunicato Nicola D’Adamo, che pure è consigliere comunale di maggioranza- che nella ZTL sia consentito l’accesso ai soli residenti. Non è così. Secondo l’ordinanza (la 167/08, dello scorso 22 Luglio, che richiama per la parte normativa la 82 del 18 Aprile ‘06) l’accesso è consentito a chi è possessore di un garage, per raggiungerlo; ovvero ai soli residenti, per raggiungere il parcheggio di Piazza del Popolo (peraltro largamente insufficiente). Basta. 

4. Con un tratto di penna, da un giorno all’altro, e senza prevedere alcuna misura specifica di compensazione, l’Amministrazione Comunale ha dunque istituito nel centro storico un divieto pressoché totale di circolazione e di sosta, con ciò rendendo quasi impossibile la vita agli abitanti, a cominciare da quanti, e non sono pochi, hanno un’età piuttosto elevata… Non meraviglia che da molti la cosa sia intesa come una sorta di dichiarazione di guerra: di fatto quest’ordinanza –se applicata- alla lunga non è sostenibile. 

5. Ma in effetti l’ordinanza non è applicata; o, ciò che è lo stesso, è applicata solo parzialmente. In certi punti sì, in certi no, talvolta sì, talvolta no… insomma alla vecchia maniera: una cosa è la norma sulla carta, un’altra la sua reale applicazione. Ma se il Comune non è in grado di far rispettare le sue ordinanze, perché le emana? 

6. Noi riteniamo che l’ordinanza di istituzione della ZTL vada applicata, e applicata con la dovuta severità. Ma prima è necessario che sia resa applicabile per i vigili, e sostenibile per gli abitanti del centro storico. Gradiremmo questa volta essere consultati. Per questo chiediamo un incontro urgente all’Assessore alla Viabilita' Lina Marchesani e al Dirigente del III Settore Evandro Sigismondi. Informeremo la città degli sviluppi.

OSSERVAZIONI (Porto turistico)

Associazione civica Porta Nuova – Vasto
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A: REGIONE ABRUZZO
DIREZIONE PARCHI, TERRITORIO, AMBIENTE, ENERGIA
Servizio tutela, valorizzazione del paesaggio e valutazioni ambientali
UFFICIO VALUTAZIONE IMPATTO AMBIENTALE
Via Leonardo da Vinci (Palazzo Silone )
67100 - L’Aquila

e, p.c., a: MINISTERO DELL’AMBIENTE
Direzione Generale per la Protezione della Natura
Via Cristoforo Colombo, 44 - 00147 Roma

ASSESSORE ALL’AMBIENTE DELLA REGIONE ABRUZZOFernando FabbianiVia Passolanciano, 75 - 65100 Pescara


Oggetto: VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE relativa al Progetto per la realizzazione delle opere infrastrutturali di un Porto Turistico denominato “Progetto per la realizzazione delle opere infrastrutturali di un Porto Turistico ubicato in località Fosso Lebba – Vasto (CH)”, presentato dalla Società Cooperativa di servizi a responsabilità limitata (S.c. a r.l.) – “Porto Turistico Circolo Nautico di Vasto”.






Trasmettiamo le osservazioni relative al progetto di realizzazione del porto turistico in Località Fosso Lebba a Vasto, presentato dalla S.c.a.r.l. “Porto Turistico Circolo Nautico di Vasto”, nonché allo studio di impatto ambientale depositato presso la Regione Abruzzo in data 11 Aprile 2008 ai fini della Valutazione di Impatto Ambientale.


Vasto, il 4 Giugno 2008

Michele Celenza

Presidente dell’ Associazione civica
Porta Nuova – Vasto


Associazione civica Porta Nuova – Vasto
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OSSERVAZIONI alla VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE relativa al Progetto per la realizzazione delle opere infrastrutturali di un Porto Turistico ubicato in località Fosso Lebba – Vasto (CH).


Le nostre osservazioni si dividono in tre capitoli:
1. A proposito della Direttiva Seveso.
2 A proposito della Direttiva Habitat.
3. Conclusioni.


A proposito della Direttiva Seveso.

1.1 Nella Sintesi Non Tecnica, e di conseguenza presumibilmente nell’intera documentazione presentata dai proponenti il progetto, manca ogni riferimento alla contiguità (si veda l’Allegato 1) del sito prescelto per la costruzione del porto turistico con l’area occupata dall’impianto della Fox Petroli SpA, stabilimento classificato a Rischio di Incidente Rilevante. Il fatto, sia detto per inciso, è già di per sé grottesco: un porto turistico attiguo a uno stabilimento a Rischio di Incidente Rilevante (e, per buona misura, anche a un’industria insalubre di prima classe, la Puccioni) crediamo non abbia precedenti al mondo.

1.2. Una circostanza così macroscopica non poteva non essere notata. Nel parere depositato lo scorso 16 Gennaio, in sede di Conferenza dei Servizi, dal Capo dell’Ufficio Circondariale Marittimo e Comandante del Porto di Vasto, T. V. Ivan Savarese, si legge: “Lo scrivente non può non rilevare -già da ora- alcune perplessità circa il progetto di cui si discute atteso che l'opera dovrebbe essere realizzata nelle vicinanze dell'attuale stabili­mento della FOX PETROLI S.p.A., con possibili pericoli legati alla tipologia di prodotto lavorato in caso di incidente. Tale aspetto deve -a parere dello scrivente- essere preso in primaria conside­razione in sede di istruttoria da parte degli Enti cui è demandata la responsabilità di valutare questi aspetti.”[1] [Grassetto nostro]

1.3. A questo proposito facciamo osservare quanto segue.
a) L’Art. 12 della Direttiva Seveso II[2] prescrive: “Gli Stati membri provvedono affinché nelle rispettive politiche in materia di controllo dell'urbanizzazione, destinazione e utilizzazione dei suoli […] si tenga conto degli obiettivi di prevenire gli incidenti rilevanti e limitarne le conseguenze. Essi [gli stati membri, NDR] perseguono tali obiettivi mediante un controllo […] dei nuovi insediamenti attorno agli stabilimenti esistenti […] qualora l'ubicazione o gli insediamenti possano aggravare il rischio o le conseguenze di un incidente rilevante”.
b) La norma che, in Italia, recepisce specificamente per gli aspetti urbanistici la Direttiva Seveso –il D.M. 9 Maggio 2001- prevede (Art. 4, 1° comma) la redazione –da parte del Comune- di un Elaborato Tecnico detto Rischio di incidenti rilevanti (RIR). E’ in base ad esso che vanno stabilite le opportune distanze di sicurezza da osservare da parte di nuovi insediamenti. “Entro tre mesi dall'adozione” del Decreto, l’Art. 14, 3° comma, del DLgs. 334/1999 (e s.m.i.) dispone che, sulla scorta del suddetto Elaborato Tecnico, “gli enti territoriali apportano, ove necessario, le varianti ai piani territoriali di coordinamento provinciale e agli strumenti urbanistici”[3]. Né l’Elaborato Tecnico né la relativa variante al PRG a Vasto sono mai stati realizzati.
c) Il comma 4 del già citato D.M. 9 Maggio 2001 aggiunge: “In sede di formazione degli strumenti urbanistici nonché di rilascio delle concessioni e autorizzazioni edilizie si deve in ogni caso tenere conto, secondo principi di cautela, degli elementi territoriali e ambientali vulnerabili esistenti e di quelli previsti.”
d) Il Comune di Vasto in sede di Conferenza dei Servizi ha espresso lo scorso 16 Gennaio 2008 “parere urbanistico favorevole in quanto l’opera è conforme alle previsioni del vigente Piano Regolatore Generale” (approvato nel Marzo 2001). Né nel PRG del Comune di Vasto, né nel citato parere del Comune v’è la benché minima traccia della presenza in loco di un impianto soggetto alla disciplina prevista nella Direttiva Seveso. Insomma, l’opera è effettivamente conforme alle previsioni del vigente Piano Regolatore Generale; ma solo perché il Comune è renitente all’applicazione della legge.

1.4. L’Amministrazione comunale è inoltre inadempiente rispetto al per due ulteriori aspetti, relativi all’informazione e alla consultazione della popolazione, aspetti entrambi di una certa gravità:
a) Il Comune di Vasto non ha ancora ottemperato agli obblighi di informazione alla popolazione sul tipo di impianto, sulla natura del rischio, sulle misure di sicurezza da adottare e sulle norme di comportamento da osservare in caso di incidente di cui all’Art. 22, commi 4, 5, 6 del DLgs 334/1999; e ciò sebbene essa lo obblighi a farlo “tempestivamente”, e nonostante le ripetute sollecitazioni pervenute negli anni dalla nostra associazione.
b) La norma trova fondamento e corrispondenza con l’Art. 13, primo comma, della Direttiva 96/82/CE del 9 dicembre 1996 (cosiddetta Seveso II) [4];
c) La zona in oggetto ospita altresì un agglomerato residenziale. L’Art. 23, comma 1, dello stesso D.Lgs. prevede che "la popolazione interessata deve essere messa in grado di esprimere il proprio parere nei casi di [...] creazione di nuovi insediamenti e infrastrutture attorno agli stabilimenti esistenti". Il comma 2 precisa che "Il parere [della popolazione] è espresso nell'ambito del procedimento di formazione dello strumento urbanistico o del procedimento di valutazione di impatto ambientale”.
d) Qui il riferimento è all’Art. 13, quinto comma, della Direttiva cosiddetta Seveso II[5]

In data 4 Giugno 2008 la nostra associazione ha recapitato all’Ufficio protocollo del Comune di Vasto –su cui ricade l’obbligo della consultazione della popolazione- una formale diffida (Allegato 2), rivolta al Sindaco, perché ottemperi agli obblighi suddetti.

2. A proposito della Direttiva Habitat

2.1. La Direttiva Habitat istituisce, com’è noto, i cosiddetti SIC (Siti di Interesse Comunitario). La Valutazione d’Incidenza richiesta da codesto Comitato di Coordinamento Regionale riguarda il progetto in questione per l’appunto in quanto esso ricade nel bel mezzo dell’area SIC IT7140108 Punta Aderci - Punta della Penna. Quest’ultimo è classificato come un SIC cosiddetto prioritario: così, secondo la Direttiva Habitat sono detti “i tipi di habitat naturali che rischiano di scomparire […] e per la cui conservazione la Comunità ha una responsabilità particolare”.
Ebbene, di ciò lo Studio d’Impatto Ambientale non tiene il minimo conto –neanche nella versione redatta dopo le osservazioni del Comitato. Addirittura nella Sintesi Non Tecnica non vi è menzione alcuna dell’esistenza del SIC.
Come si fa a ignorare una circostanza del genere? Sta di fatto che, mentre per il Formulario Standard il SIC in questione ha “elevato valore ambientale per la rarità delle specie e degli habitat”, secondo redattori della Sintesi Non Tecnica nell’area nella quale il porto turistico dovrebbe sorgere vi sono “solo erbacce infestanti”[6]… Ciò, beninteso, senza la benché minima dimostrazione. Il SIC, per i proponenti il progetto, semplicemente non esiste.

2.2. Va da sé che persiste così la violazione dell’Art. 5, comma 3, del D.P.R. 8/9/1997 n. 357, che recepisce in Italia la Direttiva Habitat: “I proponenti di interventi non direttamente connessi e necessari al mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente delle specie e degli habitat presenti nel sito, ma che possono avere incidenze significative sul sito stesso, singolarmente o congiuntamente ad altri interventi, presentano, ai fini della valutazione di incidenza, uno studio volto ad individuare e valutare […] i principali effetti che detti interventi possono avere […] sul sito di importanza comunitaria, tenuto conto degli obiettivi di conservazione del[la] medesim[a]”.



3. Conclusioni.
I difetti appena esposti non appaiono sanabili. Chiediamo pertanto il rigetto del progetto in esame per i seguenti motivi:
- La manifesta carenza dei presupposti minimi di legge, come illustrato nei punti 1.3. b), 1.3. c), 1.3. d), 1.4. a), 1.4.c) e 2.2.
- La violazione plateale di ben due direttive europee (la Direttiva Seveso e la Direttiva Habitat) come illustrato nei punti 1.3.a), 1.4.b), 1.4.d), 2.1.
Se ciò non fosse considerato, si aprirebbe la strada ad un ricorso alla Commissione Europea per l’avvio di una procedura di infrazione contro l’Italia, eventualità che la nostra associazione si dichiara pronta ad esperire fino in fondo.



Vasto, il 4 Giugno 2008

Michele Celenza

Presidente dell’ Associazione civica
Porta Nuova – Vasto
[1] PARERE DEPOSITATO IN SEDE DI CONFERENZA DI SERVIZI CONVOCATA PER IL GIORNO 16/01/2008 ED INDETTA CON NOTA PROT. N° 12829 IN DATA 27/07/2007 DALLO SPORTELLO UNICO PER LE ATTIVITÀ' PRODUTTIVE DELL'ASSOCIAZIONE COMUNI COMPRENSORIO TRIGNO-SINELLO INE­RENTE LA REALIZZAZIONE DI UN PORTO TURISTICO IN LOCALITÀ' "FOS­SO LEBBA" DEL COMUNE DI VASTO EX D.P.R. 509/1997.
[2] Direttiva 96/82/CE del 9 dicembre 1996.
[3] Il successivo comma 5-bis prevede che nelle zone interessate dagli stabilimenti a R.I.R. “gli Enti territoriali tengono conto, nell’elaborazione degli strumenti di pianificazione dell’assetto del territorio, della necessità di prevedere e mantenere opportune distanze tra gli stabilimenti e le zone residenziali, gli edifici e le zone frequentate dal pubblico, le vie di trasporto principali, le aree ricreative e le aree di particolare interesse naturale o particolarmente sensibili dal punto di vista naturale”
[4] “Gli Stati membri provvedono affinché le informazioni sulle misure di sicurezza da adottare e sulle norme di comportamento da osservare in caso di incidente siano fornite d'ufficio, regolarmente e nella forma più idonea, a ogni persona e a ogni struttura frequentata dal pubblico (quali scuole e ospedali) che possono essere colpite da un incidente rilevante”.
[5] “5. Gli Stati membri provvedono affinché la popolazione possa esprimere il suo parere nei casi seguenti: […] creazione di nuovi insediamenti attorno agli stabilimenti esistenti.”
[6] Pag. 6.

DIFFIDA (Porto turistico)

Vasto, il 4 Giugno 2008



Al Sindaco di Vasto
Avv. Luciano Lapenna
Palazzo di Città - Vasto
e p. c.
a S. E. il Prefetto di Chieti
Dott. Vincenzo Greco
Ufficio Territoriale del Governo
Corso Marrucino - Chieti



Il sottoscritto Michele Celenza, presidente dell’Associazione civica Porta Nuova, costituitasi a Vasto in data 28.11.’02, e regolarmente registrata;

in relazione

al “Progetto per la realizzazione delle opere infrastrutturali di un Porto Turistico ubicato in località Fosso Lebba – Vasto (CH)”, presentato dalla Società Cooperativa di servizi a responsabilità limitata (S.c. a r.l.) – “Porto Turistico Circolo Nautico di Vasto” presso la Direzione Parchi, Territorio, Ambiente, Energia della Regione Abruzzo - Servizio Tutela e valorizzazione del paesaggio e valutazione ambientale - Ufficio valutazione impatto ambientale;

premesso

che è tuttora in corso la relativa procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (i termini per la presentazione delle relative osservazioni scadranno il prossimo 10 Giugno);

considerato

- che in sede istruttoria –com’è stato autorevolmente osservato in sede di Conferenza dei Servizi dallo stesso Capo dell’Ufficio Circondariale Marittimo e Comandante del Porto di Vasto, T. V. Ivan Savarese- non è stata presa nella benché minima considerazione la circostanza della contiguità del sito sul quale dovrebbe sorgere l’opera in oggetto con l’area occupata dall’impianto della Fox Petroli SpA, stabilimento classificato a Rischio di Incidente Rilevante, e pertanto soggetto alla disciplina prevista dalla cosiddetta Direttiva Seveso;

- che una ulteriore procedura di V.I.A regionale è in corso attualmente per l’impianto della Fox Petroli S.p.A., a seguito del progetto da essa presentato di modifica e ampliamento dello stesso;

- che il comune di Vasto deve ancora attuare le disposizioni del D.M. 5 Maggio 2001, che all’Art. 4 prevede la redazione di un Elaborato Tecnico Rischio di incidenti rilevanti (RIR), la cui mancanza ha a tutt’oggi impedito che venissero stabilite le opportune distanze di sicurezza da osservare nei confronti degli impianti rientranti nell'applicazione della Direttiva Seveso da parte di nuovi insediamenti;

rilevato

- che la zona in oggetto ospita altresì un agglomerato residenziale, e che l’Art. 23, comma 1, del Decreto Legislativo 334/1999 (legge che recepisce in Italia la Direttiva Seveso II) prevede che "la popolazione interessata deve essere messa in grado di esprimere il proprio parere nei casi di [...] creazione di nuovi insediamenti e infrastrutture attorno agli stabilimenti esistenti";

- che il Comune di Vasto non ha ancora neppure ottemperato agli obblighi di informazione alla popolazione sul tipo di impianto, sulla natura del rischio, sulle misure di sicurezza da adottare e sulle norme di comportamento da osservare in caso di incidente di cui all’Art. 22, commi 4, 5, 6 del suddetto Decreto Legislativo 334/1999; e ciò sebbene la legge lo obblighi a farlo “tempestivamente”, e nonostante le ripetute sollecitazioni pervenute dalla nostra Associazione;

preso atto

- che il suddetto Art. 23 del Decreto Legislativo 334/1999 prevede, al comma 2, che "Il parere [della popolazione] è espresso nell'ambito del procedimento di formazione dello strumento urbanistico o del procedimento di valutazione di impatto ambientale”, che, come in premessa, è tuttora in corso;


diffida


il Sindaco del Comune di Vasto:

1. ad ottemperare tempestivamente agli obblighi di informazione della popolazione interessata dalla presenza dell’impianto della Fox Petroli SpA, di cui all’Art. 22, commi 4, 5, 6 del Decreto Legislativo 334/1999;
2. a promuovere ogni iniziativa utile –secondo il dettato dell’Art. 23, primo e secondo comma, del Decreto Legislativo 334/1999– finalizzata alla consultazione della popolazione interessata;
3. a richiedere nelle sedi competenti, fino alla completa attuazione dei punti 1. e 2., la moratoria di ogni decisione in merito al progetto.

La diffida è inoltrata ai sensi dell’Art. 328, 2° comma, del Codice Penale.

Con osservanza.

Michele Celenza



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LETTERA APERTA INVIATA AL DIRETTORE DI QUIQUOTIDIANO

Gentile direttore,
dal tenore dell’articolo, apparso sul suo giornale il 22 Maggio scorso, a commento del comunicato della nostra associazione sul progettato porto turistico[1], direi che all’incirca l’anonimo estensore ne abbia letto (o ne abbia capite) le prime venti righe, non di più. Permetta che gliene offra qui di seguito un veloce riassunto, anche a beneficio dei suoi lettori cui, sono certo, lei intende offrire un’informazione non meno che completa.
Deve sapere, gentile direttore, che noi non siamo un’associazione ambientalista: siamo un’associazione civica. Ci battiamo per la trasparenza e la legalità nella vita pubblica. Se siamo contrari al porto turistico (come lo siamo stati al raddoppio del porto commerciale) è perché, come in quel caso, ci sembra che proprio la trasparenza e la legalità facciano difetto:
1) Per l’insensatezza della cosa in sé. Diciamo che non ha senso costruire un porto turistico:
- in piena area SIC: quella che il vostro articolo definisce “una palude salmastra” è infatti per l’Unione Europea parte di un Sito di Interesse Comunitario (SIC), e precisamente del SIC IT7140108 (che per giunta è un SIC cosiddetto prioritario);
- a ridosso di uno stabilimento a Rischio di Incidente Rilevante[2] come è la Fox Petroli.
Sarebbe un caso forse unico al mondo.
2) Per l’aperta violazione delle leggi:
- della Direttiva Seveso –per quanto attiene agli aspetti urbanistici[3];
- del DLgs 17 Agosto 1999, n° 334 –per la mancata informazione e consultazione della popolazione[4];
- della Direttiva Habitat –per la violazione dell’obbligo di conservazione[5].
Il rispetto della legalità è una questione prima civile che politica.
3) Per la sua dubbia pubblica utilità. Sulla costa tra Termoli e Pescara vi sono, già costruiti o in costruzione, 6 porti turistici maggiori (Pescara, Francavilla, Fossacesia, S. Salvo, Montenero, Termoli): uno ogni 13 chilometri. Risulta difficile comprendere quale “sviluppo” possa venire alla città dalla costruzione del settimo, che intaccherebbe oltretutto l’unica nostra risorsa non rinnovabile: la costa non cementificata.
4) Per la speculazione in grande stile che si annunzia. Risulta invece abbastanza facile comprendere come la speculazione edilizia di cui si parla da tempo, e che nell’articolo di Qui trova conferma, –il villaggio turistico che dovrebbe fare il paio con il porto- possa effettivamente aiutare “lo sviluppo” di alcuni. Quale contropartita economica è stata offerta al privato per la costruzione del porto turistico? Perché di questo l’Amministrazione comunale –e con essa la minoranza- tace? Qual è il ruolo della classe politica locale in questa vicenda, rappresentare il pubblico interesse o essere parte in causa?
Sarebbe il caso che l’Amministrazione –e la minoranza- parlassero con chiarezza alla città. E che si pronunziassero (visto che si trovano) anche sull’istituendo Parco Nazionale.
La ringrazio dell’attenzione e la saluto cordialmente.

Michele Celenza
(Associazione civica Porta Nuova – Vasto)

[Vasto, il 29.5.’08]

[1] Chi fosse interessato può leggerlo in http://www.portanuovavasto.altervista.org/
[2] Sono quelle industrie o depositi che, sia per tipo e quantitativo di sostanze pericolose utilizzate, sia per processi produttivi impiegati, potrebbero causare “un evento quale un'emissione, un incendio o un'esplosione di grande entità”[…]“che dia luogo ad un pericolo grave, immediato o differito, per la salute umana e/o per l'ambiente, all'interno o all'esterno dello stabilimento, e in cui intervengano una o più sostanze pericolose”: 1996/82/CE art. 3, comma 5.
[3] “Gli Stati membri provvedono affinché nelle rispettive politiche in materia di controllo dell'urbanizzazione, destinazione e utilizzazione dei suoli […] si tenga conto degli obiettivi di prevenire gli incidenti rilevanti e limitarne le conseguenze. Essi [gli stati membri, ndr] perseguono tali obiettivi mediante un controllo […] dei nuovi insediamenti attorno agli stabilimenti esistenti […] qualora l'ubicazione o gli insediamenti possano aggravare il rischio o le conseguenze di un incidente rilevante”: Art. 12 Direttiva 96/82/CE del 9 Dicembre 1996.
[4] Art. 22, commi 4, 5, 6: il Comune di Vasto non ha ancora ottemperato agli obblighi di informazione alla popolazione sul tipo di impianto, sulla natura del rischio, sulle misure di sicurezza da adottare e sulle norme di comportamento da osservare in caso di incidente. L’Art. 23, comma 1, dello stesso D.Lgs. prevede che "la popolazione interessata deve essere messa in grado di esprimere il proprio parere nei casi di [...] creazione di nuovi insediamenti e infrastrutture attorno agli stabilimenti esistenti". Il comma 2 precisa che "Il parere [della popolazione] è espresso nell'ambito […] del procedimento di valutazione di impatto ambientale”. L’obbligo della consultazione della popolazione ricade sul Comune. Proprio questo sarebbe dunque il momento.
[5] Così sono detti “i tipi di habitat naturali che rischiano di scomparire […] e per la cui conservazione la Comunità ha una responsabilità particolare”. “Gli Stati membri garantiscono la sorveglianza dello stato di conservazione delle specie e degli habitat […] tenendo particolarmente conto dei tipi di habitat naturali e delle specie prioritari”: Art. 11 Direttiva 92/43/CEE del 21 Maggio 1992.